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Giovan Battista Garattini – Compagnie di morte

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Giovan Battista Garattini

Compagnie di morte

Giovan Battista Garattini racconta prigionia, nemici, morti, fame, cibo, odio, torture a Marchtrenk, Austria il dicembre 1917

Giovan Battista Garattini è prigioniero nel campo di concentramento austriaco di Marchtrenk da più di un mese, le torture e i decessi sono all’ordine del giorno.

Terminato così il lavoro di registrazione e d’immatricolazione dei prigionieri, incominciò la preparazione dei “Transport” e delle “Arbeiter Kompany” (Compagnie di lavoratori). Si procedeva a questo lavoro, preparando in primo luogo, gli elenchi dei partenti, in base ai ruolini delle Baracche (della forza organica, queste, di 250 uomini ciascuna, su quattro plotoni comandata da un sott’ufficiale). Poi bisognava adunare i prigionieri della baracca o delle baracche, destinate a partire, per fare loro l’appello col nuovo ruolino così compilato.  Il servente austriaco, per tale operazione, adunava gli uomini di scorta, che armati come lui dell’indivisibile nervo, si precipitavano nella baracca, ed urlando come pazzi, costringevano quei disgraziati, sempre in preda alla paura, ad uscire nel modo più celere a loro consentito dalle condizioni fisiche in cui si trovavano. E finché non erano adunati, fioccavano certe nervate da abbattere delle bestie! Poi , incominciava l’appello , e guai a quei disgraziati che non si trovavano presenti. Il giorno poi della partenza, dopo l’adunata, eseguita nel modo suddetto, dovevano subire una visita ovvero una rivista, per cura sempre del sergente Wille. Questa consisteva nel togliere, a quegli infelici, quel poco servibile che fosse loro rimasto; per esempio: a chi aveva due camicie e due paia di mutande, o, caso raro, due paia di scarpe, anche in condizioni cattive, veniva ritirato un capo, che poi doveva servire, specialmente se di qualche valore, alle speculazioni infami di quel soggetto da forca. A coloro pio, che avevano un capo solo (di indumenti, s’intende), ma di qualità discreta, come farsetti, o mutande, o camicie di lana, ecc. venivano loro ritirati tali oggetti e ricevevano in cambio indumenti spesse volte di carta, o comunque di nessun valore, come ad esempio: scarpe colle suole di legno. Venivano così sfruttati sino all’ultimo, senza che quelle vittime dell’egoismo e della malvagità tentassero di reagire o pronunziassero una parole di protesta, d’altronde era prudenza, perché evitavano, almeno, le percosse! A rivista ultimata, si incamminavano verso lo scalo ferroviario, esistente nel concentramento; venivano caricati sui vagoni bestiame …e partivano…lasciando in noi una profonda tristezza ed impressione, come se si fosse assistito ad una partenza di forzati, ingiustamente condannati, per bagno penale! Qualche giorno dopo giungeva l’elenco di quelli, per i quali i disagi di simile odissea erano stai superiori alla loro resistenza fisica, ed erano morti pel viaggio od appena giunti; seguito poi, ad intervalli, da altri elenchi…., e non erano pochi…!
