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Alfonso Gatto – Fummo l’erba

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Alfonso Gatto
Fummo l’erba

Certo, certo, la gloria ch’ebbe un fuoco
di gioventù rimesta tra le ceneri
il suo tizzo orgoglioso, ma noi teneri
di noi non fummo, né prendemmo a gioco
*
la vita come un’ultima scommessa.
Noi, di quegli anni facili, all’azzardo
delle fiorite preferimmo il cardo
selvatico, le spine. Dalla ressa
*
del giubilo scampati al nostro intento
d’essere sole e pietra, nelle mani
segnammo la tenacia del domani
da scavare nel tempo. Nello stento
*
d’essere soli per vederci insieme
nell’eguale costrutto, fummo l’erba
che alla pietra nutrita si riserba
il suo cespo bruciato.
*
Dalle estreme  radici,
nell’impervio ogni parola
salì di quanto a trattenerla c’era
l’ansia d’averla pura, seria, vera
nel segno da rimuovere la sola

vergogna d’esser detta.

Salvammo nell’asciutto, dagli inviti
della corrente, il carcere incantato,
la nostra sete che ci tenne uniti.
Per un grido da rompere, il creato

ancora è il suo costrutto ove s’ostina
l’asino, il cardo, il segno della spina.

Alfonso Gatto – Consiglio spassionato

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Alfonso Gatto
Consiglio spassionato

 

Non date retta al re,
non date retta a me.
Chi v’inganna
si fa sempre più alto d’una spanna,
mette sempre un berretto,
incede eretto
con tante medaglie sul petto.
Non date retta al saggio
al maestro del villaggio
al maestro della città
a chi vi dice che sa.
Sbagliate soltanto da voi
come i cavalli, come i buoi,
come gli uccelli, i pesci, i serpenti
che non hanno monumenti
e non sanno mai la storia.
Chi vive è senza gloria.

Alfonso Gatto – Ai compagni d’Italia

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Alfonso Gatto

Ai compagni d’Italia

Milano vi manda il suo cuore,
il vento delle pianure
le sue nevi
bianche di tanti morti, di tante case,
il lungo inverno in cui attese
l’ora e l’urlo della riscossa.
*
Vi manda la sua bandiera rossa,
il cielo d’aprile,
le fabbriche difese ad una ad una
la gioia che l’invase
(l’esser viva e libera nel mondo.
*
Milano vi manda il suo cuore,
compagni.
che, batte sull’Europa, questo cuore,
batte sull’Italia: sveglia i morti,
sveglia i vivi nel cielo d’aprile

Alfonso Gatto – Innamorarsi allora

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Alfonso Gatto
Innamorarsi allora

Innamorarsi allora
e che voleva dire?
I giorni d’ora in ora
per l’ora di morire.
*
L’amor non si nasconde
passeggia per le vie,
ma girano le ronde
aspettano le spie,
*
per indicare: è lui.
Un’ombra nei viali
negli angoli più bui,
l’inseguono i segnali
*
delle pattuglie. Certo
la notte è bella, odora
di pascolo all’aperto
della campagna, è l’ora
*
d’arrendersi alla piena
di quel cielo stellato.
Si perde nella lena di
correre, sul prato

vivo si guarda intorno,
ma tacciono i latrati
dei cani, nasce il giorno
dei giorni innamorati.
*
La bella morte sposa
il piccolo corriere
che dorme con la rosa
di sangue all’origliere.
*
Innamorarsi allora
e che voleva dire?
I giorni d’ora in ora
per l’ora di morire.

Alfonso Gatto dedicata a Eugenio Curiel

 

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Alfonso Gatto
Dedicata a
Eugenio Curiel

 

 

In un giorno della vita
ho camminato con Giorgio
a capo scoperto nel cielo.
Giorgio era un compagno
Giorgio era il Partito,
maturo come un frutto,
Giorgio era la sua voce
inceppata e sicura,
(i) denti neri (il) tabacco nero
(la) sigaretta arrotolata
un desiderio di svegliare
il mondo coi suoi pensieri.
*
Ho udito Giorgio
ho visto Giorgio
alto come le case
nell’orizzonte del cielo.
*
Come un grande studente
usciva in fretta alle porte
a insegnare la strada
ai giovani compagni.
Compagna anche la morte,
diceva, il sangue è rosso.
*
A maggio lo portammo al cimitero.
Se potevamo camminare
e coprirlo di fiori e di bandiere
era perchè da morto c’indicava
la grande strada della primavera.
Lui che c’indicava
la grande strada della primavera.

Santino Spinelli – Liberate le catene

Santino Spinelli
Liberate le catene

Liberate le catene che avvinghiano il cuore,
spezzatele di tenero amore!
Liberate le catene
che imprigionano la verità,
aprite gli occhi d’umana solidarietà.
Liberate le catene
che seminano dolore,
morti, lutti e cataclismi!
Liberate la catene
che soffocano l’amata libertà
Liberate, liberate, liberate…
il mondo dalle fredde catene dell’indifferenza!

Santino Spinelli – Libertà

Santino Spinelli
Libertà

Ascolto in silenzio
il muto canto dell’erba
che dondola l’anima al vento
disprezzando le vanità
e le ricchezze vane;
adoro i sospiri degli abeti
che s’infrangono nei gelidi turbini;
amo gli umili pianti del salice
che non si sciolgono alle carezze della neve.
Adoro le solitarie danze del castagno
che trema le palmipedi foglie
come mani al cielo;
adoro il sole che non si maschera per apparire;
la luna che non si trucca per ingannare.
Amo la nudità e il soave profumo
dell’eterna libertà.

