Archivi Blog

Anonimo – Il canto dei partigiani caduti

clip_image002
Poesia di Anonimo
Il canto dei partigiani caduti

Quando il nemico spadroneggiava
nelle nostre valli, ci siamo ribellati,
siamo saliti sulla montagna, ci siamo
conquistate una ad una le armi,
assaltandolo, trascinandolo nelle gole
abbandonate dei nostri mondi.
Siamo rimasti al freddo, al vento, 
soli, col ricordo delle case lontane, dove le mamme pregavano per noi.
Lassù non avremmo partiti.
Non ambizioni. Una sola bandiera:
Il tricolore della patria in catene.
Ci portarono le stelle il volto dei nostri cari lontani.
Ci portò il vento l’ultimo sospiro dei nostri morti.
Abbiamo perduto la spensierata
baldanza con la quale siamo partiti.
Ci ha fatto diventare muti il silenzio del bosco senza sole.
Ci ha fatto diventare freddi lo spettacolo delle case in fiamme.
Siamo morti sputando in faccia all’invasore.
Siamo ancora insepolti all’ombra delle rocce, ai margini delle strade.
Non avremmo che le lacrime delle
nostre mamme atterrite,
e il perenne ricordo dei nostri compagni.
Solo questo chiedono a voi
le nostre carni a brandelli:
Onestà, libertà, giustizia.

I soldati della palude

I soldati della Palude
Canto di riferimento: Die moorsoldaten [I soldati della palude]

Fin dove lo sguardo può giungere
non si vede che brughiera e palude
non un uccello canta qui attorno
soltanto qualche quercia povera e spoglia
*
Siamo i soldati della palude
marciamo con le vanghe
nel fango!
*
In questa brughiera deserta
sorge il lager abbandonato
dove noi lontani dalla libertà
siamo ammassati dietro ai reticolati
*
Siamo i soldati della palude
marciamo con le vanghe
nel fango!
*
La mattina andiamo in colonna
nella palude dove lavoriamo
Scaviamo nella calura del sole
e parlare di casa non ha senso
*
Siamo i soldati della palude
marciamo con le vanghe
nel fango!

Canto di Buchenwald

Canto di Buchenwald
Canto di riferimento: Buchenwald-Lied

All’alba, ma prima che il sole si levi,
le colonne vanno verso le fatiche della giornata
avanzando nel primo mattino.
E il bosco è nero e il cielo è rosso
e noi portiamo nella bisaccia un tozzo di pane
e nel cuore, nel cuore gli affanni.
*
O Buchenwald, non potrò mai dimenticarti,
perché sei il mio destino.
Solo chi può lasciarti è in grado di sapere
quanto meravigliosa sia la libertà!
O Buchenwald, non ci lamentiamo e non piangiamo:
quale che sia il nostro futuro
vogliamo comunque dire sì alla vita,
poiché verrà il giorno
in cui saremo liberi.
*
La notte è tanto corta ed il giorno tanto lungo,
ma risuona un canto che in patria si cantava:
così il nostro coraggio non viene meno.
Tieni il passo, compagno, e non perderti d’animo,
noi portiamo la volontà di vivere nel sangue
e nel cuore, nel cuore la fede!
*
O Buchenwald…

Il nostro sangue è caldo e la ragazza lontana,
ed il vento canta sommesso ed io le voglio tanto bene:
se mi restasse fedele!
Le pietre sono dure ma il nostro passo è fermo,
e portiamo con noi picconi e vanghe
e nel cuore, nel cuore l’amore!
*
O Buchenwald…

R. Finzi – Un canto inedito della Divina Commedia

R. Finzi

Un canto inedito della Divina Commedia

Io vidi ed anco il sangue mi s’abbica

di gente una gran turba in quel girone

sozza d’ogni sozzura nova e antica

*

Chiesi a Virgilio: O Duca, esce persone

che si sconciati hanno cuore e budella,

per qual mai colpa sono in questo agone?

*

Ed egli a me, con ischietta favella:

d’ogni uman fallo, Dante, vedrai pena

pria che tu giunga in fondo a questa cella;

*

vedrai predon, falsari ed altra oscena

compagnia, traditori e barattieri

e violenti nella calda arena;

*

ma quanti ora tu vedi son più neri

di colpa che qual altro cittadino

di questa valle ove non è chi speri.

