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Franco Fortini – La gioia avvenire

Franco Fortini

La gioia avvenire

Potrebbe essere un fiume grandissimo
Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
Una rabbia strappata uno stelo sbranato
Un urlo altissimo
*
Ma anche una minuscola erba per i ritorni
Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
Una mano che sfiora al passaggio
O l’indecisione fissando senza vedere
*
Qualcosa comunque che non possiamo perdere
Anche se ogni altra cosa è perduta
E che perpetuamente celebreremo
Perché ogni cosa nasce da quella soltanto
*
Ma prima di giungervi
Prima la miseria profonda come la lebbra
E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
Tu che credi dimenticare vanitoso
*
O mascherato di rivoluzione
La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
Ma anche di eternità
E dalle bocche sparite dei santi
Come le siepi del marzo brillano le verità.
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Carlo Levi – Siamo stati insieme

Carlo Levi

Siamo stati insieme

Siamo stati insieme
diventando insieme uomini:
se il mondo era diviso
erano uniti i nostri onori
aperte 1e nostre porte.
*
Brillava su tutti i visi
una speranza comune
una raggiunta esistenza
giovane in mezzo ai dolori
ci siamo riconosciuti.
*
Un popolo nuovo, immune
dai limiti ripetuti
nasceva con nuovi nomi
sicuro dalla morte.

Era la Resistenza.

Salvatore Quasimodo – Alle fronde dei salici

Salvatore Quasimodo
Alle fronde dei salici

E come potevano noi cantare

Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Compagni Fratelli Cervi

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,

dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Compagni fratelli Cervi (1944) è uno dei tanti canti dedicato alla tragedia e alla memoria della famiglia Cervi.

Le parole furono composte dai partigiani del Distaccamento Fratelli Cervi, operante nel Reggiano, costituito fra il maggio e il giugno 1944 e comandato dal partigiano Sintoni, appartenente alla 144ª brigata garibaldina Antonio Gramsci. Il canto, infatti, si colloca nella zona di Reggio Emilia. Molto noto fa parte delle numerose canzoni che hanno adottato la melodia della vecchia canzone irredentista Dalmazia

Per ascoltare

La Canzone

Metti la giubba di battaglia,

mitra, fucile e bombe a mano,

per la libertà lottiamo,

per il tuo popolo fedel.

È giunta l’ora dell’assalto,

il vessillo tricolore,

e noi dei Cervi l’abbiam giurato

vogliam pace e libertà, e libertà.

Compagni, fratelli Cervi,

cosa importa se si muore

per la libertà e l’onore

al tuo popolo fedel.

È giunta l’ora dell’assalto…

Compagni, fratelli Cervi…

Franco Fortini – Per un compagno ucciso

Franco Fortini
Per un compagno ucciso

Eri ogni ora dentro la quieta letizia
dell’uomo che ha vinto i tiranni;
non temevi gli inganni della nostra malizia,
non chiedevi più niente al tuo amore.
Sono cadute in profondo le città, dalle fosse
ci chiedono pietà tutti perduti i morti,
ma tu levi il sorriso devotamente
da altri tempi; e noi non piangiamo per te.
*
Noi condurremo i passi dei nostri figli !
sopra la terra, più lieve dal tuo morire,
e guideremo l’amore avvenire e il canto
dov’hai amato per noi l’ultima volta.
*
Lo spillo apre la gemma e l’acqua apre il mattino
dentro il turchino di marzo, al nostro paese.
lo ricordo per te parole antiche d’Italia
e fissano gli amici dai vetri la sera e la neve.

