Assassinati su filo spinato

V
Assassinati sul filo spinato

Quanti italiani arrivarono a Mauthausen? Otto, dieci mila, forse di più. La maggior parte dei registri fu distrutta dalle S.S. negli ultimi giorni. In questa infernale Mauthausen vi erano reparti speciali in cui si stava ancora peggio. Già nel ’41 e nel ’42 annesso al campo vi era un luogo di esecuzione alla pistola e una forca. Ogni giorno venivano assassinati a decine i patrioti della resistenza polacca, francese, belga, tutti coloro che erano individuati come commissari politici o ufficiali dell’Armata rossa, quali membri del Partito comunista bolscevico o della gioventù comunista sovietica.
A partire dal ’42–’43, da quando il campo era diventato un cosiddetto “campo di lavoro”, coloro che erano destinati alla morte rapida, coloro per i quali non doveva esistere
nessuna possibilità di salvarsi erano tradotti ai “servizi speciali”: la compagnia di disciplina (la STRAF), la prigione speciale (l’ARREST), il blocco 20. Neanche il più incallito bandito, neanche i più provati internati potevano pronunciare tranquillamente questi nomi.
La compagnia di disciplina era impiegata al servizio delle cave di pietra di Mauthausen. In essa continua la tradizione del massacro sistematico della cava di Mauthausen del ’40–’41.
Un esempio: nel settembre del ’44 arrivarono al campo, e furono immediatamente immessi alla compagnia di disciplina, 46 nuovi prigionieri, paracadutisti inglesi e olandesi catturati in Olanda. Li posero a lavorare la mattina, caricati di pietre enormi, li finivano a randellate,
oppure li spingevano verso il filo di ferro spinato di cinta: entravano nella zona di fuga e venivano freddati dalle sentinelle esterne. A mezzogiorno ne vivevano ancora 22, alla
sera uno solo che spirò la notte. Tutti furono fotografati aggrappati ai fili di ferro spinato, e per ognuno di essi le S.S. fecero rapporto con la frase rituale: “fucilato durante un tentativo di fuga”.
Un grande edificio a due piani in muratura era la prigione,l’ARREST, collegata direttamente al forno crematorio, con al disotto la camera a gas, che non aveva la pretesa di essere ampia e elegante come quella di Auschwitz ma nella quale, pigiandoli bene potevano entrare anche 200 prigionieri.
Che cosa sia avvenuto lì dentro non abbiamo mai saputo bene, e forse mai nessuno lo saprà. L’ARREST non doveva servire in generale che per detenervi qualche giorno pro–forma qualche capo blocco che avesse commesso qualche piccola infrazione, ma l’ARREST serviva in realtà alla Gestapo. Due internati spagnoli che vi facevano da scopini, riuscivano a scoprire qualche briciola di verità e, rischiando mille volte la loro vita, aiutarono anche qualcuno
con qualche pezzo di pane, con qualche zuppa. Tutto il personale internato che aveva lavorato all’ARREST, a eccezione di questi due spagnoli considerati come insignificanti,
come pure tutto il personale addetto al forno crematorio, fu sterminato dai nazi nei primi giorni di maggio.
All’ARREST passavano tutti i dirigenti della resistenza, tutti i dirigenti che i nazi volevano rabbiosamente sterminare. Passarono a centinaia, a migliaia i quadri dell’Armata rossa, i quadri della resistenza ceca e jugoslava, i quadri della resistenza austriaca e tedesca. La prigione era una prigione modello, bella, elegante, pulita, perfetta, ma nella cella destinata a una persona capitò a volte che ne mettessero trenta, quaranta, sbarrassero le porte e li lasciassero quindici giorni senza mangiare. Dopo i primi giorni aprivano ogni tanto le porte per portare via i cadaveri.
In queste celle passarono in aprile convogli interi di patrioti cechi. Entravano di notte nel campo, nessun ufficio matricola li registrava, si sapeva della loro entrata dagli internati che lavoravano alla lavanderia notturna, si sapeva della loro morte dagli internati che lavoravano al crematorio. Che cosa facevano gli uomini sadici, ubriachi delle S.S. coi loro prigionieri e con le loro prigioniere, nelle poche ore in cui questi sostavano all’ARREST? Probabilmente nessuna fantasia morbosa potrà mai immaginarlo.
E poi veniva l’esecuzione coi gas, con la pistola, con la forca, col “fucile silenzioso” (un fucile normale con una canna da carabina flobert).
s9
con la forca
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