Cronologia 1943–1944 Le quattro giornate di Napoli

Giovanna Boursier

Marco Scavino

Le quattro giornate di Napoli

Nell’autunno-inverno del 1943, le «prime bande» partigiane raccoglievano circa 10mila persone, che già nella primavera dell’anno successivo diventavano 30mila per essere, all’inizio dell’e­state, 70-80mila e raggiungere poi, nei primi mesi del 1945, la cifra di 120-130mila perso­ne. I nuclei di combattenti partigiani forma­vano una sorta di esercito, organizzato e strutturato, disciplinato e, almeno in parte, politicizzato. Secondo i calcoli il 40-50% dei partigiani apparteneva alle formazioni co­muniste (Brigate Garibaldi), un altro 30% era legato al partito d’azione (Brigate di Giustizia e Libertà) ed il resto era diviso tra socialisti e cattolici. C’erano infine le formazioni monar­chiche che si dichiaravano apolitiche e face­vano riferimento al maresciallo Badoglio. La guerra partigiana fu lacerante, durissima, continuamente segnata da feroci rappresa­glie ed eccidi nazi-fascisti.

Nella lotta di liberazione caddero oltre 30mila partigiani e 10mila civili inermi. 40mila per­sone vennero deportate nei campi di stermi­nio tedeschi, oltre ai 700mila militari italiani internati dopo l’8 settembre perché si rifiuta­rono di aderire alla Repubblica di Salò.

Mentre la lotta di liberazione si ampliava e inten­sificava al nord, la vicenda politica del sud era dominata dalla dialettica tra governo Bado­glio, alleati e partiti antifascisti, esclusi dal governo di Brindisi. Da una parte premeva il destino della monarchia, delle vecchie classi dirigenti e degli alleati, dall’altra l’ipotesi di un ordine nuovo sostenuta, anche se con di­verse prospettive, dagli antifascisti che vole­vano innanzitutto la rimozione del re, troppo compromesso con il fascismo. In particolare, se democristiani e liberali chiedevano l’abdi­cazione del rea favore dell’erede Umberto, comunisti, socialisti e azionisti mantenevano una linea intransigente chiedendo l’abolizio­ne della monarchia e insistendo per la «pregiudiziale repubblicana». Togliatti, nei primi mesi del 1944, con la «svolta di Salerno», modificò la situazione proponendo di coaliz­zarsi senza pregiudiziali politiche per la lotta di liberazione e di rimandare alla conclusione del conflitto la «questione istituzionale»: i co­munisti accettavano di appoggiare il governo Badoglio, ma chiedevano che tutti i partiti del Cln vi fossero inclusi. Così, mentre il res i impegnava -non appena Roma fosse stata libe­rata- a ritirarsi a vita privata e a nominare Umberto luogotenente del regno, fu possibile la formazione di un governo di «unità nazio­nale», presieduto da Badoglio e composto da tutti i partiti antifascisti, che entrò in carica il 24 aprile 1944.

10 settembre. Roma cade in mano tedesca. Kesserling ne conferma lo stato di «città aperta» ma vi insedia, contemporanea­mente, un comando militare: Rudolf Rahn, ambasciatore tedesco in Italia, viene no­minato plenipotenziario del Reich in Ita­lia. A Piombino, dopo furiosi combatti­menti, viene fermato un tentativo di sbar­co tedesco. Sulle montagne sopra Cuneo si costituisce il primo nucleo partigiano, guidato da Duccio Galimberti e Dante Li­vio Bianco.

11 settembre. ATrikkala, in Grecia, viene fir­mato un patto di cooperazione tra il ge­nerale Infante, comandante della Pinero­lo, e i partigiani dell’Elas.

12 settembre. A Campo Imperatore, sul Gran Sasso, un reparto di paracadutisti tede­schi libera Mussolini e lo trasferisce al quartier generale di Hitler. Liberazione dell’isola della Maddalena, in Sardegna.

14 settembre. A Cefalonia la divisione italia­na Acqui -10mila uomini- in un disperato tentativo di resistenza, rifiuta di conse­gnare le armi ai tedeschi e arrendersi: la battaglia si concluderà il 23.

5170 uomini saranno fucilati. l sopravvissuti si uniranno ai partigiani.

18 settembre. Mussolini, da Radio Monaco, annuncia la costituzione del Partito fasci­sta repubblicano e di una repubblica nel­le regioni settentrionali occupate dai te­deschi.

19 settembre. I tedeschi, per rappresaglia contro l’uccisione di un loro soldato, dan­no fuoco alla cittadina di Boves e uccido­no 23 persone, tra cui il parroco e il com­missario prefettizio, bruciati vivi, e il sagre­stano, mitragliato nei campi. Nella notte, a Bussoleno, in Val di Susa, primo sabotag­gio delle linee elettriche.

