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Trilussa – Er congresso de li cavalli

Trilussa

Er congresso de li cavalli

Un giorno li Cavalli,

stufi de fa’ er Servizzio,

tennero un gran comizzio de protesta.

Prima parlò er Cavallo d’un caretto:

Compagni! Si ve séte messi in testa

de mijorà la classe,

bisogna arivortasse a li padroni.

Finora semo stati troppo boni

sotto le stanghe de la borghesia!

Famo un complotto! Questo qui è er momento

d’arubbaje la mano e fasse sotto!

Morte ar cocchiere! Evviva l’anarchia! –

Colleghi, annate piano: –

strillò un polledro giovane

d’un principe romano –

ché se scoppiasse la rivoluzzione

io resterebbe in mezzo a un vicoletto

perché m’ammazzerebbero er padrone.

Sarà mejo, piuttosto,

de presentà un proggetto ne la quale…-

Odia micchi, gras tibbi, è naturale!

disse un morello che da ventun’anno

stracinava el landò d’un cardinale. –

Ma se ce fusse un po’ de religgione

e Sant’Antonio nostro c’esaudisse…-

L’Omo, che intese, disse: – Va benone!

Fintanto che ‘sti poveri Cavalli

vanno così d’accordo

io faccio er sordo e seguito a frustalli!

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Giuseppe Gioachino Belli La vita dell’Omo

Giuseppe Gioachino Belli
La vita dell’Omo

Nove mesi a la puzza: poi in fassciola [1]
tra sbasciucchi,[2] lattime e llagrimoni:
poi p’er laccio,[3] in ner crino,[4] e in vesticciola,
cor torcolo[5] e l’imbraghe pe ccarzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
l’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
la rosalía, la cacca a la ssediola,
e un po’ de scarlattina e vvormijjoni. [6]

Poi viè ll’arte, er diggiuno,[7] la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

er zol d’istate, la neve d’inverno…
E pper urtimo, Iddio sce[8] bbenedica,
viè la Morte, e ffinissce co l’inferno.

Roma, 18 gennaio 1833

Note

1. Il bambino in fasce dicesi sempre cratura in fassciola.
2. Baci dati con insistenza.
3. Cinghia attaccata dietro le spalle de’ bambini per sorreggerli ne’ loro primi mesi di cammino. Può presso a poco paragonarsi al tormento della corda.
4. Canestro in forma di campana, aperto in alto e nella base, entro cui si pongono i bambini, che lo spingono col petto e tengonsi ritti in esso nel camminare.
5. Salva-capo contro le cadute.
6. Vormiglioni: vaiuolo.
7. Digiuno ecclesiastico che principia all’anno ventunesimo.
8. Ci.

Giulio Stocchi – A futura memoria

 


 

Giulio Stocchi 

A futura memoria

…dove camminavano i morti

e fatti di cartone erano i vivi

Ezra Pound

 

Noi che sapevamo e stringendoci

nelle spalle dicemmo: “figurarsi!”

senza voler credere alla pazzia

e continuammo ognuno i propri affari

intenti fino al crepuscolo del giorno

e distrattamente leggendo ogni mattina

le notizie dell’orrore a venire

come cosa che non ci riguardasse

alla stregua di una catastrofe

remota sulle mappe dell’Africa

o della scomparsa di rettili alati

e che dalle statistiche tuttavia

venivamo esattamente informati

dell’aumento percentuale del tasso

del profitto nell’industria di guerra

e pensammo: “cose troppo complicate:

ci basta combinare pranzo e cena”

e preferimmo intanto nei segni astrali

decifrare il destino e la scommessa

e che mentre si moltiplicavano

gli indizi e la voce da più parti

metteva in guardia eravamo occupati

a disquisire se le dive usassero

o meno indossare le mutande e anzi

infastiditi corremmo a chiuderci

le orecchie con cuffie e con canzoni

ma fummo i primi a consolarsi quando

compiaciuti dei muscoli esibiti

ci sentimmo sicuri col più forte

e che solo borbottammo: “affari loro”

vedendo bombe e missili cadere

su altri come noi con braccia e gambe

e tranquilli dell’alba e del tramonto

tornammo ad affollarci per le strade

e continuammo a camminare in tondo

camminare in tondo camminare in tondo

finché poi non vi fu più nulla

Antonio Ayroldi–Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

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È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Antonio Ayroldi

(Marzo 1944)

Alla signora Claudi – Clinica Bianca Maria – via Guido d’Arezzo 22 Roma.

Sono in via Tasso, prego interessare qualcuno che mi porti della biancheria. Perdoni tutti i disturbi e grazie. Se non dovessi più vedervi prego di dare voi a mamma le mie ultime notizie. Il mio indirizzo lo ha la madre superiora.

Auguri a lei, ai suoi figli e particolarmente alla Signorina Dina. Saluti agli amici che ricordo con affetto nostalgico. Perdoni ancora e Iddio le renda merito del bene che mi ha fatto.

Le bacio la mano devotissimo.