*

Qui piange suoi misfatti lo strozzino,

qui si strappa suoi visceri colui

che su nel mondo li strappò al vicino.

*

Subitamente vidi e certo fui

che giustizia divina facea strazio

qual si conviene a questi spirti bui.

*

Scorsi uno d’essi, che pareva sazio

d’ogni dolor, ficcar le dieci dita

nel ventre aperto come sacco al dazio,

*

ed a forza allargar quella ferita

e le budella rivoltar col gesto

del doganier che contrabbando addita.

*

Ed uno spírto di costui più mesto

il proprio cuore aveva portato a’ denti

e si il mordeva d’ogni intorno lesto.

*

Un terzo ancor, che gli occhi aveva ardenti

d’infame rabbia, con aguzzo sasso

faceva a brani i visceri pendenti.

*

Terribil vista! Io spinsi allora il passo,

ma Virgilio esortommi con amari accenti:

Osserva il nuovo contrappasso:

*

Costoro al mondo non ebbero altari

d’amor fraterno, e pane a’ lor fratelli

vendettero per oro a peso pari.

*

Luogo è lassù non cinto di castelli

ma di rete metallica, che ospizia

molti latini ed angeli son con elli,

*

Cazzenovo s’appella e la malizia

che qui in eterno pagherà lo scotto

là dentro visse e compì sua tristizia.

*

Tacque il Maestro, ed uno ch’aveva rotto

tutto il torace, fegato e budella

strappossí in ira di Virgilio al motto,

gridando con orribile favella:

Agli affamati ogni crosta conviene

e misi in borsa orioli, gemme anella!

*

Ed io gli dissi: Queste vostre pene,

strozzini abbietti, sono giusto scherno

al color del peccato che vi tiene

così sconciati in vostro duolo eterno.

Nota

Tratto da “Poesie dal fronte”

Oltre a dirigere il giornale del campo di internamento di Katzenau, ‘La Baracca il professor R. Finti teneva corsi di letteratura italiana per i prigionieri. Dotato di un certo senso dell’ironia, fondamentale per salvarsi nei momenti più difficili della vita – adattò la Divina Commedia alla situazione che vivevano i deportati all’interno lager, scrivendone un canto “aggiuntivo”.

clip_image002

Anonimo Il canto dei partigiani caduti

 

Quando il nemico spadroneggiava
nelle nostre valli, ci siamo ribellati,
siamo saliti sulla montagna, ci siamo
conquistate una ad una le armi,
assaltandolo, tracinandolo nelle gole
abbandonate dei nostri mondi.
Siamo rimasti al freddo, al vento, 
soli, col ricordo delle case lontane, dove le mamme pregavano per noi.
Lassù non avremmo partiti.
Non ambizioni. Una sola bandiera:
Il tricolore della patria in catene.
Ci portarono le stelle il volto dei nostri cari lontani.
Ci portò il vento l’ultimo sospiro dei nostri morti.
Abbiamo perduto la spensierata
bakldanza con la quale siamo partiti.
Ci ha fatto diventare muti il silenzio del bosco senza sole.
Ci ha fatto diventare freddi lo spettacolo delle case in fiamme.
Siamo morti sputando in faccia all’invasore.
Siamo ancora insepolti all’ombra delle rocce, ai margini delle strade.
Non avremmo che le lacrime delle
nostre mamme atterrite,
e il perenne ricordo dei nostri compagni.
Solo questo chiedono a voi
le nostre carni a brandelli:
Onestà, libertà, giustizia.

