Carlo Chevallard – Un 25 luglio borghese

Carlo Chevallard

Un 25 luglio borghese

26 luglio’43

Stamattina la strabiliante notizia: Mussolini ha da­to le dimissioni. Il Re ha assunto il comando dell’e­sercito e Badoglio è a capo del governo. Già per la strada da Gassino a Torino i primi sintomi del muta­mento: gruppi di persone che discutono, bandiere alle finestre. Man mano che si entra in città si nota un’animazione insolita: alle edicole dove vendono i giornali questi vanno a ruba. [ … ] Distintivi, insegne del partito scomparsi in un batter d’occhio.

Arrivati in piazza Castello si è in pieno subbuglio: casa Littoria, i sindacati bruciano, camion carichi di gente circolano per la piazza sventolando bandiere tricolori, ritratti del Re, di Badoglio, del principe Umberto I. [ … ] Un po’ più avanti un gruppo di ra­gazzi – la teppa comincia a comparire – sta pren­dendo a sassate un edificio dove è infisso un fascio littorio: altrove dei ritratti di Mussolini sono trasci­nati per terra. li Consolato di Germania è circondato da una folla tumultuante che tira sassate e brucia carte e documenti che vengono buttati giù dalle fi­nestre. In dodici ore il volto della città è irriconosci­bile; le fabbriche, ivi compresa la nostra, sono tutte ferme. [ … ] La reazione popolare ha qualcosa di pauroso: d’altra parte è fatale che a ventun anni di compressione debba seguire questa esplosione. Per fortuna però, almeno per il momento, le mani­festazioni hanno un carattere nazionale, di lealismo verso la monarchia: certo che è doloroso vedere in un così tragico momento della nostra stoi tanto sventolio di bandiere!

Alle 11,30 ce ne torniamo in campagna, tanto la vita d’affari oggi è completamente sospesa. Mentre ripartiamo suonano le sirene d’allarme: credo che più che altro sia per calmare l’agitazione popolari gettare acqua sul fuoco […1

Alle 13 la radio dà il comunicato militare mutato nella forma, ed alcuni altri comunicati: incorporazione della milizia nell’esercito, assunzione di tutti i poteri da parte delle autorità militari, coprifuoco notturno, divieto di assembramento, divieto di circolazione degli autoveicoli. Il nuovo potere cerca evidentemente di impedire il dilagare pericoloso di disordini, specie nelle grandi città; speriamo abbia la mano abbastanza ferma per assicurare l’ordine

Oggi pomeriggio, a causa di un susseguirsi di temporali, sto in casa a Rivalba: solo verso sera faccio una scappata in paese. Anche in questo piccolo buco sono tutti in agitazione: la Casa del Fascio brucia l’osteria è piena dei reduci delle varie imprese si preparano vendette verso i membri del partito vendette tanto più terribili in quanto sono vendette paesane».

Carlo Chevallard:

«Torino In Guerra 1942-45»,Torino, 1974

«Amnistia!

Cittadini, il 26 luglio il popolo esultante per la caduta del fascismo, si è recato da­vanti alle carceri per portare il suo saluto e per chiedere gli siano restituiti i suoi fi­gli migliori, quelli che si sono sacrificati per la sua libertà!

Oggi il popolo italiano è profondamente deluso. Le vittime del fascismo anelano ancora dalle carceri e dal confino di ricongiungersi ai loro cari, ma per essi, perle loro famiglie che aspettano questo atto di giustizia, nessuna speranza è concessa. Sono esclusi dalla liberazione coloro che hanno lottato contro lo stato, contro le i­stituzioni, cioè tutti i condannati del Tribunale speciale.

Quale è lo stato, quali sono le istituzioni offese! sono lo stato e le istituzioni fasciste. Mentre peri fascisti che hanno portato alla rovina il nostro paese nessun provve­dimento è stato preso, agli italiani che lottavano perla sua salvezza è negatala li­berazione.