22 settembre. A Napoli i tedeschi affiggono un bando di chiamata alla leva per tutti i giovani tra i 18 e i 33 anni. Risponderanno solo 180 persone.

23 settembre. Mussolini rientra in Italia e in­sedia un nuovo governo a Salò -ricono­sciuto solo dalle nazioni aderenti all’Asse. Segretario del Partito fascista repubblica­no è Pavolini; ministro degli interni Buffa­rini Guidi; ministro della guerra Graziani e della cultura popolare Mezzasoma. Mus­solini si tiene il ministero degli esteri. Sarà costituito un esercito, la Guardia naziona­le repubblicana (Gnr), reclutato attraverso l’emissione di «bandi» e la minaccia di

morte. A Roma le SS tedesche arrestano il generale Calvi di Bergolo, Tabellini e Maraffa e il capo della polizia Senise. Strage di Meina, sul lago Maggiore: i tedeschi ar­restano alcune famiglie ebree in attesa d scappare in Svizzera. 12 persone vengono fucilate, altre 4, un nonno e tre nipotini, gettate nel lago. l loro cadaveri saranno recuperati dagli abitanti del luogo.

24 settembre. Eccidio di Rionero in Vulture (Potenza).

27 settembre. Napoli insorge contro gli oc­cupanti tedeschi. Le «quattro giornate» si concluderanno il 1′ ottobre con i tedeschi costretti dalla popolazione, con l’aiuto de­gli alleati, ad abbandonare la città.

20 Settembre. Pci e Psiup ristabiliscono il vecchio patto di unità d’azione.

.29 Settembre. Badoglio e Einsenhower si in­contrano a Malta per firmare I’ «armistizio lungo». Il testo, elaborato durante la conferenza di Quebec e composto da 44 articoli e stabilisce sostanzialmente un totale controllo alleato -militare, economico, politico e culturale- sull’Italia. Per garantirne il rispetto si costituirà una commissione alleata di controllo, Allied Contol Commis­sion (Acc), che resterà in funzione fino alla del 1945. Su richiesta di Badoglio, non reso pubblico.

4 Ottobre. Reparti italiani e partigiani costringono i tedeschi ad abbandonare la Corsica. Insurrezione di Capua e di Lanciano Abruzzo).

13 Ottobre. Il governo Badoglio dichiara la guerra alla Germania. L’Italia non è co­munque riconosciuta come nazione allea­ta degIi anglo-americani, ma come co­belligerante.

15 Ottobre. Bando di chiamata alle armi del governo fascista di Salò.

16 Ottobre. Rastrellamento del ghetto di Ro­ma i nazisti prelevano più di 1000 ebrei, deportati nei campi di sterminio tedeschi lo stesso giorno il Comitato centrale Liberazione(Ccin) approva una delibera-nella quale pone come obiettivo fondamentale la liberazione nazionale e chiede al governo Badoglio [la costituzio­ne di un governo straordinario che sia l’e­spressione di quelle forze politiche le quali hanno costantemente lottato contro il fascismo]. Badoglio e gli alleati mantengono un atteggiamento di opposizione nei confronti-delle organizzazioni antifasciste. Graziani firma un protocollo di intesa con i tedeschi per la ricostituzione di un esercito fascista: i tedeschi si impegnano a fornire mezzi e ad addestrare uomini. Liberazion­e di Campobasso.

19 Ottobre l ministri degli esteri americano, Hull, quello inglese, Eden, e quello sovieti­co, Molotov si incontrano a Mosca e isti­tuiscono l’Advisory Council of Italy (Aci), un organismo consultivo per l’elaborazio­ne delle direttive sul governo italiano, e­steso anche ai rappresentanti di Francia, Grecia e Jugoslavia. I tre si impegnano -con un documento reso pubblico ai primi di novembre-per il ristabilimento della democrazia in Italia.

24 ottobre. Badoglio invita il re ad abdicare. Ciò fa seguito a colloqui e contatti tra il capo del governo ed esponenti del vec­chio stato liberale -tra gli altri, Croce, Sfor­za, De Nicola- che Badoglio cercava di coinvolgere, a titolo personale, nel gover­no. Tutti avevano posto come condizione l’abdicazione del re, il quale opponeva un netto rifiuto. De Nicola aveva tentato una mediazione proponendo il ritiro di Vitto­rio Emanuele III a vita privata e la sua so­stituzione con un luogotenente del re­gno. il re aveva rifiutato anche questa ipotesi.

Novembre. Nei primi giorni si costituisce a Milano il primo comando partigiano gari­baldino. Le Brigate d’assalto Garibaldi so­no formazioni del Pci, con un comandan­te militare e un commissario politico. Con­temporaneamente si costituiscono anche i Gap, Gruppi di azione patriottica: la loro azione, fondata sulla convinzione della necessità di incalzare il nemico in ogni luogo e momento, «senza tregua», consi­sterà soprattutto in attentati e sabotaggi nelle principali città del nord. A Milano nascono anche i Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai volontari della libertà, che, nell’estate del 1944, verranno riconosciuti dal Cln.