Pietro Gori – Addio a Lugano

Pietro Gori
Addio a Lugano
*
Addio, Lugano bella,
o dolce terra pia,
scacciati senza colpa
gli anarchici van via
e partono cantando
colla speranza in cor.
*
Ed è per voi sfruttati,
per voi lavoratori,
che siamo ammanettati
al par dei malfattori;
eppur la nostra idea
non è che idea d’amor.
*
Anonimi compagni,
amici che restate,
le verità sociali
da forti propagate:
è questa la vendetta
che noi vi domandiam.
*
Ma tu che ci discacci
con una vil menzogna,
repubblica borghese,
un dì ne avrai vergogna
ed oggi t’accusiamo
di fronte all’avvenir.
*
Banditi senza tregua,
andrem di terra in terra
a predicar la pace
ed a bandir la guerra:
la pace tra gli oppressi,
la guerra agli oppressor.
*
Elvezia, il tuo governo
schiavo d’altrui si rende,
di un popolo gagliardo
le tradizioni offende
e insulta la leggenda
del tuo Guglielmo Tell.
*
Addio, cari compagni,
amici luganesi,
addio, bianche di neve
montagne ticinesi,
i cavalieri erranti
son trascinati al nord.

Pietro Gori – Inno del Primo Maggio

Pietro Gori
Inno del Primo Maggio
Vieni o Maggio t’aspettan le genti

ti salutano i liberi cuori
dolce Pasqua dei lavoratori
vieni e splendi alla gloria del sol.

Squilli un inno di alate speranze

al gran verde che il frutto matura
a la vasta ideal fioritura
in cui freme il lucente avvenir.

Disertate o falangi di schiavi

dai cantieri da l’arse officine
via dai campi su’ da le marine
tregua tregua all’eterno sudor!

Innalziamo le mani incallite

e sian fascio di forze fecondo
noi vogliamo redimere il mondo
dai tiranni de l’ozio e de l’or.

Giovinezze dolori ideali

primavere dal fascino arcano
verde maggio del genere umano
date ai petti il coraggio e la fè.

Date fiori ai ribelli caduti

collo sguardo rivolto all’aurora
al gagliardo che lotta e lavora
al veggente poeta che muor!

(1892)

Anonimo – Oltrepò, vita santa

Anonimo

Oltrepò, vita santa

Quando saremo a Varzi
nella caserma alpina
ti scriverò biondina
la vita del partigian.

La vita del partigiano
si l’è una vita santa
s’ mangia, s’ bev, as canta
pensieri non ce n’è.

Pensieri ce n’è uno solo
l’è quel della morosa
che gli altri fanno sposa
e mi fo il partigian.

Martin Rosenberg – Canto di morte ebraico

image
Canto di morte ebraico
Testo e musica (da una canzone Yiddish)
di Rosebery d’Arguto,
pseudonimo di Martin Rosenberg

Eravamo dieci fratelli,
commerciavamo in vini…
uno è morto
siamo rimasti in nove…
Oj-oj!
Jidl col violino
Mojschie con il basso,
cantatemi ancora una canzonetta
dobbiamo morire nel gas!
Sono rimasto l’unico vivo dei fratelli,
con chi posso piangere?
Gli altri sono stati assassinati!
Pensate agli altri nove…
Oj-oj!
Jidl col violino,
Mojschie con il basso,
udite la mia ultima canzonetta:
anch’io devo morire nel gas!
Jidl col violino,
Mojschie con il basso,
udite la mia ultima canzonetta:
eravamo dieci fratelli
non avevamo fatto alcun male…
alcun male…
Li-laj
Tutti fatti fuori!

Anonimo – Canto prigioniero

Anonimo
Canto prigioniero
Abbiam cantato tanghi
e melodie
come anteguerra
si ballò il fox trot
canti d’amore
di gioia e nostalgia
cullando il capo
nostro si sognò
Ma con la guerra
niente più canzoni
della serena
nostra gioventù
canta fanciulla
un altro motivetto
filo spinato in lager
notte e dì
*
Tango da schiavi
mentre l’aguzzino frusta
tango da schiavi
chiusi ad Auschwitz
dentro il   lager
Punte d’acciaio
di guardiani di bestie
Oh invoca libertà
ed il tempo della gioia
*
Qui il Negro prende
svelto il suo mandolino
una canzon si mette a strimpellar
Con lui l’Inglese
canta col parigino
Il Trio Tristezza
allor li chiamerem
Anche il Polacco
prende il suo clarino
di melodia
tutto ci riempie qua
Il canto accende
di desiderio i cuori
Che ancora mancan
della libertà.