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Anonimo – Coro dei superstiti

Anonimo
Coro dei superstiti

Noi superstiti
dalle nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,
sui nostri tendini ha già passato il suo archetto –
I nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell’aria azzurra,
pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli –
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.
*
Noi superstiti,
ancora divorati dai vermi dell’angoscia –
la nostra stella è sepolta nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello,
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
e farci schiumare via –
*
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
potrebbe darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi, ormai senza respiro,
la nostra anima è volata a lui dalla mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell’arca dell’istante –
Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi –
ma solo l’addio ci tiene ancora uniti,
l’addio nella polvere
ci tiene uniti a voi.
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Anonimo – Il Sopravvissuto

Anonimo
Il Sopravvissuto

Uscì il sangue dalle ferite sporche
di terra e di ferro arrugginito.
Sangue rosso, nero, denso e opaco.
Si guardò intorno alla ricerca
di qualcuno, ma vicino c’era solo morte.
Morte che era volata sopra ognuno,
rapendo giovani, donne , vecchi.
Morte arrivata all’ improvviso
nascosta dentro una piccola scatola,
posta accanto a quel mercato,
per fare male e dolore più intenso.
Vide il suo braccio a dieci metri
da lui, come fosse di un altro,
e la sua gamba poco distante.
Capì che non sarebbe morto, ma che
l’angoscia non l’avrebbe più abbandonato.
La sua anima volò via da lui per sempre
non volendo raccontare ad altri
cosa era successo al suo corpo.

Anonimo – Pancio

Anonimo
Pancio

Berretto alla spagnola, riccioli fuggenti
Un viso un poco altero, occhi sempre ardenti
Noi ti ricordiamo sempre più:
Pancio, dove sei tu?
*
Piangemmo un dì l’amara tua sorte
Quel tenebroso dì della tua morte
Fu un terribil destino e nulla più
Pancio, cosa fai tu?
*
Sarà per sempre a noi il tuo bel volto
E non lo vedemmo più nemmen da morto
Or non ti avremo più quassù
Pancio, perchè non torni più?
*
La giovinezza tua che il sol cercava
Che libertà e vita un dì sognava
Tace muta ora quaggiù
Pancio, perché non senti più?
*
All’ombra di un cipresso ti nascondi
E al richiamo nostro più non rispondi
E una voce che t’invoca di lassù
Pancio, perché non rispondi più?
*
Ma libertà e vita presto avremo
Perché il nemico nostro fugheremo
A guidarci sarai proprio tu
O nostro amato Pancio di lassù.

Uno che gli fu amico

Anonimo – Croce solitaria

Anonimo
Croce solitaria

Placido il raggio della luna nuova,
fra musiche di fronde e di ruscelli,
sparge la sera, e il grido si rinnova
di quando in quando dei notturni uccelli.
*
Nella pineta qui di sopra il monte
ritta una croce sta sul mio cammino;
intessono ghirlande i fior di fonte
attorno al legno rustico di pino.
*
Sulle cime dei pini agili e snelle,
ghirlanda immensa infiorare io vedo,
levando gli occhi al ciel, tutta di stelle.
*
Appresso a quella croce alfin venuto
mi fermo e leggo l’umile epitaffio:
"Prega, qui giace un ribelle caduto".

Anonimo – Il canto dei partigiani caduti

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Anonimo
Il canto dei partigiani caduti
Quando il nemico spadroneggiava
nelle nostre valli, ci siamo ribellati,
siamo saliti sulla montagna, ci siamo
conquistate una ad una le armi,
assaltandolo, trascinandolo nelle gole
abbandonate dei nostri mondi.
Siamo rimasti al freddo, al vento,
soli, col ricordo delle case lontane,
dove le mamme pregavano per noi.
Lassù non avremmo partiti.
Non ambizioni. Una sola bandiera:
Il tricolore della patria in catene.
Ci portarono le stelle il volto dei nostri cari lontani.
Ci portò il vento l’ultimo sospiro dei nostri morti.
Abbiamo perduto la spensierata
baldanza con la quale siamo partiti.
Ci ha fatto diventare muti il silenzio del bosco senza sole.
Ci ha fatto diventare freddi lo spettacolo delle case in fiamme.
Siamo morti sputando in faccia all’invasore.
Siamo ancora insepolti all’ombra delle rocce, ai margini delle strade.
Non avremmo che le lacrime delle
nostre mamme atterrite,
e il perenne ricordo dei nostri compagni.
Solo questo chiedono a voi
le nostre carni a brandelli:
Onestà, libertà, giustizia.

Anonimo – All’assalto

All’assalto
Canto di riferimento: Na juriš!