Ed ogni volta, bisognava inviare altri disgraziati, a riempire i vuoti, in tal modo prodotti, nelle compagnie di lavoro. Qualcuno, fortunato, veniva concesso pei lavori dei campi, presso qualche colono, ed aveva così la possibilità di avere vitto a sufficienza, e di passarsela, anche per rimanente, alla meno peggio. Allettati da tale prospettiva, anche fra noi scritturali vi fu qualcuno che volle tentare la fortuna, come si diceva noi, e che consisteva sempre, nel cercare un’occupazione fuori del concentramento, ove si potesse avere un vitto migliore. Era la fame, sempre, il problema più difficile a risolvere, e che naturalmente occupava costantemente le nostre menti. E qualcuno, con nostro piacere, vi riuscì. Ma ben diversa era la fortuna che volevo tentare io, che ormai non potevo più resistere al campo, dove ero costretto ad assistere a tutte le crudeltà, che venivano commesse, nell’Ufficio stesso, dal Wille.
Quel tristo soggetto, unitamente a qualche suo degno amico, quale il sergente addetto al bagno, si permetteva ogni sorta di vigliaccheria, ed ogni qualvolta un sorvegliante accompagnava in Ufficio un prigioniero, che si pretendeva avesse commesso una mancanza, (spesse volte consisteva nell’aver scavato delle radici d’erbe, per ingannare la fame; ma tanto, tutti i pretesti erano buoni), il Wille dava di piglio al nervo e con gioia selvaggia, in atteggiamento che faceva prevedere una bufera, si precipitava sul malcapitato, che, o non aveva neppure il coraggio di pronunciare una parola a sua difesa e fingeva di rassegnarsi alla punizione, docilmente, colla speranza di ridurre alla mitezza l’aguzzino, oppure si metteva a supplicare perché gli venisse perdonato. Ma era perfettamente inutile; era come chiedere pietà alla tigre! Dopo poche domande pronunciate dal Wille in tedesco, appositamente per non farsi comprendere ed evitare la possibilità di una risposta giustificativa (mentre quando gli faceva comodo, sapeva farsi intendere in italiano), il malcapitato doveva subire la tortura di un certo numero di nervate, date con una violenza tale dallo stesso Wille, da far trasalire dallo sdegno Ed a me, in particolare, che divenivo pallido per la bile, quell’infame, compiuta la sua bell’opera, rivolgeva lo sguardo sorridente, pieno di sarcasmo.
E tralascio di narrare altre sevizie commesse da quell’uomo, che, infine, a danno dei prigionieri italiani, si appropriò in pochi mesi di una somma che secondo i nostri calcoli, s’aggirava intorno alle diecimila corone!
Tutto denaro tenuto indebitamente sulla cinquina degli italiani, ovvero ricavato dalla vendita degli oggetti tolti ai prigionieri. A che si meravigliasse o giudicasse esagerata tale somma, faccio osservare che dalla vendita di un solo pezzetto di sapone italiano, si potevano ricavare anche più di trenta corone. Qualcuno dirà: E perché non reclamare?- Valga, quale risposta esauriente a questi tali, la narrazione del seguente episodio:-un giorno, mentre si stava preparando una compagnia di partenti e si stavano cambiando loro gli zoccoli, intervenne il Colonnello austriaco, Comandante del Concentramento, urlando come un indemoniato. Noi, naturalmente, non comprendemmo nulla di quanto disse, ma ci venne dato l’ordine di portare in magazzino gli zoccoli. Poi si seppe dal caporale trentino Guarnieri, che le parole pronunciate dal Colonnello e dirette ai soldati austriaci, erano di questo genere:- Che cosa fate, bestie: perché cambiate le scarpe a questi cani? Mandateli via come sono e bastonateli!….Tali erano i superiori ai quali avremmo dovuto rivolgere i nostri  reclami

