Archivi categoria: Le Poesie

March Strand – Il cunicolo

March Strand
Il cunicolo
Un uomo sta fermo

davanti a casa mia
da giorni. Lo spio
dalla finestra del
salotto e la sera,
non riuscendo a prendere sonno,
con la torcia elettrica
illumino il prato.
È sempre lì.
Dopo un po’
socchiudo appena
la porta e gli ingiungo
di andarsene dal giardino.
Strizza gli occhi
e geme. Sbatto
la porta e mi precipito
in cucina, poi su
in camera, poi di nuovo giù.
Piango come una scolaretta
e faccio gesti osceni
alla finestra. Scrivo
messaggi enormi sul proposito
di suicidarmi e li espongo
in modo che li legga facilmente.
Distruggo gli arredi
del salotto per dimostrare
che non posseggo nulla di valore.
Lui resta impassibile
e allora decido di scavare un cunicolo
che sbocchi nel giardino del vicino.
Separo lo scantinato
dai piani superiori
con un muro di mattoni. Scavo
come un matto e il cunicolo
è subito finito. Lascio sotto
il piccone e la pala,
sbuco davanti a una casa
e resto lì troppo stanco
per muovermi o parlare, sperando
che qualcuno mi aiuti.
So di essere osservato
e a tratti sento
la voce di un uomo,
ma non succede niente
e sono giorni che aspetto.
da “Dormendo con un occhio aperto”

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Jaroslav Seifert – Io volli qui così cantar per voi

 

Jaroslav Seifert
Io volli qui così cantar per voi

 

Io volli qui così cantar per voi,
mentre ora il vento per l’ultima volta
senza il suggeritore ripeteva
la sua nella notte priva di luci.
*
Sulle labbra il tuo nome, andrò da lei
come un bambino, seppure bruciasse.
Così l’amai, come s’ama una donna
di cui la gonna il nostro corpo avvolge.
*
La capricciosa a cui sotto l’ascella
suona la luna come un mandolino,
e quella che veglia e monta la guardia
*
tenendo la mano in quell’orologio
che va e ancora va né mai più s’arresta.
Praga! Ha sapore di sorso di vino.

Franco Fortini – Sonetto dei sette cinesi

Franco Fortini

Sonetto dei sette cinesi

Una volta il poeta di Augsburg ebbe a dire

che alla parete della stanza aveva appeso

l’Uomo del Dubbio, una stampa cinese.

L’immagine chiedeva: come agire?

 *

Ho una foto alla parete. Vent’anni fa

nel mio obiettivo guardarono sette operai cinesi.

Guardano diffidenti o ironici o sospesi.

Sanno che non scrivo per loro. Io

*

so che non sono vissuti per me.

Eppure il loro dubbio qualche volta mi ha chiesto

più candide parole o atti più credibili.

*

A loro chiedo aiuto perché siano visibili

contraddizioni e identità fra noi.

Se un senso esiste, è questo.

Jaroslav Seifert – Canzone sulla guerra

Jaroslav Seifert
Canzone sulla guerra

Strozzate la guerra,
che le donne possano sorridere
e non invecchiare così rapidamente
come invecchiano le armi.
*
La guerra però dice: Io sono!
Sono dal principio,
non v’è mai stato momento
in cui non fossi
*
Sono vecchia come la fame
e come l’amore.
Io non mi sono creata,
ma il mondo è mio!
*
E lo distruggerò.
Sarò presente
quando il brandello insanguinato a fuoco
cadrà nel buio
*
come la saliva dei bambini
sul fondo di un pozzo
quando vogliono misurarne
la buia profondità
*
Ma noi – e questa speranza
Possiamo ancora un attimo
Ancora un breve attimo
Possiamo riflettere