2 novembre. Scioperano gli operai delle offi­cine della Breda di Milano.

3 novembre. A Lugano, Parri e Valiani (Pd’A) si incontrano coi servizi segreti americano e inglese per tracciare un quadro della si­tuazione italiana e chiedere aiuti per le formazioni partigiane in montagna. Gli al­leati rifiutano gli aiuti sostenendo che, in questa fase, preferiscono le azioni di pic­coli gruppi di sabotatori.

8/9 novembre. Insurrezione popolare a Villa­dossola.

9 novembre. Un bando della Rsi chiama tutti i giovani alle armi. Si presenterà il 40% dei richiamati, e molti diserteranno nei giorni successivi.

13 novembre. A Monte San Martino (Varese) i partigiani del gruppo «Cinque giornate» combattono contro i tedeschi. I prigionie­ri catturati dai tedeschi vengono torturati e trucidati.

15 novembre. Mentre a Verona si riunisce il congresso del partito fascista repubblica­no, a Ferrara viene ucciso il federale Igino Ghisellini (si saprà in seguito, da elementi del suo stesso partito per una vendetta interna). Nella notte squadristi fascisti compiono azioni di feroce rappresaglia contro ebrei e popolazione inerme: ven­gono uccise undici persone.

16 novembre. Badoglio, considerando ancora in carica i ministri lasciati a Roma nella fu­ga del 9 settembre, istituisce un ministero di sottosegretari e «tecnici»: sono tutti mo­narchici e liberali di destra. I tedeschi con­quistano Lero, un’isola dell’Egeo dove un presidio fortificato resisteva dall’8 settem­bre. Nella battaglia muoiono oltre 10mila componenti della guarnigione italiana.

18 novembre. Sciopero degli operai della Fiat Mirafiori. L’agitazione andrà avanti per tutto il mese di dicembre, estendendosi anche in Lombardia e Liguria. Durante gli scioperi entrano spesso in azione i Gap.

19 novembre. Mussolini ricostituisce la mili­zia fascista, come corpo separato dall’e­sercito della Rsi. Sotto il comando di Re­nato Ricci assume il nome di Guardia na­zionale repubblicana (Gnr); arruolerà più di 100 mila volontari. Junio Valerio Bor­ghese comanda invece la X Mas, un repar­to di incursori speciali della marina, rima­sto tristemente famoso per la violenza delle sue repressioni contro i partigiani.

20 novembre. In Jugoslavia, dai resti delle di­visioni italiane, nasce la formazione «Garibaldi» che combatte con l’esercito di libe­razione jugoslavo.

21 novembre. A Pietranseri, in Abruzzo, i te­deschi massacrano 121 cittadini.

25 novembre. Mussolini proclama la Repub­blica Sociale Italiana.

27 novembre. Badoglio ripristina le parti del­lo Statuto abolite da Mussolini.

28 novembre. Si apre la conferenza di Tehe­ran, tra Churchill, Roosevelt e Stalin. A Pa­dova, Concetto Marchesi, rettore dell’uni­versità, invita gli studenti alla lotta contro il nazifascismo.

2 dicembre. I Gap di Firenze uccidono il co­lonnello Gobbi, noto collaborazionista. Per rappresaglia vengono fucilati dieci o­staggi.

8 dicembre. Nella zona di Cassino, per la pri­ma volta un reparto italiano viene impie­gato a fianco degli alleati.

16 dicombre. Sciopero a Genova. Il giorno do­po tre operai vengono fucilati dai tede­schi.

19 dicembre. Carla Capponi e Rosario Benti­vegna, gappisti, lanciano bombe sull’hotel Flora di Roma, sede dei comando tedesco e di una corte marziale.

20 Dicembre. Sciopero generale in Liguria. I partigiani del Lazio fanno saltare il Ponte delle Sette luci, sulla linea Roma-Cassino, insieme a una tradotta di tedeschi.

26 dicembre. Il Cln del Piemonte destituisce dall’incarico di comandante militare re­gionale il generale Raffaello Operti, accu­sato di anticomunismo e attendismo.

28 dicombro. Vicino a Reggio Emilia, a Cam­pegine, i nazisti fucilano i sette fratelli Cer­vi, antífascisti e organizzatori della lotta partigiana nella zona. Nella notte i parti­giani della Val di Susa fanno saltare il via­dotto ferroviario dell’Arnodera, distrug­gendolo totalmente e sabotando un im­portantissimo nodo ferroviario interna­zionale, quello della Torino-Modani.