Francesco Isola – Ferito a morte per un pezzo di pane

Francesco Isola

Ferito a morte per un pezzo di pane

Francesco Isola racconta prigionia, cibo, fame, nemici, morti, torture a Darmstadt, Germania il 1917

I prigionieri italiani vengono condotti in Germania.

La sera del 29 ottobre si arrivò al concentramento dei prigionieri di Darmstad.
L’argomento che per primo veniva portato in campo era il cibo, si domandava pane, si domandava da mangiare.
Ed anche qui nulla di più che broda di rape, forse di questa in abbondanza; come lupi affamati, senza ritegno a trascendere ad azioni selvagge, ingoiavamo quella misera zuppa.
Ne vidi tanti ficcare il muso entro qualche grande recipiente e, come porcellini, inghiottire voraci.
La fame aveva annebbiato la ragione, l’etichetta.
Breve fu il soggiorno in questo concentramento per un certo numero di noi, poiché, dopo un terzo e più lungo viaggio, ci fecero raggiungere e ci concentrarono nel lontano campo di Friedrichfeld e precisamente nella Westfalia, in Germania.
Già in questo campo erano stati concentrati un numero stragrande di prigionieri dell’esercito interalleato e cioè francesi, inglesi, belgi, portoghesi, serbi, molti russi, neri delle Afriche, ecc. e proprio solo noi mancavamo: dunque eravamo noi i primi italiani a raggiungere quella cinta di esilio, di prigione.
Per prima cosa i tedeschi ebbero cura di dividerci dagli altri prigionieri racchiudendoci in un angolo del grande campo bene separati da una forte cinta di rete metallica; e così per 40 giorni ci sottoposero a molte visite mediche, punture, bagni e disinfezione panni. 
Giorni questi di grandi torture, riducendoci ben presto ad  un nuovo esaurimento per l’insufficiente alimento.
Quale era il nostro alimento quotidiano? Una broda nerastra insapora composta di pezzettini di carote ed acqua, acqua di fonte e null’altro assieme.
Qualche volta ci davano invece una bevanda con un miscuglio d’una farina color caffè, la qual farina, al par della sabbia, calava rapidamente sul fondo dei recipienti.
Un unico mestolo di questa denominata “sboba” era per due volte il nostro miglior cibo giornaliero.
Ci davan si alla mattina il caffè, un liquido color di tintura di jodio nauseante né più né meno dell’infuso di Vienna, tanto ripugnante che nessuno di noi nemmeno l’assaggiava.
Ed il pane! Mio Dio quale oltraggio alla miglior provvidenza della natura!
Il nostro pane non era altro che un conglomerato chissà di quali selvagge sostanze, una pasta cruda anch’essa color tabacco, attaccaticcia, tenuta insieme da una crosta nera in carbone, crosta bruciata superficialmente da una repentina cottura.
Capitava spesso di discernere tra questo ripugnante pane della pagliuccia, delle fibre di legno, oppure buccie di qualche frutto selvatico.
Ci davano delle grosse pagnotte da due chili e mezzo da dividere in dodici parti ed in queste divisioni scaturivano spesso delle lotte tremende a motivo di qualche ripartizione minimamente imparziale: la fame c’aveva reso selvaggi, impazienti, ogni senso di cameratismo era svanito di fronte alla cruda esistenza.
Basti dire che tra noi, in gruppo di dodici, ci numeravamo a sorte per fissare chi per primo e poi di seguito poteva prelevare la rispettiva razione: solo così si aveva pace.
Ecco il maggior alimento che il nemico poteva darci!
Ma questo cibo non era e non fu sufficiente a sostenere le nostre vite e solo con qualche altro espediente riuscivamo a sopravvivere in tanti, mentre tant’altri dopo lunghi mesi d’agonia, colpiti dall’orribile sventura dell’esaurimento, lentamente morirono invocando: “ pane!”.
Dopo qualche settimana dal nostro serraglio dei compagni più audaci, approfittando d’un momento di distrazione delle rassegnate sentinelle, tentarono, e parecchie volte riuscirono, a scavalcare la cinta metallica che ci separava dagli altri prigionieri alleati, portandosi così alla ricerca di cibo.
Ma una notte, una sentinella forse questa dal cuore più crudele, colse un compagno al varco: la baionetta dell’inumano si bagnò di sangue!
Cadde esamine a terra quell’infelice compagno; cercammo di raccoglierlo, ma fummo brutalmente ricacciati nella nostra baracca: solo attraverso la finestra potemmo vedere un gruppo di quegli armati raccogliere quel corpo e portarselo via;  una larga chiazza di sangue diceva che doveva esser stato ferito gravemente.
Morì esso? Nulla si potè sapere di quella povera vita così brutalmente straziata per una colpa il cui fine non era altro che l’elemosina di un po’ di pane.