Beppe Chierici e Daysi Lumini – Il condannato a morte

Beppe Chierici e Daysi Lumini

Il condannato a morte

Il consiglio di guerra
su due piedi sentenziò
E ad essere fucilato
ahimè mi condannò
*
Legato e a spintoni
sulla piazza fui portà
Dai miei commilitoni
Il plotone era formà
*
Voi che foste i miei fratelli
Vi hanno fatto diventar
I miei boia ma vi perdono
Non mi fate più aspettar
*
Il mio corpo crivellato
Nella polvere cadrà
Questa lettera al mio amore
Fate avere per pietà
*
Con gran cura e diligenza
Queste righe scrivo a te
Per le strade di Provenza
Ora andrai senza di me
*
L’anello che ti diedi
No non sfoggiarlo più
A un altro amore chiedi
La mia gioventù

http://www.antiwarsongs.org/categoria.php?id=117&lang=it

Salvatore Quasimodo In questa città

Salvatore Quasimodo

.In questa città

In questa città c’è pure la macchina

che stritola i sogni: con un gettone
vivo, un piccolo disco di dolore
sei subito di là, su questa terra,
ignoto in mezzo ad ombre deliranti
su alghe di fosforo funghi di fumo:
una giostra di mostri
che gira su conchiglie
che si spezzano putride sonando.
E’ in un bar d’angolo laggiù alla svolta
dei platani, qui nella metropoli
o altrove. Su, già scatta la manopola.

William Butler Yeats – La rosa del mondo

William Butler Yeats
La rosa del mondo

Chi sognò che bellezza trascorre come un sogno?
Per queste labbra rosse, con tutta la loro fierezza dolente,
Dolente che nessun nuovo prodigio possa accadere,
Troia passò in alto funereo splendore,
E i figli d’Usna perirono.
*
Noi e il mondo travaglioso trascorriamo:
Fra le anime degli uomini, che ondeggiano e si traggon da parte
Come pallide acque nel loro corso invernale,
Sotto le stelle trascorrenti, spuma del cielo,
Sempre vive quest’unico volto.
*
Inchinatevi, arcangeli, nella vostra dimora in penombra:
prima che voi foste, prima che un cuore palpitasse,
Benigna e languida una indugiava presso al Suo seggio;
Ei fece il mondo perché fosse erbosa via
Dinnanzi ai piedi errabondi di lei.

Giuseppe Bartoli – Una farfalla di cenere

Giuseppe Bartoli
Una farfalla di cenere
Sarà festa grande 

al taglio del maggese 
per coriandoli di farfalle innamorate 
libere dalle culle 
dell’amore agreste 
Voleranno 
verso la vela 
tenera del cielo 
tra grida pulite 
di bambini 
frammenti ansiosi 
d’albe serene 
nati dalla brace 
della carne accesa 
E tornerà puntuale 
il ricordo 
della bimba di Bologna 
che sognava 
una farfalla di fiordaliso 
da chiudere 
nella gabbia del cuore 
Vedo la sua immagine 
dibattersi prigioniera 
fra i rovi delle schegge 
come rosa di macchia 
nella siepe 
Ogni anno 
– per non dimenticare - 
un filo di calendule d’oro 
illuminerà 
il sentiero di cenere 
grigio 
come la dolcezza 
d’un settembre 
Angela 
non rivedrà più 
gronde di luna 
né si scalderà 
all’abbaino del sole 
con occhi 
di passero sperduto 
Di lei resta solo 
un volo immenso 
di cenere 
che si posò leggero 
sui suoi capelli 
“come solinga 
lampada di tomba”

Salvatore Di Giacomo – Marzo

Salvatore Di Giacomo

Marzo

Marzo: nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua
torna a chiovere, schiove,
ride ‘o sole cu ll’acqua.
*
Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera,
mo d’’o vierno ‘e tempesta,
mo n’aria ‘e Primmavera.
*
N’ auciello freddigliuso
aspetta ch’esce ‘o sole,
ncopp’’o tturreno nfuso
suspireno ‘e vviole.
*
Catarì!…Che buo’ cchiù?
Ntiénneme, core mio!
Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu,
e st’ auciello songo io.

Anonimo – Coro dei superstiti

Anonimo
Coro dei superstiti

Noi superstiti
dalle nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,
sui nostri tendini ha già passato il suo archetto –
I nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell’aria azzurra,
pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli –
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.
*
Noi superstiti,
ancora divorati dai vermi dell’angoscia –
la nostra stella è sepolta nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello,
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
e farci schiumare via –
*
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
potrebbe darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi, ormai senza respiro,
la nostra anima è volata a lui dalla mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell’arca dell’istante –
Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi –
ma solo l’addio ci tiene ancora uniti,
l’addio nella polvere
ci tiene uniti a voi.