Studenti del Liceo « Buffon » di Parigi – Francia

Studenti del Liceo « Buffon » di Parigi – Francia

 

Studenti del Liceo « Buffon » di Parigi

Jean Arthus, di anni 17, nato a Losanna (Svizzera) il 2 2prile 1925;

Jacques Baudry, di anni 20, nato a Parigi il 7 aprile 1922;

Pierre Benoit, di anni 17, nato a Nantua (Ain) il 7 marzo 1925;

Pierre Grelot, di anni 18, nato a Parigi il 16 maggio 1924;

Lucien Legros, di anni 18, nato a Parigi l’11 giugno 1924

Organizzano e dirigono sin dall’autunno 1941 l’attività clandestina all’interno del Liceo « Buffon » di Parigi, di cui sono alunni, distribuendo stampa clandestina e promuovendo dimostrazioni contro l’occupante, fra le quali quella del 16 aprile 1942 per l’arresto del professore alsaziano Burgard * benché Benoit e Legros siano costretti a darsi alla clan­destinità e gli altri siano sorvegliati, continuano ad agire insieme compiendo, fra l’altro, un attentato in cui viene ucciso, in pieno giorno a Parigi, un ufficiale superiore della Luftwaffe, quindi contro un ufficiale della Feldpost e infine contro un gruppo di invi­tati del comandante della Marina tedesca in Francia riuniti in un festino sopra una vedetta attraccata sulla Senna — In seguito a denuncia vengono arrestati dalla polizia francese, la notte fra il 3 e il 4 giugno 1942, nelle loro abitazioni, a eccezione di Benoit che agirà con i F.T.P.F. nei dintorni di Parigi finché, il 22 agosto, verrà ferito, cattu­rato e riunito in carcere ai suoi compagni _ Processati una prima volta il 17 giugno 1942, dal Tribunale Speciale di Parigi, e condannati ai lavori forzati a vita, a eccezione di Benoit condannato a morte in contumacia -. Nuovamente processati il 15 ottobre 1942 dal Tribunale della Luftwaffe, 62 faubourg Saint-Honoré di Parigi, e condannati a morte -.

Fucilati alle ore 11 dell’8 febbraio 1943 al Mont-Valérien (Parigi) -.

Decorati della Meda­glia della Resistenza,

della Croce di Guerra con Palme e nominati

Cavalieri della Legione d’Onore.

Jean Arthus

(Ultima lettera al padre).

8 febbraio 1943

Mio carissimo,

non so se tu t’aspettassi di rivedermi: io me l’aspettavo. Ci è stato detto stamattina ch’era finita, allora addio. So che è un colpo molto duro per te, ma spero che tu sia abbastanza forte e che saprai continuare a vivere, avendo sempre fiducia nell’avvenire.

Lavora, fa’ questo per me, continua a occuparti dei libri che volevi scrivere, pensa che io muoio da Francese per la mia Patria.

T’abbraccio forte.

Addio, carissimo

Jean Arthus

 

Jacques Baudry

Parigi, 8 febbraio 1943

Miei poveri cari genitori,

stanno per strapparmi da questa vita che mi avete dato e alla quale io tanto tenevo. E’ infinitamente duro per me e per voi. Ho avuto la fortuna di sapere, prima di morire, che voi eravate coraggiosi. Continuate a esserlo, soprattutto la mia mammina che abbraccio con tutto il mio povero cuore.

Miei poveri cari, ho accettato il combattimento, lo sapete. Sarò coraggioso sino alla fine. La guerra sarà presto finita. Sarete felici nella pace, un po’ grazie a me. Voglio tornare a Douchy vicino al nonnino e a1la nonnina. Avrei voluto vivere ancora per amarvi molto. Ahimè non posso. La sorpresa è amara.

Ho avuto i giornali. Moriremo in piena vittoria. Esecuzione stamattina, alle undici. Penserò a voi, a Nicole. Ahimè, poveri nostri progetti per l’avvenire! Che anche lei non mi dimentichi, né i miei genitori!
Ma, soprattutto, che la vita continui per lei, che approfitti della sua giovinezza, mamma, miei cari che mi avete tanto amato! Addio! Vivete! Vi stringo con l’abbraccio piú tenero della mia vita.

Addio papà, mamma. Addio Nicole.

Viva la Francia.

il vostro

Jacques

 

Pierre Benoit

8 febbraio 1943

Cari genitori, cari amici,

è la fine! Ci vengono a prendere per la fucilazione. Pazienza. Mo­rire in piena vittoria, è un po’ seccante, ma cosa importa! Il sogno degli uomini diventa realtà.