Einsatzgruppen (“Squadre della Morte”)

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Einsatzgruppen (“Squadre della Morte”)

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Soldati appartenenti a un’unità non identificata della Squadra della Morte C frugano tra i beni degli Ebrei massacrati a Babi Yar, una gola nei pressi di Kiev. Unione Sovietica, 29 settembre-1 ottobre 1941.

— US Holocaust Memorial Museum

Le Einsatzgruppen (in questo contesto da leggere come “unità mobili di sterminio”) erano vere e proprie Squadre della Morte composte principalmente da SS e da agenti di polizia. Comandate da ufficiali della Polizia di Sicurezza tedesca (Sicherheitspolizei, Sipo) e del Servizio di Sicurezza (Sicherheitsdienst, SD) le Einsatzgruppen avevano tra i loro compiti l’eliminazione di coloro che venivano considerati nemici, sia per motivi politici che razziali, e che si trovavano al di là delle linee di combattimento, nell’Unione Sovietica occupata dai tedeschi.

Tra le vittime vi furono Ebrei, Rom (Zingari), funzionari di Stato e funzionari del Partito Comunista Sovietico. Le Einsatzgruppen assassinarono anche migliaia di pazienti ospitati nelle strutture per disabili fisici e mentali. Molti studiosi sono convinti che lo sterminio sistematico degli Ebrei attuato dalle Einsatzgruppen e dai battaglioni della Polizia d’Ordine (Ordnungspolizei) nell’Unione Sovietica occupata, rappresentò il primo passo verso l’attuazione della “Soluzione Finale”, il programma ideato dai Nazisti per eliminare tutti gli Ebrei europei.

Durante l’invasione dell’Unione Sovietica, nel giugno del 1941, le Einsatzgruppen si posero al seguito dell’esercito tedesco mentre questi avanzava profondamente nel territorio nemico. Le Einsatzgruppen, spesso usufruendo dell’appoggio della polizia e delle popolazioni locali, portarono a termine numerose operazioni di sterminio di massa. Contrariamente ai metodi adottati successivamente, che prevedevano la deportazione degli Ebrei dalle città o dai ghetti verso i campi di sterminio, le Einsatzgruppen si recavano direttamente nelle comunità ebraiche e attuavano veri e propri massacri.

L’esercito tedesco fornì appoggio logistico alle Einsatzgruppen, inclusi rifornimenti, trasporto, alloggio e, occasionalmente, forza lavoro sotto forma di unità per il trasferimento e la sorveglianza dei prigionieri. In una prima fase, le Einsatzgruppen fucilarono principalmente gli uomini Ebrei. Alla fine dell’estate del 1941, tuttavia, ovunque le Einsatzgruppen si recassero uccidevano uomini, donne e bambini, senza curarsi dell’età o del sesso di appartenenza, seppellendoli poi in fosse comuni. Spesso grazie all’aiuto di informatori e interpreti della popolazione locale, gli Ebrei di una certa zona venivano identificati e portati nei punti di raccolta;da qui, i camion li trasportavano poi ai luoghi dell’esecuzione, dove le fosse comuni erano già state preparate. In alcuni casi, i prigionieri erano costretti a scavare loro stessi le loro future tombe. Dopo aver consegnato ogni oggetto di valore ed essersi spogliati, uomini, donne e bambini venivano fucilati, o in stile militare – in piedi, di fronte alla fossa – oppure già stesi sul fondo, uno accanto all’altro, secondo un sistema che venne ribattezzato in modo irriverente “a scatola di sardine”.

La fucilazione fu il sistema più usato dalle Einsatzgruppen; tuttavia, alla fine dell’estate del 1941, Heinrich Himmler, avendo constatato il peso psicologico che tale sistema di sterminio aveva sui suoi uomini, richiese l’adozione di un modo più “comodo” di perpetrare le uccisioni. Il risultato di tale richiesta fu la creazione delle camere a gas mobili: montate su furgoni per il trasporto merci, e con il sistema di scappamento modificato, esse venivano usate per asfissiare i prigionieri con il monossido di carbonio. Le camere a gas mobili fecero la propria apparizione per la prima volta sul fronte orientale, alla fine dell’autunno del 1941, e furono poi utilizzate, insieme alle fucilazioni, per assassinare Ebrei e altre vittime nella maggior parte delle zone in cui le “Squadre della Morte” operavano.