«Operai! Contadini! Soldati!

Il governo di Mussolini, colla sua banda d’assassini, che da vent’anni oppri­meva e saccheggiava l’Italia, è caduto, schiacciato dal peso enorme dei suoi ditti contro il popolo e dai suoi tradimenti verso il paese. Le masse, solleva­te dall’incubo, hanno sanzionato questa caduta in grandi manifestazioni da n capo all’altro della penisola.

‘ è compiuto così il primo passo verso la liberazione dalla tirannia fascista, la solo il primo passo poiché il regime fascista non era soltanto cattivo nei suoi uomini rappresentativi ma lo è soprattutto nelle sue opere, nelle sue i­stituzioni e nella sua politica, sono queste opere, queste istituzioni, questa politica che bisogna distruggere dalle fondamenta.

La guerra continua: E a questo delitto supremo del fascismo che bisogna porre immediatamente fine. Il nostro suolo è calpestato ancora dalle orde germaniche.

Via i tedeschi dall’Italia! Pace immediata con le Nazioni Unite.

Operai! Contadini!

Esigiamo la più severa ed immediata punizione di tutti i colpevoli di tanti delitti. Esigiamo la liberazione immediata delle vittime politiche. Libertà di stampa, di riunione, di organizzazione, unico mezzo attraverso il quale il po­polo può esprimere la sua volontà.

Esigiamo lo scioglimento della milizia, colpevole di tanti soprusi Non per­mettiamo che la sbirraglia armata si celi sotto le stellette.

Operai!

istruiamo le commissioni di fabbrica. Impossessiamoci delle nostre sedi sindacali. Esigiamo il licenziamento degli squadristi e delle spie fasciste».

Volantino Dei Gruppi Di Azione Patriottica, Biella,

Periodo Badogliano

Cittadini!

Questo indegno trattamento, questa offesa ai nostri sentimenti più sacri, non de­ve essere permessa! Ascoltatela voce delle famiglie, dei figli, delle vittime del fa­scismo, degli eroici combattenti perla libertà! Che un grido si levi dal popolo ad ammonimento che l’ora delle ingiustizie è finita! Una premessa di solidarietà per i nostri fratelli che soffrono.

Amnistia generale e immediata!

Il governo che la rifiutasse si rende responsabile dei delitti del fascismo»

Un Gruppo Di Donne Antifasciste, Cerro Maggiore, Legnano, Periodo Badogliano

«Italiani!

La guerra continua perché i tedeschi che occupano il nostro paese così vo­gliono e perché il governo Badoglio non intende rompere l’infame patto d’alleanza con l’hffierismo che ha portato il nostro paese alla guerra e al­la catastrofe.

Ma il popolo non può più, non deve più assistere inerte allo scempio dei suoi figli migliori, delle sue più belle città, delle sue ricchezze più preziose. La guerra è perduta, irrimediabilmente perduta. Ogni minuto di più di guerra è un crimine che non può che peggiorare le condizioni di pace.

La pace immediata: eccola sola ancora salvezza che ci resta.

Italiani!

Manifestiamo in massa nelle officine, nelle città, nelle campagne la no­stra volontà di pace. Inviamo al governo, ai prefetti, ai comandi militari delle delegazioni a manifestare la ferma volontà del popolo. dalla nostra unione, dalla nostra forza, dalla nostra decisione sappiano tutti che noi vogliamola pace immediata e che se la pace non sarà conclusa noi la sa­premo imporre. in particolare, sappiano i fascisti italiani ed i nazisti tedeschi che trama­no per perpetuare la guerra in Italia, che noi sapremo spezzarea furia di popolo, ogni ostacolo alla realizzazione della volontà unanime di pace e di libertà del popolo italiano».

I Comunisti, Roma 4 Settembre’43

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Articolo tratto dal Settimanale “Il Manifesto 1995

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