Nano, ricordati di tuo fratello. Sino alla fine, è stato onesto e corag­gioso, e davanti alla morte stessa non trema.

Addio, mammina cara, perdonami per tutti i guai che ti ho combi­nato. Ho lottato per una vita migliore. Forse un giorno mi capirai.

Addio, mio vecchio papà. Ti ringrazio per esser stato in gamba con me: mantieni un buon ricordo di tuo figlio.

Totote, Toto, addio, vi amavo come miei altri genitori.

Nano, sii un bravo figlio. Sei il solo figlio che a loro rimane. Non fare imprudenze.

Addio, tutti quelli a cui ho voluto bene, tutti quelli che mi volevano bene, quelli di Nantua e gli altri.

La vita sarà bella. Noi partiamo cantando. Coraggio, Non è poi così terribile dopo sei mesi di prigione.

I miei ultimi baci a voi tutti,

vostro

Pierrot

 

Pierre Grelot

Parigi, 8 febbraio 1943

Cara mamma, cari papà e Jacques,

tutto è finito ora. Sarò fucilato questa mattina alle undici. Poveri cari genitori, sappiate che il mio ultimo pensiero sarà per voi, saprò mo­rire da francese.

Durante questi lunghi mesi ho molto pensato a voi e avrei voluto piú tardi potervi restituire tutta la felicità che il vostro amore per me meritava. Ho sognato tante cose per rendervi felici dopo la tormenta. Ma, ahimè, i miei sogni . resteranno ciò che sono.

Vi abbraccio molto molto. La gioia di rivedervi mi è tolta per sem­pre. Avrete mie notizie piú tardi.

Vi abbraccio ancora e sempre, miei cari genitori. Serbate sempre nel vostro cuore il mio ricordo…

Addio, mamma, papà, Jacques cari, addio…

Pierre Grelot

(Altra lettera di Pierre Grelot uscita clandestinamente dalle carceri di Fresnes. I puntini tra parentesi quadra corrispondono a frasi o parole illeggibili).

Mamma cara,

non permettendomi la censura tedesca di mettere nelle mie lettere tutto ciò che desideravo farti sapere, ti faccio pervenire re questo messaggio o che non leggerai che dopo la Vittoria. Vorrei dirti prima di tutto il dolore che provo per la tua disgrazia e lo mia angoscia a quando ho saputo che avreste dovuto essere tutti fucilati e che solo all’ultimo momento siete stati salvati **. Non bastava che tu mi perdessi, bisognava anche che tutta la famiglia espiasse il delitto di aver voluto salvare la propria patria. Lo sai, mamma cara, quanto ti amavo; il mio amore per te era già cosí grande e così pieno, non è stato che un crescendo. E qui, nella mia cella, che ho veramente capito quello che sei. Sei un’eroina, sei [..].

Ti chiedo anche perdono in ginocchio se qualche volta ti ho man­cato di rispetto. E non ho sempre ascoltato i tuoi consigli! Tu non mi ingannavi, me li hai sempre dati nel segno dell’amore e della virtú. Se ti procuro questo immenso dolore è perché ho sempre voluto, come te, la felicità degli altri, come tu hai voluto la felicità dei tuoi. Tanta perfezione rende ancor piú grande il mio dolore nel lasciarti. Non posso dimenticare colei che ha detto in una lettera, al tempo dell’affare della via di Buci: «Ma sappi, mio povero piccolo Pierre, che darei la mia vita perché la tua sia risparmiata