Le Einsatzgruppen al seguito dell’esercito tedesco in Unione Sovietica erano composte da quattro gruppi operativi, ognuno delle dimensioni di un battaglione. L’ Einsatzgruppe A partì dalla Prussia Orientale e si spinse attraverso la Lituania, la Lettonia e l’Estonia verso Leningrado (oggi San Pietroburgo). Questa unità massacrò gli Ebrei a Kovno, Riga e Vilna. L’Einsatzgruppe B partì invece da Varsavia, nella Polonia occupata, e attraverso la Bielorussia si spinse verso Smolensk e Minsk, massacrando gli Ebrei a Grodno, Minsk, Brest-Litovsk, Slonim, Gomel e Mogilev, solo per citare alcuni luoghi. L’Einsatzgruppe C cominciò le proprie operazioni da Cracovia, attraversando poi l’Ucraina occidentale e proseguendo verso Kharkov e Rostov sul Don. I suoi uomini operarono massacri a Lvov, Tarnopol, Zolochev, Kremenets, Kharkov, Zhitomir e Kiev. Qui, il sottogruppo 4A delle Einsatzgruppen, nel corso di due intere giornate, portò a termine quello che divenne poi tristemente famoso come “massacro della gola di Babi Yar”, in cui vennero assassinati 33.771 Ebrei di Kiev. Delle quattro unità, la Einsatzgruppe D operò invece nella parte più a sud: questa squadra portò a termine numerosi massacri nella parte meridionale dell’Ucraina e della Crimea, in particolare a Nikolayev, Kherson, Simferopol, Sebastopoli, Feodosiya e nella regione di Krasnodar.

Le Einsatzgruppen ricevettero vasto appoggio dai soldati tedeschi e dagli altri eserciti dell’Asse, così come da collaboratori locali e da altre unità delle SS. I membri delle Einsatzgruppen venivano reclutati tra le SS, le Waffen SS (reparti militari delle SS), nel Sipo e nel SD, tra le forze della Polizia d’Ordine e in altre forze di polizia.

Alla fine della primavera del 1943, le Einsatzgruppen e i battaglioni della Polizia d’Ordine avevano già assassinato più di un milione di Ebrei sovietici e decine di migliaia di commissari politici, partigiani, Rom e persone disabili. Il cosiddetto “sterminio mobile”, in particolare la fucilazione, si dimostrò un metodo inefficiente e psicologicamente pesante per gli uomini coinvolti. Già nel periodo in cui le Einsatzgruppen portavano a termine le loro operazioni, le autorità tedesche cominciarono a pianificare e poi costruire strutture fisse all’interno dei campi di sterminio, per uccidere – tramite gas venefico – del più vasto numero possibile di Ebrei.

Copyright © United States Holocaust Memorial Museum, Washington, DC

Einsatzgruppen – (“Squadre della Morte”)

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Einsatzgruppen (“Squadre della Morte”) — Ritratti

Herschel Rosenblat

Data di nascita: 1916, Varsavia, Polonia

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Herschel era il più giovane di tre figli nati da genitori ebrei, che in casa parlavano Yiddish. Quando Herschel era ancora bambino, la sua famiglia si trasferì a Radom, una citttà industriale in cui viveva una grande comunità ebraica. Nel 1930, Herschel, che aveva finito la scuola, lavorava già con suo padre nella loro azienda di produzione di calzature. Più tardi, con l’aiuto di un amico, egli trovò un lavoro a tempo pieno come imbianchino.

