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Leandro Corona

sacrificio - Copia

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Leandro Corona
Di anni 20 – contadino – nato a Maracalagonis (Cagliari) il 5 maggio 1923 -. Arrestato il 12 marzo 1944, in frazione Collina di Vicchio di Mugello (Firenze), durante un’azione di rastrellamento di S.S. italiane – tradotto nelle carceri di Firenze — Processato il 21 marzo 1944, dal Tribunale Militare Straordinario di Guerra di Firenze, perché in ritardo di tre giorni sulla data di presentazione della chiamata alle armi -. Fucilato alle ore 6,30 del 22 marzo 1944 a Campo di Marte in Firenze, da plotone della G.N.R., con Quieto Quitti, Guido Targetti, Antonio Raddi e Adriano Santoni.
Firenze, 22.3.1944
Carissimi genitori,
mentre penso al dolore che proverete alla notizia della mia triste sorte, vi voglio scrivere per confortarvi e assicurarvi che ho accettato ogni cosa dalle mani del Signore.
Spero che come il buon Dio mi ha dato la forza di sopportare tanta pena così darà a tutti voi il coraggio e la rassegnazione. Vi chiedo scusa se non sono sempre stato buono come avrei dovuto e spero mi perdo­nerete. Per me non piangete che sono sicuro che il buon Dio accetterà il mio sacrificio ed ora mi trovo contento di unirmi a Lui.
Tutti vi ricordo in particolare modo la mamma e il babbo i nonni i fratelli e la sorella i parenti tutti, per me non vi angustiate non pian­gete mi fareste dispiacere perché sono rassegnato alla volontà del Si­gnore.
Per questo sacrificio darà a voi ogni benedizione e a me darà il Paradiso dove tutti ci ritroveremo.
Vi bacio e abbraccio tutti. Vostro affezionatissimo
Leandro Corona

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952
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Guido Targetti

sacrificio - Copia

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Guido Targetti

Di anni 21 – contadino – nato a Vicchio di Mugello (Firenze) il 3 settembre 1922 -. Arrestato il 12 marzo 1944, in frazione Collina di Vicchio di Mugello, durante una azione di rastrellamento di S.S. italiane – tradotto nelle carceri di Firenze -. Proces­sato il 21 marzo 1944, dal Tribunale Militare Straordinario di Guerra di Firenze, perché in ritardo di tre giorni sulla data di presentazione alla chiamata alle armi -. Fucilato alle ore 6,30 del 22 marzo 1944 a Campo di Marte in Firenze da plotone di militi della G.N.R., con Leandro Corona e altri quattro.

Carissimi genitori . e tutti di famiglia,
vengo con questa ultima lettera, dove non mi è stato possibile darvi mie notizie, dato che mi trovo entro queste brutte mura, in questo momento sto ricordandovi, ad uno ad uno con tutto il mio cuore.
Credetemi che sempre vi ho voluto bene e che sempre in qualunque momento ho ricordato ciò che voi avete fatto per me.
Se qualche volta vi ho fatto qualche torto vi prego di perdonarmi di tutto cuore.
Vi ho sempre voluto bene e prego anzi è pregato sempre il Padre Eterno con tutti í Suoi Santi di aiutarvi e proteggervi.
Se Iddio volesse chiamarmi a sé, io pregherò sempre d’alto dei cieli per la vostra felicità.
Il vostro figliolo che sempre vi ha voluto tanto bene, vi chiede perdono se qualche volta vi ha recato dolore e vi bacia tutti salutan­dovi e chiedendovi perdono se qualche volta vi ha recato dolore.
Vostro figliolo

Targetti Guido

Saluto a tutti. Qui insieme sta pure Corona Leandro. Vi prego di tenerlo come fratello. Ancora una volta vi bacio e vi saluto tutti. Vostro
Guido Targetti