In coscienza non ricordo di aver commesso dei gravi errori verso di te. In questi ultimi tempi tu vantavi persino la gentilezza dei tuoi figli verso di te, Non ti ho mai nascosto nulla che non abbia poi finito per rivelarti. La tua gioia era la mia, la tua felicità la mia. Tuo figlio non ha fatto nulla di cui tu debba arrossire, al contrario. Vorrei ora dirti, cara mamma, ciò che è stata la mia vita. Dal 30 giugno sono solo nella mia cella, senza sole, cosí come la maggior parte dei miei compagni di sofferenza e di lotta, morente di fame, sporco, con appena da mangiare, i1 freddo, senza doccia, senza [ … ], senza passeggiata, senza letture e, dal 7 luglio, porto notte e giorno le manette dietro la schiena. (Sarei un ben cattivo francese se non avessi trovato il modo di sciogliermele!) Il solo conforto a tutte queste sofferenze (dimenticavo i colpi di nerbo di bue che ho ricevuto alla Gestapo) è la certezza della Vittoria (perché, anche in cella di rigore, si riesce ad avere qualche notizia) e l’eroismo dei compagni che partono per la morte cantando. La Francia può essere fiera di avere simili figli. Spero che la Patria riconoscente sappia compensare il vostro sacrificio che è quello di tante famiglie e che saprà ricostruire tutte le cose distrutte dalle barbarie dell’imperialismo. Sono stato giudicato con i miei compagni, Baudry, Benoit, Arthus e Legros, il 15 ottobre 1942. Non è stata che una commedia. Sapevamo in anti­cipo quale sarebbe stata la sentenza, poiché, per nulla, si condanna a morte. Il mio atto di accusa portava: «Propaganda antifascista e contro l’esercito di occupazione, porto e detenzione di armi e munizioni, atten­tato contro il comandante Kilgk, rappresentante del Governo, e la famosa via di Buci ». Una sola di tutte queste cose era sufficiente per farmi con­dannare a morte, quindi non vi era possibilità di salvezza. Siamo stati tutti e cinque condannati alla pena di morte. Il nostro contegno in tri­bunale è stato degno e nobile. Abbiamo saputo imporci al rispetto di coloro che assistevano al processocoloro che assistevano al processo. I soldati erano commossi e ne ho visto uno che piangeva. Pensa che tutti e cinque sommati insieme facevamo 91 anni. Quando, dopo la fine, il presidente ci ha chiesto se volevamo aggiungere qualcosa alle nostre dichiarazioni, abbiamo tutti detto la nostra fierezza di morire per la Patria. Io stesso ho risposto: « Sono fiero di meritare questa pena ». Se restava loro qualche scrupolo, questo glielo ha tolto.

Vorrei ora dirti, cara mamma, di non lasciarti abbattere dal dolore che ti procurerà la mia morte. So bene che vi sono dei sentimenti che non sempre si possono dominare. Trai dal tuo sacrificio piú che la forza [..].

So, mamma cara, che finché vivrai il mio ricordo resterà sempre vivo in te. Conserva sempre le mie cose a cui tenevo tanto, che i tuoi progetti per l’avvenire si compiano malgrado la disgrazia e le avversità, è il mio piú caro desiderio. Sii felice, mamma: sei una santa e una martire. Che Dio ti protegga sino alla morte e oltre.

Ti abbraccio un’ultima volta di tutto cuore, mamma cara. Muoio da francese, il tuo nome sulle labbra, il tuo pensiero nel mio cuore. Il tuo piccolo

Pierre

E’ Cincinnatus, un compagno di sofferenza, che mi ha consentito di scriverti questo messaggio segreto e che te lo farà pervenire *. Provo per lui piú che stima, forse perché somiglia a papà. Lo so nobile e corag­gioso [ … ].

Mio caro Jacques, mio vecchio somaro, anche tu per poco mi passavi davanti. Tu mi hai però prevenuto […] la lotta che la morte con­tinuare [ … ] il loro ultimo respiro [ .. [….] caro desiderio, conserva senza eccezione one tutte le mie cose, libri,

collezioni, tu conoscevi le mie manie. Sposati: abbi dei bambini, questo distrarrà la mamma. Che tuo figlio, mio nipote, si chiami Pierre, e tua figlia Mathilde. Non dimenticartelo mai. Persegui la realizzazione degli scopi della grande opera nella via della carità, dell’onore, della virtú.

Per Jacques: non dimenticare mai Cincinnatus e i suoi consigli.

Mio povero papà [ … ] domando a te L.] che ho conservato … 1 ca­rattere [ … ] la saggezza dell’uomo [ … ] ho con l’ardore di Ti ab­braccio un’ultima volta con tutto il mio cuore.

Parigi, 8 febbraio 1943

Lucien Legros

Miei cari genitori, mio caro fratello,

sarò fucilato alle undici con i miei compagni. Moriremo con il sor­riso sulle labbra perché è per il piú bell’ideale. Ho la sensazione, a que­st’ora, di avere vissuto una vita completa.

Mi avete procurato una gioventú magnifica. Muoio per la Francia, dunque non rimpiango nulla. Vi scongiuro di vivere per i bambini di lean. Ricostruite una bella famiglia…

Giovedí ho ricevuto il vostro splendido pacco: ho mangiato come un re. Durante questi mesi ho meditato a lungo: il mio esame di coscienza è positivo, sono soddisfatto su tutto.

Salutatemi tutti gli amici e tutti i parenti.

Vi stringo un’ultima volta sul mio cuore.

Lucien Legros

 Note

*1 Il prof. M. Burgard sarà deportato in Germania e ivi decapitato.

** Diversi membri delle famiglie Arthus, Benoit, Grelot e Legros erano stati arrestati, il 22 ago­sto 1942, come ostaggi

***Lo portò fuori da Fresnes nascosto nella suola d’una scarpa

 

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