1933-39: La carriera di imbianchino di Herschel fu interrotta per due anni quando egli ne aveva venti e venne arruolato nella cavalleria polacca. Quando la Germania minacciò di attaccare la Polonia, nell’agosto del 1939, Herschel venne richiamato; dopo l’occupazione tedesca, egli riuscì ad evitare di venire catturato come prigioniero di guerra e tornò a casa. Quando i Tedeschi picchiarono suo fratello maggiore Itzik, Herschel prese in prestito del denaro e fuggì ad est, nella città di Slonim, che si trovava nella parte di Polonia occupata dai Sovietici.

1940-41: A Slonim Herschel trovò nuovamente lavoro come imbianchino, ma nel 1941 cadde da un’impalcatura e si ruppe una gamba; di conseguenza, si trovava all’ospedale quando i Tedeschi attaccarono l’Unione Sovietica, il 22 giugno 1941. Tre giorni dopo, truppe tedesche presero d’assalto Slonim. Mentre la maggior parte dei suoi amici fece in tempo a fuggire, Herschel rimase bloccato a letto. Durante la loro avanzata in territorio sovietico, le truppe tedesche erano seguite da unità operative mobili, o Squadre della Morte, alcune delle quali entrarono anche a Slonim con il compito di uccidere gli Ebrei.

Herschel, insieme ad altri pazienti, venne assassinato mentre si trovava nel suo letto d’ospedale. Aveva 25 anni.

Corrado Govoni – Morte del Partigiano

Corrado Govoni
Morte del Partigiano
Dorme nei suoi capelli, vegetali
fili che il sole e il vento scioglieranno
vivi all’alba: una buia sventagliata
di mitra lo sferzò tra capo e collo
come brusca manata di un amico:
così cadde supino, per voltarsi
a riconoscerlo e a scambiare il colpo.
Non sentì allontanarsi per la riva
i passi dei fucilatori, dopo
che gli diedero un calcio per saluto
gridandogli: «Carogna!», e dentro il fiume
scaricarono l’arma e un po’ più avanti
graffiarono rabbiosamente il ponte
di bombe a mano: troppo poco a dare,
anche se così complice od assente,
che la notte straripi di terrore
per un sol sparo secco. Dorme, dorme
lungo disteso, stretto il gonfio collo
nella sciarpa di sangue larga e morbida
sempre più gelida; e il lungo cappotto
indurito di brina è il suo sepolcro.
E la sua patria è l’erba

Einsatzgruppen (“Squadre della Morte”)

Einsatzgruppen (“Squadre della Morte”)

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Soldati appartenenti a un’unità non identificata della Squadra della Morte C frugano tra i beni degli Ebrei massacrati a Babi Yar, una gola nei pressi di Kiev. Unione Sovietica, 29 settembre-1 ottobre 1941.

— US Holocaust Memorial Museum

Le Einsatzgruppen (in questo contesto da leggere come “unità mobili di sterminio”) erano vere e proprie Squadre della Morte composte principalmente da SS e da agenti di polizia. Comandate da ufficiali della Polizia di Sicurezza tedesca (Sicherheitspolizei, Sipo) e del Servizio di Sicurezza (Sicherheitsdienst, SD) le Einsatzgruppen avevano tra i loro compiti l’eliminazione di coloro che venivano considerati nemici, sia per motivi politici che razziali, e che si trovavano al di là delle linee di combattimento, nell’Unione Sovietica occupata dai tedeschi.

Tra le vittime vi furono Ebrei, Rom (Zingari), funzionari di Stato e funzionari del Partito Comunista Sovietico. Le Einsatzgruppen assassinarono anche migliaia di pazienti ospitati nelle strutture per disabili fisici e mentali. Molti studiosi sono convinti che lo sterminio sistematico degli Ebrei attuato dalle Einsatzgruppen e dai battaglioni della Polizia d’Ordine (Ordnungspolizei) nell’Unione Sovietica occupata, rappresentò il primo passo verso l’attuazione della “Soluzione Finale”, il programma ideato dai Nazisti per eliminare tutti gli Ebrei europei.