O. Grossi – La guerra è finita –

O. Grossi
La guerra è finita –

lo ti rispetto, amico,
anche se ti ho combattuto;
e ti rispetto anche se tu,
allora.. hai combattuto me.
Non c’è odio nell’animo mio
e forse non c’era neppure
allora: in me e in te.
La guerra è finita, lontana:
la combattemmo avversi
senza saperne i perché,
senza volerci male, io credo.
lo e tu, allora, di fronte
ostili, con le armi in pugno,
pensavamo, insieme,
alle nostre case distrutte,
alle nostre mamme lontane,
ai nostri figli in fiore.
Forse -adesso lo sappiamo
ci rispettavamo già allora
pur sparandoci contro;
ora sappiamo di più:
vorremmo vederci, parlarci,
e stringerci la mano: forte.

Franco Fortini – [Quel giovane tedesco]

Franco Fortini

[Quel giovane tedesco]

Quel giovane tedesco
ferito sul Lungosenna
ai piedi d’una casa
durante l’insurrezione
che moriva solo
mentre Parigi era urla
intorno all’Hótel de Ville
e moriva senza lamenti
la fronte sul marciapiede.
Quel fascista a Torino
che sparò per due ore
e poi scese per strada
con la camicia candida
con i modi distinti
e disse andiamo pure
asciugando il sudore
con un foulard di seta.
La poesia non vale
l’incanto non ha forza
quando tornerà il tempo
uccidetemi allora.
Ho letto Lenin e Marx
non temo la rivoluzione
ma è troppo tardi per me;
almeno queste parole
servissero dopo di me
alla gioia di chi viva
senza più il nostro
orgoglio

Chiara Ferrari – Col parabello in spalla

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza, dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

Col parabello in spalla è una canzone derivata dal canto degli alpini Col fucile sulle spalle, cantata soprattutto in Veneto, Liguria e Piemonte. Si menzionano le bombe scippe, ordigni in uso nella prima guerra mondiale, prodotte dalla SIPPE (Società Italiana Per Prodotti Esplosivi).

Per ascoltare

La Canzone

Col parabello in spalla
caricato a palla
sempre bene armato
paura non ho
quando avrò vinto
quando avrò vinto/
col parabello in spalla
caricato a palla
sempre bene armato
paura non ho
quando avrò vinto
ritornerò.

E allora il capobanda
giunta la pattuglia
mi vuol salutare
e poi mi disse
e poi mi disse
e allora il capobanda
giunta la pattuglia
mi strinse la mano
e poi mi disse
«I fascisti son là».

E a colpi disperati
mezzi massacrati
dalle bombe scippe
i fascisti sparivano
gridando «Ribelli»
gridando «Ribelli»/
e a colpi disperati
mezzi massacrati
dalle bombe scippe
i fascisti sparivano
gridando «Ribelli
abbiate pietà!»

Giuseppe Ungaretti – La Madre

La madre

E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

Giuseppe Ungaretti

Francesco Lasorsa – Il campo dei triangoli colorati

Francesco Lasorsa
Il campo dei triangoli colorati
Una gialla stella di David

Per classificare coloro che sembravano
Di malaria ammalati
Il rosso a tutti quelli
brutti o belli
Che il nazismo non poteva sopportare
Gli avversari politici, insomma gente da sterminare
Il verde ai criminali
Che venivano puniti eccessivamente per i loro passati mali
Il viola per i testimoni
di Geova e di
Charles Russell i sostenitori
Trucidati come gli altri per i loro diversi valori
Il blu del mare
Per tutti coloro che per poter lavorare
Nella sua grandezza devono viaggiare
Il marrone per coloro
Che di questa stella hanno il colore
Della propria carnagione
Vivono sparsi nelle città e
Per questo Hitler dal mondo voleva eliminarne l’entità
Il nero del loro cuore
Agli anti-sociali che alla società disturbano l’odore
Il rosa della pelle
Per tutti i maschi
Che potevano anche essere chiamati “quelle”
In questi campi dai triangoli colorati
Gente senza colpa con le armi peggiori sono stati torturati
Bruciati e ammazzati
Non sempre tutto ciò che è reale è lecito
Difatti credo che il Nazismo con la terra abbia un grosso debito…