Giovanni Pinfetti – Ode alle penne mozze del Cattarino

Giovanni Pinfetti
Ode alle penne mozze del Cattarino
(Resistenza Jugoslavia)

 

Oh… Tu grande figlio d’Italia
Generoso eroe della "Libertà",
Cadesti sotto la mitraglia
Le Tue ossa or riposan là
*
Sulle bianche pietraie aguzze
Il Tuo sangue hai versato,
Per difender Ledenice
La Tua vita hai donato
*
Noi alpini, tutti quanti
diventati "Partigiani",
Combattiamo chi T’uccise
Con potenti mezzi arcani.
*
Se in Italia torneremo
Ti faremo un "Monumento"
Che racconti la Tua storia,
Tuo coraggio ed ardimento!
*
Caro alpino "Penna Mozza"
Non temere che noi tutti
Pugneremo con fermezza…
Contro i vili farabutti!
*
Or riposa combattente
Della "sacra Libertà"
Noi diremo alla tua gente,
Che per essa tu sei qua.
*
Sulle "Lande Cattarino"
Senza nome e senza croce
Non narcisi o stelle alpine
… Hai trovato la Tua "Pace".
*
Se un dì su questa terra
Noi dovessimo tornare,
Da borghesi, senza guerra,
Ti verremo a salutare!

Tratto da
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Delvisio Deli – Lager Brunnenthal "Arburge"

Delvisio Deli
Lager Brunnenthal "Arburge"
1 settembre 1944

I
Sorge il canto mio come l’Aurora,
Che spunta Febo alle nostre colline.
Lo stesso il canto mio si ristora,
Perché ve bevve l’acque cristalline.
Pronto lo ritrovo a qualunq’ora,
Come si gioca con dama e pedine.
Con la mossa pronta al suo dovello,
Come l’alpino è adatto al suo fardello.
II
È quasi un anno e non mi sembra bello,
Tirar fuori questa mia Musa,
Perché l’ho messa dentro ad un castello,
Come ‘na monachella l’ho rinchiusa.
Chiedo perdono su di questo e quello,
Per primo uso io la mia scusa.
Se manca su di me tale cultura,
Che non adotto la giusta misura.
III
Son prigioniero chiuso dentro le mura,
E là meno una vita tribolata.
Ma su di questo non uso paura,
La musa è la mia vecchia fidanzata.
Voglio mettermi ancora con premura
A far sentire la voce tanto amata.
Come quando io ero ventenne,
Poi grigio-verde la mia vita venne.
IV
Lontano sono io da ogni parente,
Non vedo notizia paesana,
Nemmeno un sacco per dar gusto al dente,
Per mangiare un po’ di roba sana.
Ma dentro il cuore mio tutto è presente,
Un desiderio d’amor sempre brama.
Quello d’aver salute fino in fondo,
Al ciclo operativo furibondo.
V
0 Dio del ciel proteggi tutto il mondo,
Dona la pace, ché l’è molto attesa.
A questi capi fai saldare il conto,
Che han fatto la guerra per pretesa.
Contro di loro è tutto il mondo,
Vonno tenere ancor la guerra accesa.
Per dominare i popoli latini,
Così ne pensa Hitler e Mussolini.
VI
Ma tutti i giorni vengono i cugini,
Buttando giù le dette caramelle.
Sono convinti ancor questi assassini,
Benché sanno lasciarci, si, la pelle.
Stanno per consegnare i confini,
Restando tutti con le parolelle.
Sono convinti ancor della vittoria
E la campana già gli sona gloria.
VII
Tutto ne verrà scritto sulla storia,
Ciò che fa questo popolo brutale.
Resterà inciso nella memoria
E per me resterà vecchio rivale.
Se salvo resterò su questa boria,
Per ritornar nella casa natale,
farò preghiera di ringraziamento
A Iddio supremo su nel firmamento.
VIII
Mi richiudo di nuovo a ‘sto commento,
Seguitando or la vita tribolata.
Ma la prego in ogni momento,
la Divina Madre Immacolata.
Ché un giorno finirà questo tormento,
Questa vita mia sia liberata.
Così posso tornare a casa mia,
Ringraziando la Vergine Maria.

Tratto da
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Michele Mostabilini – Ave Maria dei Prigioniero

Michele Mostabilini
Ave Maria dei Prigioniero

(Canzoni del Prigioniero dei Lager tedeschi)
I
Ave Maria grazia plena
fa che non suoni la sirena
fa che non vengano gli aeroplani
fammi dormire fino a domani
e se una bomba cade quaggiù
o Santa vergine aiutami tu
fa che io vedi il cielo blù
fa che la dicat non spari più.
II
O Madonnina che tutto vedi
fa che i muri restino in piedi
e se le case debbono crollare
facci la grazia di noi salvare
anche gli Angeli sono tutti soldati
Se l’asino è a Roma
ed il bue a Berlino
come può nascere Gesù Bambino
III
Il papa veglia sospira e prega
i santi tutti di amore accesi
perché tutte le notti vengono gli Inglesi
O mia cara e buona Madonnina
tutte le notti dormo in cantina
O mio caro e Buon Gesù
in tutta la Germania non si dorme più
IV
Per l’insalata ci vuole l’olio
non si può vivere senza Badoglio
Solo ascoltando quel Mussolini
abbiamo perduto tutti i confini
intanto tutti dobbiamo soffrire
o Padre Santo fallo morire
V
Dhe! chiami il Duce con te lassù
Lui se lo merita o Buon Gesù
chiama pur Hitler in compagnia
fammi questa grazia e così sia.

Tratto da
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