Durante l’invasione dell’Unione Sovietica, nel giugno del 1941, le Einsatzgruppen si posero al seguito dell’esercito tedesco mentre questi avanzava profondamente nel territorio nemico. Le Einsatzgruppen, spesso usufruendo dell’appoggio della polizia e delle popolazioni locali, portarono a termine numerose operazioni di sterminio di massa. Contrariamente ai metodi adottati successivamente, che prevedevano la deportazione degli Ebrei dalle città o dai ghetti verso i campi di sterminio, le Einsatzgruppen si recavano direttamente nelle comunità ebraiche e attuavano veri e propri massacri.

L’esercito tedesco fornì appoggio logistico alle Einsatzgruppen, inclusi rifornimenti, trasporto, alloggio e, occasionalmente, forza lavoro sotto forma di unità per il trasferimento e la sorveglianza dei prigionieri. In una prima fase, le Einsatzgruppen fucilarono principalmente gli uomini Ebrei. Alla fine dell’estate del 1941, tuttavia, ovunque le Einsatzgruppen si recassero uccidevano uomini, donne e bambini, senza curarsi dell’età o del sesso di appartenenza, seppellendoli poi in fosse comuni. Spesso grazie all’aiuto di informatori e interpreti della popolazione locale, gli Ebrei di una certa zona venivano identificati e portati nei punti di raccolta;da qui, i camion li trasportavano poi ai luoghi dell’esecuzione, dove le fosse comuni erano già state preparate. In alcuni casi, i prigionieri erano costretti a scavare loro stessi le loro future tombe. Dopo aver consegnato ogni oggetto di valore ed essersi spogliati, uomini, donne e bambini venivano fucilati, o in stile militare – in piedi, di fronte alla fossa – oppure già stesi sul fondo, uno accanto all’altro, secondo un sistema che venne ribattezzato in modo irriverente “a scatola di sardine”.

La fucilazione fu il sistema più usato dalle Einsatzgruppen; tuttavia, alla fine dell’estate del 1941, Heinrich Himmler, avendo constatato il peso psicologico che tale sistema di sterminio aveva sui suoi uomini, richiese l’adozione di un modo più “comodo” di perpetrare le uccisioni. Il risultato di tale richiesta fu la creazione delle camere a gas mobili: montate su furgoni per il trasporto merci, e con il sistema di scappamento modificato, esse venivano usate per asfissiare i prigionieri con il monossido di carbonio. Le camere a gas mobili fecero la propria apparizione per la prima volta sul fronte orientale, alla fine dell’autunno del 1941, e furono poi utilizzate, insieme alle fucilazioni, per assassinare Ebrei e altre vittime nella maggior parte delle zone in cui le “Squadre della Morte” operavano.

Le Einsatzgruppen al seguito dell’esercito tedesco in Unione Sovietica erano composte da quattro gruppi operativi, ognuno delle dimensioni di un battaglione. L’ Einsatzgruppe A partì dalla Prussia Orientale e si spinse attraverso la Lituania, la Lettonia e l’Estonia verso Leningrado (oggi San Pietroburgo). Questa unità massacrò gli Ebrei a Kovno, Riga e Vilna. L’Einsatzgruppe B partì invece da Varsavia, nella Polonia occupata, e attraverso la Bielorussia si spinse verso Smolensk e Minsk, massacrando gli Ebrei a Grodno, Minsk, Brest-Litovsk, Slonim, Gomel e Mogilev, solo per citare alcuni luoghi. L’Einsatzgruppe C cominciò le proprie operazioni da Cracovia, attraversando poi l’Ucraina occidentale e proseguendo verso Kharkov e Rostov sul Don. I suoi uomini operarono massacri a Lvov, Tarnopol, Zolochev, Kremenets, Kharkov, Zhitomir e Kiev. Qui, il sottogruppo 4A delle Einsatzgruppen, nel corso di due intere giornate, portò a termine quello che divenne poi tristemente famoso come “massacro della gola di Babi Yar”, in cui vennero assassinati 33.771 Ebrei di Kiev. Delle quattro unità, la Einsatzgruppe D operò invece nella parte più a sud: questa squadra portò a termine numerosi massacri nella parte meridionale dell’Ucraina e della Crimea, in particolare a Nikolayev, Kherson, Simferopol, Sebastopoli, Feodosiya e nella regione di Krasnodar.