Antonio Ayroldi

Monin, prego pagare la clinica e far fronte ad eventuali spese. Mia madre, se non potrò più io, ti rimborserà. Grazie e auguri

Antonio

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Giulio Stocchi – Incendiavano tutto

Giulio Stocchi

Incendiavano tutto: case
stazzi, capanne, con animali e contadini
ancora vivi dentro

C’era tanto fumo nel cielo. Chissà perché
ho pensato alle bolle di sapone, agli aquiloni.
Era un martedì

Nel piazzale ci hanno messe su due file
e il mio vicino mi ha picchiata col calcio del fucile.
Le vecchie le hanno portate nel bosco.
La spalla mi faceva male quando siamo partite.
Abbiamo sentito tanti spari

La strada era lunga. Quando siamo entrate
un soldato mi ha toccato i capelli. C’erano tante
casse con i proiettili, una lampadina
e una branda

Dopo, mi hanno dato da mangiare.
Adesso lo facciamo ancora, mi hanno detto.
Non sentivo più niente quando sono andata alla finestra. Le
zolle fumavano, c’era una fila d’alberi lontana e una mucca bianca. Allora ho pianto

Chiara Ferrari – Orsù compagni di Civitavecchia

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,

dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Orsù compagni di Civitavecchia racconta dei comunisti di Civitavecchia che dovettero abbandonare la loro città distrutta da innumerevoli bombardamenti aerei. Parte di loro andranno a costituire la formazione partigiana che avrebbe operato sui monti della Tolfa. Altri, invece, si raduneranno nel viterbese, nella zona circostante il paese di Bieda. Il testo del canto è di autore anonimo, mentre la musica è quella della canzone anarchica Inno della rivolta. Il canto è stato raccolto a Roma dalla voce di alcuni comunisti ex-detenuti nel carcere di Civitavecchia nel 1939

Per ascoltare

La Canzone

https://youtu.be/5fHWxIVR1s8

Orsù compagni di Civitavecchia

/è giunto alfine il dì de la riscossa:

/corriamo ad innalzar la nostra vecchia

/bandiera rossa!

Della città ribelle e mai domata,

/su le rovine dei bombardamenti,

/la Guardia Rossa suona l’adunata:

/tutti presenti!

Vent’anni e più di tirannia fascista,

/di carcere, confino e di bastone,

/non hanno spento mai nel comunista

la convinzione.

La convinzione che la nuova era

/il mondo condurrà a la redenzione.

/Un motto noi rechiam su la bandiera:

“Rivoluzione!”

La dittatura del proletariato

/sarà la giusta legge universale,

/finché scomparirà l’iniquo Stato

/del capitale!

Giuseppe Gioacchino Belli – Accusí và er monno

Giuseppe Gioacchino Belli
Accusí và er monno

Quanto sei bbono a stattene a ppijjà 1

perché er monno vô ccurre 2 pe l’ingiù:
che tte ne frega 3 a tté? llassel’annà:
tanto che speri? aritirallo sù?

Che tte preme la ggente che vvierà, 4

quanno a bbon conto sei crepato tu?
Oh ttira, fijjo mio, tira a ccampà,
e a ste cazzate 5 nun penzacce 6 ppiù.

Ma ppiú de Ggesucristo che ssudò

’na camiscia de sangue pe vvedé
de sarvà ttutti; eppoi che ne cacciò?

Pe cchi vvò vvive 7 l’anni de Novè

ciò 8 un zegreto sicuro, e tte lo dò:
lo ssciroppetto der dottor Me ne… 9

Roma, 14 novembre 1831 – Der medemo

1 Startene a pigliar pena. 2 Correre. 3 Che te ne cale. 4 Verrà. 5 Sciocchezze. 6 Non pensarci. 7 Vuol vivere. 8 Ci ho: ho. 9 Me ne buggero: non me ne incarico.

Anonimo – Versi del “Lof”

Versi del “LOFF”

Quando sento eia eia alalà mi me scapi de cagà
e al grido "A noi! A Noi!" mi s’infiamman l’emoroid
Il
Quell’ometto di Predappio
senza tanti complimenti
a noi tutti ha messo il cappio
ma ci vuole ínfin contenti.
Che se Dio c’ha una giustizia
gli regali l’itterizia:
lo trasformi in un cinese
e lo mandi a quel paese!
III
Dalla camicia bianca
alla camicia nera
figli di una vacca stanca
uomini di "ruderi" (pattumiera)
i vostri musi duri
verranno spiaccicati contro i muri.
IV
Mussolini testa pelata
dell’Italia poveretta
tu hai fatto una frittata:
che ti venga la caghetta!
V
Quel faccione sul balcone
che di nome fa Benito
che vuol dire Benedetto
quel faccione sul balcone
bene sia maledetto.

Giuseppe Ungaretti – San Martino del Carso

Giuseppe Ungaretti

San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

È il mio cuore
il paese più straziato

Beppe Clerici e Daysi Lumini – Torna da una guerra un soldato

Beppe Clerici e Daysi Lumini

Torna da una guerra un soldato

Torna da in guerra un soldato oggidì
Torna da in guerra un soldato oggidì
È senza scarpe e malvestì
Dove vieni soldato oggidì

Signora torno dalla guerra oggidì
Signora torno dalla guerra oggidì
Portate un po’ di quel buon vi
Per il soldato che ritorna oggidì

E quel soldà si mette a bere oggidì
E quel soldà si mette a bere oggidì
Si mette a bere e a cantar
E la ostessa sospirar oggidì

Ditemi un po’ o bella ostessa oggidì
Ditemi un po’ o bella ostessa oggidì
A farvi sospira cos’è?
È forse il vino dato a me oggidì

Non è quel vino a darmi pena oggidì
Non è quel vino a darmi pena oggidì
Ma il mio marito che è partì
E voi gli somigliare tanto oggidì

Ditemi un po’ o bella ostessa oggidì
Ditemi un po’ o bella ostessa oggidì
Da lui aveste tre figliol
E son ben quattro a dirvi mamma oggidì

False notizie ho avuto fino a oggidì
False notizie ho avuto fino a oggidì
Che era morto il mio marì
E in moglie a un altro mi ritrovo oggidì

Il vino in lacrime si cambia oggidì
Il vino in lacrime si cambia oggidì
Vuota il bicchiere bel solda
Non dice grazie e se ne va

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