1944

1 gennaio. Trois-Villes, frazione della Val di Susa, sede di un comando parti­giano, viene incendiata dai tedeschi.

2 gennaio. Parri viene catturato a Milano. Boves subisce un’altra rappresaglia e incendio.

4 gennaio. A Torino, i nazifascisti fucilano quattro operai.

8 gennaio. A Verona, si apre il processo con­tro i gerarchi che nell’ultima seduta del Gran Consiglio avevano votato contro Mussolini. Il tribunale è, ovviamente, no­minato dal duce e composto da ufficiali della milizia. Gli imputati sono De Borio, Cianetti, Gottardí, Ciano -che dopo la fuga in Germania era stato riconsegnato da Hi­tler ai fascisti italiani-, Marinelli, Parecchi.

10 gennaio. Dopo un dibattimento scontato, gli imputati vengono condannati a morte ( tutti tranne Cianetti, condannato all’er­gastolo, poiché il giorno dopo la seduta, in una lettera indirizzata al duce, aveva ri­trattato il suo voto). il giorno dopo la sen­tenza viene eseguita nella fortezza di San Procolo.

11 gennaio. Alla Pineta di Pescara, nove parti­giani vengono fucilati. Rastrellamento della Val Grana (Cuneo).

15 gennaio. A Firenze, in sette punti diversi della città esplodono cariche di esplosivo nelle sedi dei comandi nazifascisti.

18 gennaio. 1 nazifascisti incendiano Traves e Chiaves, in Val di Lanzo.

22 gennaio. Gli alleati, cercando di aggirare lo sbarramento della linea Gustav e arrivare a Roma, sbarcano ad Anzio. In realtà l’ope­razione si fermerà senza espandersi all’in­terno, creando comunque un punto di re­sistenza che durerà oltre quattro mesi.

23 gennaio. 1 partigiani conquistano Colfiori­to, vicino ad Ancona.

28 gennaio. A Bari, si tiene il congresso dei Cln (poco tempo prima il governo, sotto pressione alleata, aveva impedito una precedente convocazione). Il dibattito si incentra sulla questione istituzionale co­munisti, socialisti e azionisti sono dichia­ratamente a favore della repubblica, men­tre democristiani, liberali e democratici dei lavoro rimangono più possibilisti. Alla fine, soprattutto nell’intento di non spac­care il fronte antifascista, si decide di rin­viare la questione istituzionale alla fine della guerra e si propone l’abdicazione del re. Viene eletta una giunta permanen­te, comprendente un rappresentante per partito, delegata a occuparsi delle decisio­ni e delle deliberazioni del congresso.

29 gennaio. Il Cln di Milano diventa Cln Alta Italia (Cinsi), col compito di guidare e organizzare il movimento di resistenza contemporaneamente gli azionisti e i sociali -come già i comunisti con le Brigate Garibaldi- iniziano ad organizzare i propri reparti partigiani, che si chiameranno rispettivamente Brigate Giustizia e Libertà e Brigate Matteotti.

11 febbraio. Badoglio, con una parte del governo, si trasferisce a Salerno. Gli alleati irestituiscono all’amministrazione italiana tutti i territori liberati fino ad allora -cioè territori a sud di Salerno, Potenza e Bari tranne le zone più vicine al fronte e quelle di particolare importanza strategica, co me Napoli.

12 febbraio. La Rsi approva alcune norme che dovrebbero coinvolgere i lavorator nella gestione delle imprese e che resteranno del tutto inapplicate.

13 febbraio. A Megolo (Ossola), cadono in combattimento Filippo Beltrami, Gianni Cítterío, Gaspare Pajetta e Antonio Di Dio

15 febbraio. L’abbazia di Montecassino vie distrutta dai combattimenti. li Vaticane protesta ufficialmente.

18 febbraio. L’Rsi istituisce la pena di morte per i renitenti alla leva.

22 febbraio. Churchill, in un intervento ali Camera dei comuni inglese, parlando della situazione italiana, si dichiara favorele alla continuazione del governo Badoglio e contrario al coinvolgimento dei partiti antifascisti nel governo. Esplicitando il suo appoggio alla monarchia dice:

«Quando occorre tenere in mano una caffettiera bollente, è meglio non romperere il manico finché non si è sicuri di averne uno altrettanto comodo e pratico, comunque finché non si abbia a portata di mano uno strofinaccio». L’intervento sarà cosi ricordato come «discorso della caffettiera».

1° marzo. In tutte le regioni occupate dai tedeschi inizia uno sciopero gin promosso dai comunisti con l’appoggio del Cln. L’agitazione coinvolge migliaia di lavoratori agricoli e industriali, bloccando una grossa parte della produzione bellica. 1 tedeschi per ritorsione arresteranno centinaia di scioperar deportandoli in Germania.

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