Le Einsatzgruppen ricevettero vasto appoggio dai soldati tedeschi e dagli altri eserciti dell’Asse, così come da collaboratori locali e da altre unità delle SS. I membri delle Einsatzgruppen venivano reclutati tra le SS, le Waffen SS (reparti militari delle SS), nel Sipo e nel SD, tra le forze della Polizia d’Ordine e in altre forze di polizia.

Alla fine della primavera del 1943, le Einsatzgruppen e i battaglioni della Polizia d’Ordine avevano già assassinato più di un milione di Ebrei sovietici e decine di migliaia di commissari politici, partigiani, Rom e persone disabili. Il cosiddetto “sterminio mobile”, in particolare la fucilazione, si dimostrò un metodo inefficiente e psicologicamente pesante per gli uomini coinvolti. Già nel periodo in cui le Einsatzgruppen portavano a termine le loro operazioni, le autorità tedesche cominciarono a pianificare e poi costruire strutture fisse all’interno dei campi di sterminio, per uccidere – tramite gas venefico – del più vasto numero possibile di Ebrei

Tratto da

Enciclopedia dell’Olocausto

Paul Celan – Fuga di morte

27 GENNAIO

Paul Celan

Fuga di morte

Nero  latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo la notte beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza.

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti

Lui grida vangate più a fondo il terreno voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti

Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell’aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell’aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

Martin Rosenberg – Canto di morte ebraico

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Canto di morte ebraico
Testo e musica (da una canzone Yiddish)
di Rosebery d’Arguto,
pseudonimo di Martin Rosenberg

Eravamo dieci fratelli,
commerciavamo in vini…
uno è morto
siamo rimasti in nove…
Oj-oj!
Jidl col violino
Mojschie con il basso,
cantatemi ancora una canzonetta
dobbiamo morire nel gas!
Sono rimasto l’unico vivo dei fratelli,
con chi posso piangere?
Gli altri sono stati assassinati!
Pensate agli altri nove…
Oj-oj!
Jidl col violino,
Mojschie con il basso,
udite la mia ultima canzonetta:
anch’io devo morire nel gas!
Jidl col violino,
Mojschie con il basso,
udite la mia ultima canzonetta:
eravamo dieci fratelli
non avevamo fatto alcun male…
alcun male…
Li-laj
Tutti fatti fuori!

Giuseppe Ungaretti – Inno alla morte

Giuseppe Ungaretti

Inno alla morte

Amore, mio giovine emblema,
Tornato a dorare la terra,
Diffuso entro il giorno rupestre,
E’ l’ultima volta che miro
(Appiè del botro d’irruenti
Acque sontuoso, d’antri
Funesto) la scia di luce
Che pari alla tortora lamentosa
Sull’erba svagata si turba.

Amore, salute lucente,
Mi pesano gli anni venturi

Abbandonata la mazza fedele,
Scivolerò nell’acqua buia
Senza rimpianto

Morte, arido fiume…

Immemore sorella, morte,
L’uguale mi farai del sogno
Baciandomi.

Avrò il tuo passo,
Andrò senza lasciare impronta.

Mi darai il cuore immobile
D’un iddio, sarò innocente,
Non avrò più pensieri né bontà.

Colla mente murata,
Cogli occhi caduti in oblio,
Farò da guida alla felicità.

 

Paul Celan – Fuga di morte

Paul Celan

Fuga di morte

Nero  latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo la notte beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza.

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti

Lui grida vangate più a fondo il terreno voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti

Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell’aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell’aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith