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Trilussa (Er Sorcio de città e er Sorcio de campagna

Trilussa
(Er Sorcio de città e er Sorcio de campagna
Un Sorcio ricco de la capitale
invitò a pranzo un sorcio de campagna.
Vedrai che bel locale,
vedrai come se magna…
je disse er Sorcio ricco. – Sentirai!
Antro che le caciotte de montagna!
Pasticci dórci, gnocchi,
timballi fatti apposta,
un pranzo co’ li fiocchi! una cuccagna! –
L’istessa sera, er Sorcio de campagna,
ner traversà le sale
intravidde una trappola anniscosta:
Collega, – disse – cominciamo male:
nun ce sarà pericolo che poi…?
Macché, nun c’è paura:
j’arispose l’amico – qui da noi
ce l’hanno messe pe’ cojonatura.
In campagna, capisco, nun se scappa,
ché se piji un pochetto de farina
ciai la tajola pronta che t’acchiappa;
ma qui, si rubbi, nun avrai rimproveri:
le trappole so’ fatte pe’ li micchi:
ce vanno drento li sorcetti poveri,
mica ce vanno li sorcetti ricchi!

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Trilussa – Er congresso de li cavalli

Trilussa

Er congresso de li cavalli

Un giorno li Cavalli,

stufi de fa’ er Servizzio,

tennero un gran comizzio de protesta.

Prima parlò er Cavallo d’un caretto:

Compagni! Si ve séte messi in testa

de mijorà la classe,

bisogna arivortasse a li padroni.

Finora semo stati troppo boni

sotto le stanghe de la borghesia!

Famo un complotto! Questo qui è er momento

d’arubbaje la mano e fasse sotto!

Morte ar cocchiere! Evviva l’anarchia! –

Colleghi, annate piano: –

strillò un polledro giovane

d’un principe romano –

ché se scoppiasse la rivoluzzione

io resterebbe in mezzo a un vicoletto

perché m’ammazzerebbero er padrone.

Sarà mejo, piuttosto,

de presentà un proggetto ne la quale…-

Odia micchi, gras tibbi, è naturale!

disse un morello che da ventun’anno

stracinava el landò d’un cardinale. –

Ma se ce fusse un po’ de religgione

e Sant’Antonio nostro c’esaudisse…-

L’Omo, che intese, disse: – Va benone!

Fintanto che ‘sti poveri Cavalli

vanno così d’accordo

io faccio er sordo e seguito a frustalli!

Yehuda Amichai – Dopo Auschwitz

  Yehuda Amichai

Dopo Auschwitz



Dopo Auschwitz non c’è teologia:
dai camini del Vaticano si leva fumo bianco,
segno che i cardinali hanno eletto il papa.
Dalle fornaci di Auschwitz si leva fumo nero,
segno che gli dei non hanno ancora deciso di eleggere
il popolo eletto.
Dopo Auschwitz non c’è teologia:
le cifre sugli avambracci dei prigionieri dello sterminio
sono i numeri telefonici di Dio
da cui non c’è risposta
e ora, a uno a uno, non sono più collegati.
Dopo Auschwitz c’è una nuova teologia:
gli ebrei morti nella Shoah
somigliano adesso al loro Dio
che non ha immagine corporea né corpo.
Essi non hanno immagine corporea né corpo.



Dopo Auschwitz non c’è teologia:
dai camini del Vaticano si leva fumo bianco,
segno che i cardinali hanno eletto il papa.
Dalle fornaci di Auschwitz si leva fumo nero,
segno che gli dei non hanno ancora deciso di eleggere
il popolo eletto.
Dopo Auschwitz non c’è teologia:
le cifre sugli avambracci dei prigionieri dello sterminio
sono i numeri telefonici di Dio
da cui non c’è risposta
e ora, a uno a uno, non sono più collegati.
Dopo Auschwitz c’è una nuova teologia:
gli ebrei morti nella Shoah
somigliano adesso al loro Dio
che non ha immagine corporea né corpo.
Essi non hanno immagine corporea né corpo.

John Lennon – War is Over



John Lennon
War is Over
E così è arrivato il Natale,
e tu cosa hai fatto?
Un altro anno se n’è andato
e uno nuovo è appena iniziato.
E così è Natale,
auguro a tutti di essere felici
alle persone vicine e a quelle care
ai vecchi ed ai giovani.
Buon Natale
e felice anno nuovo.
Speriamo sia un buon anno
senza timori né paure.
E così è Natale,
per i deboli ed i forti,
per i ricchi ed i poveri,
il mondo è così sbagliato.
E così è Natale,
per i neri ed i bianchi,
per i gialli ed i rossi,
smettiamola di combattere.
Buon Natale
e felice anno nuovo.
Speriamo sia un buon anno
senza timori né paure.
E così è Natale,
con tutto quello che è successo.
Un altro anno se n’è andato
e uno nuovo è appena iniziato.
E così è Natale,
auguro a tutti di essere felici
alle persone vicine e a quelle care
ai vecchi ed ai giovani.
Buon Natale
e felice anno nuovo.
Speriamo sia un buon anno
senza timori né paure.
La guerra è finita
Se tu lo vuoi
La guerra è finita
La guerra è finita, adesso.