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Giuseppe Testa

sacrificio - Copia

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Giuseppe Testa
Di anni 19 – impiegato al Genio Militare di Roma e studente in Ragioneria – nato a Si Vincenzo Valle Roveto (L’Aquila) il 25 maggio 1924 -. Nei primi mesi del ’43 inizia attività antifascista ponendosi in contatto con elementi del Partito d’Azione in Roma — Nei mesi dopo 1’8 settembre ’43 aiuta militari alleati ex-prigionieri che a migliaia tentano di attraversare il fronte nella zona fra il Monte Cornacchia e Cassino -è attivissimo nella raccolta di armi e nell’organizzazione della formazione che pren­derà il nome di « Patrioti Marsicani » ~ la casa di famiglia a Morrea (L’Aquila) diventa centro di rifugiati politici -. Catturato a Morrea, nel corso di azione di rastrellamento condotta da militari ed elementi della polizia tedesca, insieme al padre, al fratello, allo zio, al dirigente comunista Nando Amiconi e altri – tradotto nella sede del Co­mando tedesco di Civita d’Antino (L’Aquila), poi nel campo di concentramento di Madonna della Stella (Sera, Frosinone) – più volte torturato — Davanti al Tribunale Militare Tedesco di Madonna della Stella si assume, per scagionare i parenti e com­pagni, tutte le responsabilità -. Fucilato 11 maggio 1944, da plotone tedesco, lungo un canale nei pressi di Alvito (Frosinone) -.
Medaglia d’Oro al V.M.

Cara mamma,
non preoccuparti per me. È il destino crudele che ha voluto col­pirmi in questo modo. Perdonami di tutti i peccati e dei dispiaceri che ho mancato verso di te. lo vado con coraggio alla morte. Baci a Italia, Concettina, Oreste, Gabriella, Carlo. Un forte abbraccio a te
Peppino

Caro papà,
perdonami anche tu di tutto quello che ho mancato verso di te. Fa coraggio a mamma. Non pensare a me. Saluti e bacia tutti aff.
Peppino

Caro Professore,
la mattina del giorno 11 – 5 – 44 il destino ha segnato per me la fine. io, come sai, sono sempre forte come sono state forti le mie idee. Spero che il mio sacrificio valga per coloro i quali hanno lottato per le stesse idee dee e che un giorno possa essere il vanto e la gloria della mia famiglia, del mio Paese e degli amici miei. Voi che mi conoscete potete ripetere che il mio carattere si spezza e non si piega. Abbiatemi sempre presente in tutti i Vostri lavori e specialmente in tutte le opere che compirete per il bene della Patria così martoriata.

Muoia tutto – Viva la nostra Italia.
Tuo aff Peppino Testa
al prof. Marucchi Agostino – Via Gaetano Moroni io – Roma

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Giovanni Pistoi

sacrificio - Copia

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Giovanni Pistoi

Di anni 24 – impiegato – nato a San Quirico d’Orda (Siena) il 10 maggio 1920 -. Dal marzo del ’44 partigiano della 181° Brigata « Morbiducci » operante nella Valle Varaita (Saluzzo) -. Catturato a Saluzzo nel novembre 1944, nel corso di un’azione di sabotaggio, ad opera di militi delle locali Brigate Nere – detenuto per un mese nelle carceri di Cuneo (Ufficio Politico) – orribilmente torturato -. Fucilato senza processo il 22 dicembre 1944, nella Caserma « M. Musso » di Saluzzo – E’ fratello del partigiano Spartaco Pistoi, ucciso in combattimento.