All’assalto, all’assalto, all’assalto,
echeggia nei boschi l’urlo dei combattenti,
le file nemiche sono folte!
Colpisci, irrompi,
picchia, spara!
*
All’assalto, oh -bel, partigiano
innanzi a te è il giorno della libertà.
*
All’assalto, all’assalto, all’assalto,
vendichiamo le case bruciate,
vendichiamo tutte le nostre tombe!
Scaccia gli indemoniati,
e salva i sofferenti!
*
All’assalto, oh bel, partigiano
innanzi a te è il giorno della libertà.
*
All’assalto, all’assalto, all’assalto,
al rogo gli alberi marci,
diventi un paradiso la terra;
splenda per tutti il sole,
vi prosperi soltanto la gioia!
*
All’assalto, oh bel, partigiano
innanzi a te è il giorno della libertà.
*
All’assalto, all’assalto, all’assalto,
fratelli oppressi venite con noi,
conquistiamoci da soli la libertà!
Attraverso la fame e il dolore,
per una vita migliore!
*
All’assalto, oh bel partigiano
innanzi a te è il giorno della libertà.

Anonimo – Il canto dei partigiani caduti

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Poesia di Anonimo
Il canto dei partigiani caduti

Quando il nemico spadroneggiava
nelle nostre valli, ci siamo ribellati,
siamo saliti sulla montagna, ci siamo
conquistate una ad una le armi,
assaltandolo, trascinandolo nelle gole
abbandonate dei nostri mondi.
Siamo rimasti al freddo, al vento, 
soli, col ricordo delle case lontane, dove le mamme pregavano per noi.
Lassù non avremmo partiti.
Non ambizioni. Una sola bandiera:
Il tricolore della patria in catene.
Ci portarono le stelle il volto dei nostri cari lontani.
Ci portò il vento l’ultimo sospiro dei nostri morti.
Abbiamo perduto la spensierata
baldanza con la quale siamo partiti.
Ci ha fatto diventare muti il silenzio del bosco senza sole.
Ci ha fatto diventare freddi lo spettacolo delle case in fiamme.
Siamo morti sputando in faccia all’invasore.
Siamo ancora insepolti all’ombra delle rocce, ai margini delle strade.
Non avremmo che le lacrime delle
nostre mamme atterrite,
e il perenne ricordo dei nostri compagni.
Solo questo chiedono a voi
le nostre carni a brandelli:
Onestà, libertà, giustizia.

Anonimo – Bosco e caserma

Bosco e caserma
Canto di riferimento: Caserne et forêt

Speravo, a Fontainebleau
di godermi i boschi solitari,
ma, per sventura, ques’ameno luogo
pullula di militari.
*
Tra la foglia ed il granito,
sin dall’alba, uno stronzo di soldato
sveglia l’uccello nel suo nido
al suono della tromba.
*
Il silenzio si stende come velluto
nelle cavità d’un vallone selvaggio ;
ma sulle rocce, dei tamburi
fanno il loro addestramento.
*
Mentre, a canzoni, si rifà il mondo,
il grande avvenire e la speranza,
ci si sveglia di soprassalto, sbattendo
contro dei pantaloni vermigli.
*
Puzzando forte di vino e d’amore
delle puttane da soldati macchiano
prati dove fino a quel giorno
avevo visto pascolar le vacche.
*
Ma non potremmo, di soppiatto,
e senza far male al governo al potere
Una notte spostare il bosco
lontano lontano dalla caserma ?…

Anonimo – Domani sarà triste

 

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Anonimo
Da domani sarà triste, da domani.
Ma oggi sarò contento,
a che serve essere tristi, a che serve.
Perché soffia un vento cattivo.
Perché dovrei dolermi, oggi, del domani.
Forse il domani è buono, forse il domani è chiaro.
Forse domani splenderà ancora il sole.
E non vi sarà ragione di tristezza.
Da domani sarà triste, da domani.
Ma oggi, oggi sarò contento,
e ad ogni amaro giorno dirò,
da domani, sarà triste,
Oggi no.

 

Poesia di un ragazzo trovata in un Ghetto nel 1941

 

Anonimo – C’è una Brigata che non vuol armi

Anonimo
C’è una Brigata che non vuol armi

C’è una Brigata che non vuol armi
per le fiorite valli del mondo:
sotto le stelle vibrano i carmi
della Brigata che non vuol armi.
*
C’è una Brigata che muta cammina
giù dalle rocce al sole fecondo
nella ridente radiosa mattina:
è la Brigata di Spirti, divina.
*
È la Brigata di fulvida morte
tinta di rosso, vestita di gloria,
marcia alla testa di folle risorte:
è la Brigata di nostra Morte.
*
Non ha fucili, ma reca la fede,
reca il respiro di nuova storia.
È la Brigata che desta chi crede,
è la Brigata che armi non chiede.
Uno della Terza