Giuseppe Gioachino Belli La vita dell’Omo

Giuseppe Gioachino Belli
La vita dell’Omo

Nove mesi a la puzza: poi in fassciola [1]
tra sbasciucchi,[2] lattime e llagrimoni:
poi p’er laccio,[3] in ner crino,[4] e in vesticciola,
cor torcolo[5] e l’imbraghe pe ccarzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
l’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
la rosalía, la cacca a la ssediola,
e un po’ de scarlattina e vvormijjoni. [6]

Poi viè ll’arte, er diggiuno,[7] la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

er zol d’istate, la neve d’inverno…
E pper urtimo, Iddio sce[8] bbenedica,
viè la Morte, e ffinissce co l’inferno.

Roma, 18 gennaio 1833

Note

1. Il bambino in fasce dicesi sempre cratura in fassciola.
2. Baci dati con insistenza.
3. Cinghia attaccata dietro le spalle de’ bambini per sorreggerli ne’ loro primi mesi di cammino. Può presso a poco paragonarsi al tormento della corda.
4. Canestro in forma di campana, aperto in alto e nella base, entro cui si pongono i bambini, che lo spingono col petto e tengonsi ritti in esso nel camminare.
5. Salva-capo contro le cadute.
6. Vormiglioni: vaiuolo.
7. Digiuno ecclesiastico che principia all’anno ventunesimo.
8. Ci.

Bertold Brecht – La lode del dubbio

Bertold Brecht
Lode del dubbio

La lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
serenamente e con rispetto chi
come moneta infida pesa la vostra parola!
Vorrei che foste accorti, che non deste
con troppa fiducia la vostra parola.
*
Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
miche se innumerabile era l’Armada salpando,
le navi che tornarono
le, si poté contare.
*
Fù così un giorno un uomo sull’inaccessibile vetta
e giunse una nave alla fine
dell’infinito mare.
*
Oh bello lo scuoter del capo
mi verità incontestabili!
Oh il coraggioso medico che cura
l’ammalato senza speranza!
*
Ma d’ogni dubbio il più bello
è quando coloro che sono
senza fede, senza forza, levano il capo e
alla forza dei loro oppressori
non credono più!
*
Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!
Quante vittime costò!
Com’era difficile accorgersi
Che fosse così e non diverso!
Con un respiro di sollievo un giorno un uomo nel libro
del sapere lo scrisse.
*
Forse a lungo là dentro starà e più generazioni
ne vivranno e in quello vedranno un’eterna sapienza
e sprezzeranno i sapienti chi non lo conosce.
Ma può avvenire che spunti un sospetto, di nuove espe­rienze,
che quella tesi scuotano. Il dubbio si desta.
E un altro giorno un uomo dal libro del sapere
gravemente cancella quella tesi.
Intronato dagli ordini, passato alla visita
D’idoneità da barbuti medici, ispezionato
da esseri raggianti di fregi d’oro, edificato
da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie un libro redatto
da Iddio in persona,
erudito impazienti pedagoghi, sta il povero e ode
che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco
nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.
*
Veramente gli è difficile
dubitare di questo mondo.
Madido di sudore si curva l’uomo che costruisce la casa
dove non lui dovrà abitare.
Ma sgobba madido di sudore anche l’uomo che la
propria casa si costruisce.
Sono coloro che non riflettono, a non dubitare mai.
Splendida è la loro digestione, infallibile il loro giudizio.
Non credono ai fatti, credono solo a se stessi. Se oc­corre,
tanto peggio per i fatti. La pazienza che han con se stessi è sconfinata. Gli argomenti
li odono con l’orecchio della spia.
*
Con coloro che non riflettono e mai dubitano
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
per schivare la decisione.
Le teste le usano solo per scuoterle. Con aria grave
mettono in guardia dall’acqua i passeggeri di navi che affondano.
Sotto l’ascia dell’assassino
*
Si chiedono se anch’egli non sia un uomo.
Dopo aver rilevato, mormorando,
che la questione non è ancora sviscerata, vanno a letto.
La loro attività consiste nell’oscillare.
il loro motto preferito è: l’istruttoria continua.
Certo, se il dubbio lodate
non lodate però
quel dubbio che è disperazione!
*
Che giova poter dubitare, a colui
che non riesce a decidersi!
Può sbagliarsi ad agire
chi di motivi troppo scarsi si contenta,
ma inattivo rimane nel pericolo
chi di troppi ha bisogno.
*
Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
che tale sei, perché hai dubitato
delle guide! E dunque a chi è guidato
permetti il dubbio!