Cara mamma e cari tutti,

Ormai so la fine che debbo fare; perciò queste sono le ultime mie parole. Ho sempre pensato a te, mamma, e a voi tutti, specialmente a mio fratellino Silvio.
Non ho paura di morire.
Salutatemi Caterina e la sua famiglia.
Bacioni a tutti.
Ciao
tuo figlio

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Giordano Cavestro (Mirko)

sacrificio - Copia

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”
Giordano Cavestro (Mirko)
Di anni 18 – studente di Scuola Media – nato a Parma il 3o novembre 1925 -. Nel 1940 dà vita, di sua iniziativa, ad un bollettino antifascista attorno al quale si mobilitano numerosi militanti – dopo 1’8 settembre 1943 lo stesso nucleo diventa centro organiz­zativo e propulsore delle prime attività partigiane nella zona di Parma -. Catturato il 7 aprile 1944 a Montagnana (Parma), nel corso di un rastrellamento operato da tedeschi e fascisti – tradotto nelle carceri di Parma -. Processato il 14 aprile 1944 dal Tribunale Militare di Parma – condannato a morte, quindi graziato condizionalmente e trattenuto come ostaggio -. Fucilato il 4 maggio 1944 nei pressi di Bardi (Parma), in rappresaglia all’uccisione di quattro militi, con Raimondo Pelinghelli, Vito Salmi, Nello Venturini ed Erasmo Venusti.
Cari compagni, Parma, 4-5.1944
ora tocca a noi.
Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d’Italia.
Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella.
Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi
giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che à così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza ì spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.
Cara mamma e cari tutti,
purtroppo il Destino ha scelto me ed altri disgraziati per sfogare la rabbia fascista. Non, preoccupatevi tanto e rassegnatevi al più presto della mia perdita.
Io sono calmo.
Vostro Giordano

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Fabrizio Vassalli

sacrificio - Copia

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Fabrizio Vassalli
24.5.1944
Carissima Amelia,
sono al braccio italiano ed ho consegnato la roba che ti daranno.
Sii buona e pensa che ti ho voluto tanto bene. La roba verrà a te: tu sostieni i miei. Te li affido e di’ loro che mi perdonino il grande dolore che reco loro.
Sono sereno e mi dolgo solo di non aver visto i nostri entrare a Roma.
Spero che finanziariamente non resterai male e che con la pensione ed altro che ti verrà da me non debba essere dipendente da nessuno né lavorare per vivere. Ciò mi era stato promesso.
Risposati pure e ricordami. Si però ugualmente una figlia per i miei.
Rammentati della Bice che tanto era affezionata ai miei ed a me.
Ti bacio con tutta l’anima.
Fabrizio tuo

Carissimi papone e mammina,
perdonatemi il dolore che vi reco che è veramente una angoscia per me. Pensate che tanti sono morti per la Patria ed io sono uno di quelli. La mia coscienza è a posto: ho fatto tutto il mio dovere e ne sono fiero. Questo deve essere per voi vero conforto.
Vi abbraccio con tutta l’anima
Fabrizio vostro
La spilletta regalatela a Bice e così un altro ricordino anche ai miei nipotini.
Saluto e abbraccio tutti, Enrico, Gina, ecc.
Non fate storie per il cadavere od altro. Dove mi buttano mi buttano. Quando potrete mettete l’inserzione sui giornali.
Viva l’Italia

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Paul Celan – Fuga di morte

Paul Celan

Fuga di morte

Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo al meriggio, al mattino, lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive e va sulla soglia e brillano stelle e richiama i suoi mastini
e richiama i suoi ebrei uscite scavate una tomba nella terra
e comanda i suoi ebrei suonate che ora si balla

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino, al meriggio ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Egli urla forza voialtri dateci dentro scavate e voialtri cantate e suonate
egli estrae il ferro dalla cinghia lo agita i suoi occhi sono azzurri
vangate più a fondo voialtri e voialtri suonate che ancora si balli

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca coi serpenti
egli urla suonate la morte suonate più dolce la morte è un maestro tedesco
egli urla violini suonate più tetri e poi salirete come fumo nell’aria
e poi avrete una tomba nelle nubi lì non si sta stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e al mattino beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
egli ti centra col piombo ti centra con mira perfetta
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i suoi mastini su di noi ci dona una tomba nell’aria
egli gioca coi serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

Dylan Thomas – E la morte non avrà più dominio

Dylan Thomas

E la morte non avrà più dominio

E la morte non avrà più dominio.
I morti nudi saranno una cosa
Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;
Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse,
Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
Benché impazziscano saranno sani di mente,
Benché sprofondino in mare risaliranno a galla,
Benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Sotto i meandri del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento;
Sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono,
Cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
Si spaccherà la fede in quelle mani
E l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte;
Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi,
Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
Mai più sfidare i colpi della pioggia;
Ma benché pazzi e morti stecchiti,
Le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
Irromperanno al sole fino a che il sole precipiterà;
E la morte non avrà più dominio.

