Carl Petter Johansen Norvegia

Carl Petter Johansen – Norvegia
Mi preoccupa saperti cosí sola e mi domando cosa farai: spero che i nostri amici saranno buoni con te e che ti verranno a trovare spesso.
Addio, cara mamma, e perdonami tutto il male che ti ho fatto.
Carl Petter Johansen
Di anni 32 – ufficiale di marina, radiotelegrafista – nato il 20 dicembre 1909 ad Anversa (Belgio) — Partecipa alla guerra dell’aprile -giugno 1940, distinguendosi nelle azioni che ebbero luogo a Vinje (Telemark) -. Aderisce quindi al movimento di liberazione – tenta con cinque compagni di raggiungere l’Inghilterra su una imbarcazione a vela, per arruolarsi nelle forze norvegesi – Sorpreso, il 28 luglio 1941, al largo delle coste nor­vegesi, da vedette della Marina tedesca e catturato insieme ai compagni – tradotto nelle carceri di Kristiansand S., successivamente a Móllergaten 19 e ad Akershus (Oslo) — torturato – deportato quindi a Berlino e processato da Tribunale Militare tedesco

 

Giustiziato nel penitenziario di Brandeburgo sull’Havel (Berlino) il 29 maggio 1942
Deco­rato al Valor Militare.

 

Brandeburgo (Havel), 29.5.1942
Mia cara mamma,
tu avrai ora un grande dolore, ma hai mai avuto altro da me? Spero tanto che lo sopporterai con rassegnazione e io ti auguro di non aver piú altri dolori nella vita, dopo quelli che ti hanno oppresso sino a oggi. Il destino di Charles e degli altri non mi è noto, ma forse voialtri lo conoscerete. Una cosa mi rende tanto felice: quella di aver saputo affidare la mia vita nelle mani di Dio e lí mi trovo al sicuro. Avrei tanto voluto stare con te, ora, e credo che sarei stato capace di riparare alle mancanze commesse nel passato. Ti prego di salutare tutti innocenti e di dir loro che sono sereno e che vado incontro a quanto mi aspetta fiducioso nell’aiuto di Gesú Cristo che ha sofferto ed è morto per i nostri peccati. Cara, cara mamma, so che hai passato un periodo tremendo, l’unico conforto in tutto questo è di sapere che si tratta solo di un periodo transitorio e che poi tutto si sistemerà. Sono fermamente convinto di ritrovare di nuovo il babbo, John e Anna. Ho avuto la visita di un Pastore evangelico tedesco che mi ha promesso di scriverti alcune righe. Non saprei cosa dirti di meglio per consolarti, se non che tu ti metta nelle mani di Dio che ti assisterà e ti consolerà. So che hai avuto molti dolori e io spero che questo sia proprio l’ultimo. In questo periodo trascorso in prigione ho tanto pensato a te, credimi, e voglio tanto ringraziarti per tutto quanto hai fatto per me. Il rin­graziamento suona per se stesso misero, ma ora che ho capito profon­damente quanto tu significhi per me, è ormai troppo tardi. Non ama­reggiarti, mamma cara, rivolgiti a Dio e vedrai che anche il tuo modo di pensare cambierà completamente. Ti prego di salutare tutti quanti furono buoni con me nel periodo della mia prigionia e di ringraziarli per quanto mi hanno mandato.
Salutami la signorina Scharflenberg e tutti gli altri. Salutami anche lo zio Harald e digli che mi sono affidato alla grazia di Dio. Ho chiesto al Pastore qui, se vuol mandarti il Nuovo Testamento che il Pastore Hauge mi aveva prestato. Quando lo riceverai, vuoi rimandarlo a lui? Non ho altro da dire, solo imploro da Dio la pace per te e un po’ di bene per l’avvenire. Mi preoccupa saperti cosí sola e mi domando cosa farai: spero che i nostri amici saranno buoni con te e che ti verranno a trovare spesso. Addio, cara mamma, e perdonami tutto il male che ti ho fatto.
Tanti saluti dal tuo affezionatissimo
Carl Petter

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