Giulio Stocchi – A futura memoria

 


 

Giulio Stocchi 

A futura memoria

…dove camminavano i morti

e fatti di cartone erano i vivi

Ezra Pound

 

Noi che sapevamo e stringendoci

nelle spalle dicemmo: “figurarsi!”

senza voler credere alla pazzia

e continuammo ognuno i propri affari

intenti fino al crepuscolo del giorno

e distrattamente leggendo ogni mattina

le notizie dell’orrore a venire

come cosa che non ci riguardasse

alla stregua di una catastrofe

remota sulle mappe dell’Africa

o della scomparsa di rettili alati

e che dalle statistiche tuttavia

venivamo esattamente informati

dell’aumento percentuale del tasso

del profitto nell’industria di guerra

e pensammo: “cose troppo complicate:

ci basta combinare pranzo e cena”

e preferimmo intanto nei segni astrali

decifrare il destino e la scommessa

e che mentre si moltiplicavano

gli indizi e la voce da più parti

metteva in guardia eravamo occupati

a disquisire se le dive usassero

o meno indossare le mutande e anzi

infastiditi corremmo a chiuderci

le orecchie con cuffie e con canzoni

ma fummo i primi a consolarsi quando

compiaciuti dei muscoli esibiti

ci sentimmo sicuri col più forte

e che solo borbottammo: “affari loro”

vedendo bombe e missili cadere

su altri come noi con braccia e gambe

e tranquilli dell’alba e del tramonto

tornammo ad affollarci per le strade

e continuammo a camminare in tondo

camminare in tondo camminare in tondo

finché poi non vi fu più nulla

Ballata

Bertold  Brecht  –  Ballata del sapere


Bertold Brecht

 

Ballata del sapere
Il poveraccio sgobba notte e giorno:
quel che gli manca, suda e non ce l’ha,
e quel che ha, cioè i suoi guaì, si tiene.
Questo perché? Ma perché nulla sa!
Chi un cavallo possiede è cavaliere,
chi non ce l’ha, schiacciato finirà.
Dalla scienza dipende ogni mestiere
perché il guadagno è sempre di chi sa.
*
Quando capisco, io, piccolo mercante,
che farla ai pescecani non si può,
mi strappo i peli dalla zucca, e penso
se pescecane mai diventerò.
Lui sa quel che da secoli la gente
per la pagnotta e un calcio ha fatto e fa:
il suo compenso è di non far mai niente:
ha il suo guadagno; è lui quello che sa.
*
Chi sente, per esempio male ai reni
al dottore la groppa mostrerà.
Il malato se n’esce a quattro zampe
ma prima paga: è il medico che sa.
Sa il nome del malanno, e sa il contante
che ha tolto a un altro tale poco fa.
Si chi non sa rimane un mendicante,
mentre il guadagno è sempre di chi sa.
*
Nell’amore ci sono due destini:
se l’uno è amato, l’altro lo amerà.
Ad uno toccan gioie, all’altro pene,
l’uno dà, l’altro prende: così va.
Copriti il viso quando avvampa, e il cuore
non mostri mai lo strazio che ti dà.
Tu muori, se un coltello dai al tuo amore:
i guadagna, se l’ami, e lui lo sa.

Trilussa – La vorpe sincera

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La vorpe sincera
di Trilussa
Doppo d’avé magnato una Gallina,
la Vorpe incontrò un Gallo:
ma, invece d’agguantallo,
lo salutò con una risatina.
Co’ te je disse nun m’abbasta l’anima.
Ritorna a casa ché te fo la grazzia…
Dunque je chiese er Gallo sei magnanima?…
Sì: je rispose lei quanno so’ sazzia

Giulio Stocchi – Incendiavano tutto

Giulio Stocchi

Incendiavano tutto: case
stazzi, capanne, con animali e contadini
ancora vivi dentro

C’era tanto fumo nel cielo. Chissà perché
ho pensato alle bolle di sapone, agli aquiloni.
Era un martedì

Nel piazzale ci hanno messe su due file
e il mio vicino mi ha picchiata col calcio del fucile.
Le vecchie le hanno portate nel bosco.
La spalla mi faceva male quando siamo partite.
Abbiamo sentito tanti spari

La strada era lunga. Quando siamo entrate
un soldato mi ha toccato i capelli. C’erano tante
casse con i proiettili, una lampadina
e una branda

Dopo, mi hanno dato da mangiare.
Adesso lo facciamo ancora, mi hanno detto.
Non sentivo più niente quando sono andata alla finestra. Le
zolle fumavano, c’era una fila d’alberi lontana e una mucca bianca. Allora ho pianto