Arturo Cappettini ( Giuseppe)

 

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È destino dei popoli che il loro cammino

verso la libertà e la giustizia sociale sia

segnato dal sangue dei suoi martiri,

forse perché questo cammino non sia smarrito,

ma chi muore per una causa giusta, vive sempre

nel cuore di chi per questa causa si batte.”

 

Arturo Cappettini (Giuseppe)

Di anni 43 – commerciante – nato a Zeme Lomellina (Pavia) il 17 marzo 1900 -. Mili­tante comunista, perseguitato come antifascista e ricercato ad ogni occasione di visita di gerarca fascista – costretto ad espatriare in Svizzera e Francia – dopo l’8 settembre ’43 si unisce alla 3° Brigata Garibaldi G.A.P. – procura viveri ed approvvigionamenti ai parti­giani di montagna, fa del proprio negozio un deposito di stampa clandestina e di ma­teriale bellico -. Catturato il iq dicembre 1943 nella casa della madre a Mortara, dove si era recato per procurare rifornimenti a partigiani della zona – mentre il fratello ed i compagni trasportano il materiale bellico dal negozio di Milano, vengono sorpresi, su delazione, da elementi della polizia – sulla base di questo nuovo capo d’accusa, viene trasferito da Mortara al 60 raggio delle carceri di San Vittore in Milano – torturato da elementi delle S.S. tedesche — Fucilato il 31 dicembre1943 al Poligono di Tiro della Gagnola in Milano, con Gaetano Andreoli e Cesare Poli.

Cara mamma,

quando riceverai questa, io non ci sarò più, il piombo nemico mi avrà già freddato, perciò mi raccomando a te i miei cari figlioli, baciali tanto per me, come pure Tilde ed istruiscili finché siano buoni patrioti come lo fui io e che facciano di tutto per vendicarmi. Caramente bacio tutti per l’ultima volta, addio evviva l’Italia evviva l’idea comune.

Vostro

Arturo

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Carletto Besana – Scoiattolo

sacrificio - Copia

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Carletto Besana (Scoiattolo)

Di anni 24 – operaio tessile – nato a Barzanò (Como) 31 luglio 1920 -. Dopo 1’8 settembre ’43 svolge intensa attività di collegamento e rifornimenti fra la Brianza e la Valsassina (Lecco) – ferito e ricercato, è costretto a rimanere nascosto -. Il 12 ottobre 1944, accorso a Biandino (Valsassina) alla notizia del ferimento del fratello Guerino, mentre veglia in una grotta la salma del fratello già ucciso da S.S. italiane,, viene catturato anch’egli dalle stesse S.S. di stanza ad Oggiono – tradotto a Casargo (Lecco) – sevi­ziato -. Processato il 13 ottobre 1944 a Casargo, da tribunale militare tedesco e fascista -. Fucilato alle ore 15 del 15 ottobre 1944 al cimitero di Introbio (Lecco), da S.S. italiane, con Benedetto Bocchiola, Antonio Cendali, Franco Guarnieri, Andrea Ronchi e Benito Rubini.

Cara mamma,

fatevi coraggio quando riceverete la notizia della nostra morte, ho ricevuto i Sacramenti e muoio in pace col Signore. Mamma non pensate al fratello Guerino perché l’ho assistito io alla sua morte.

Arrivederci in Paradiso. Figlio Carlo. Ciao.

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952