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Delle belle città – Inno dei massacrati

Canto dei Massacrati

È l’inno dei partigiani che combattevano sulle montagne tra le province di Alessandria e di Genova, nell’area di Capanne di Marcarolo. Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1944 nazisti e fascisti iniziarono un imponente rastrellamento contro le bande partigiane il cui comando era insediato presso l’antico monastero della Benedicta. Centocinquanta partigiani caddero in combattimento o furono giustiziati, altri 400 avviati verso i lager, soprattutto Mauthausen. Il loro inno è tra i più belli dell’intero canzoniere della Resistenza.

Dalle belle città
Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì su per l’arida montagna
Cercando libertà tra rupe e rupe
Contro la schiavitù del suol tradito
Lasciammo case, scuole ed officine
Mutammo in caserme le vecchie cascine

 

Armammo le mani di bombe e mitraglia
Temprammo i muscoli ed i cuori in battaglia
Siamo i ribelli della montagna
Viviam di stenti e di patimenti
Ma quella fede che ci accompagna

 

Sarà la legge dell’avvenir
Di giustizia è la nostra disciplina
Libertà è l’idea che c’avvicina
Rosso sangue è il color della bandiera
Partigiana è la forte e ardente schiera
Per le strade dal nemico assediate
Lasciammo talvolta le carni straziate
Sentimmo l’odor della grande riscossa
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Chiara Ferrari – 8 settembre

 

Patria Indipendente

 

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,

dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Canzone dell’otto settembre, canto ricavato sull’aria di una più antica ballata diffusa in tutto l’Appennino, Un bel giorno andando in Francia. Registrato da Roberto Leydi sull’Appennino modenese (Casola, frazione di Montefiorino) e da Cesare Bermani in Abruzzo, può essere considerato un canto di prigionia. Ma anche se riproduce il lamento in prima persona di un soldato, ritrae di riflesso la condizione dei civili.

Per ascoltare

La Canzone

https://youtu.be/fKunTv-h0lI

 

L’otto settembre fu la data,

l’armistizio fu firmato

mi credevo congedato

e alla mamma ritornai.

Al giorno dopo fu fallito

quel bel sogno lusinghiero,

mi hanno fatto prigioniero

e in Germania mi mandar.

Lunghi son quei tristi giorni

di tristezza e patimenti.

Siam rivati a tanti stenti

che in Italia tornerò.

Compagni Fratelli Cervi

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,

dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Compagni fratelli Cervi (1944) è uno dei tanti canti dedicato alla tragedia e alla memoria della famiglia Cervi.

Le parole furono composte dai partigiani del Distaccamento Fratelli Cervi, operante nel Reggiano, costituito fra il maggio e il giugno 1944 e comandato dal partigiano Sintoni, appartenente alla 144ª brigata garibaldina Antonio Gramsci. Il canto, infatti, si colloca nella zona di Reggio Emilia. Molto noto fa parte delle numerose canzoni che hanno adottato la melodia della vecchia canzone irredentista Dalmazia

Per ascoltare

La Canzone

Metti la giubba di battaglia,

mitra, fucile e bombe a mano,

per la libertà lottiamo,

per il tuo popolo fedel.

È giunta l’ora dell’assalto,

il vessillo tricolore,

e noi dei Cervi l’abbiam giurato

vogliam pace e libertà, e libertà.

Compagni, fratelli Cervi,

cosa importa se si muore

per la libertà e l’onore

al tuo popolo fedel.

È giunta l’ora dell’assalto…

Compagni, fratelli Cervi…

Chiara Ferrari – Col parabello in spalla

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza, dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

Col parabello in spalla è una canzone derivata dal canto degli alpini Col fucile sulle spalle, cantata soprattutto in Veneto, Liguria e Piemonte. Si menzionano le bombe scippe, ordigni in uso nella prima guerra mondiale, prodotte dalla SIPPE (Società Italiana Per Prodotti Esplosivi).

Per ascoltare

La Canzone

Col parabello in spalla
caricato a palla
sempre bene armato
paura non ho
quando avrò vinto
quando avrò vinto/
col parabello in spalla
caricato a palla
sempre bene armato
paura non ho
quando avrò vinto
ritornerò.

E allora il capobanda
giunta la pattuglia
mi vuol salutare
e poi mi disse
e poi mi disse
e allora il capobanda
giunta la pattuglia
mi strinse la mano
e poi mi disse
«I fascisti son là».

E a colpi disperati
mezzi massacrati
dalle bombe scippe
i fascisti sparivano
gridando «Ribelli»
gridando «Ribelli»/
e a colpi disperati
mezzi massacrati
dalle bombe scippe
i fascisti sparivano
gridando «Ribelli
abbiate pietà!»

Salvatore Quasimodo – Epigrafe per i Partigiani di Valenza

Salvatore Quasimodo

Epigrafe per i Partigiani di Valenza

Questa pietra
ricorda i Partigiani di Valenza
e quelli che lottarono nella sua terra,
caduti in combattimento, fucilati, assassinati
da tedeschi e gregari di provvisorie milizie italiane.
Il loro numero e grande.
Qui li contiamo uno per uno teneramente
chiamandoli con nomi giovani
per ogni tempo.
Non maledire, eterno straniero nella tua patria,
e tu saluta, amico della libertà.
Il loro sangue è ancora fresco, silenzioso
il suo frutto.
Gli eroi sono diventati uomini: fortuna
per la civiltà. Di questi uomini
non resti mai povera l’Italia.
.

Parole e Musica – Dalle belle città

Patria Indipendente
Cantavano i partigiani
Chiara Ferrari
Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza, dei loro testi e dei luoghi dove sono nate
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Dalle belle città o Ribelli della montagna (1944) è l’inno della III Brigata d’assalto garibaldina in Liguria che venne quasi completamente distrutta il 6 aprile 1944. Il canto diventerà poi l’inno della Brigata Mingo. Autore delle parole è Emilio Casalini “Cini”; della musica, invece, tra le poche completamente originali, è Angelo Rossi detto Lanfranco che la compose durante i turni di guardia. Come per molte altre canzoni nate sul campo di battaglia, però, i testi sono il frutto della collaborazione dei numerosi partigiani presenti.
Per ascoltare la canzone
https://youtu.be/oZAnRM8xbRY
Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì su per l’aride montagne
cercando libertà tra rupe e rupe,
contro la schiavitù del suol tradito.
Lasciammo case, scuole ed officine,
mutammo in caserme le vecchie cascine
 armammo le mani di bombe e mitraglia
temprammo i muscoli ed i cuori in battaglia.
Siamo i ribelli della montagna
Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir.
Di giustizia è la nostra disciplina,
libertà è l’idea che ci avvicina,
rosso sangue è il color della bandiera
partigian della folta e ardente schiera.
Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate
sentimmo l’ardor per la grande riscossa,
sentimmo l’amor per la patria nostra.
Siamo i ribelli della montagna…

Anonimo – Il canto dei partigiani caduti

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Anonimo
Il canto dei partigiani caduti
Quando il nemico spadroneggiava
nelle nostre valli, ci siamo ribellati,
siamo saliti sulla montagna, ci siamo
conquistate una ad una le armi,
assaltandolo, trascinandolo nelle gole
abbandonate dei nostri mondi.
Siamo rimasti al freddo, al vento,
soli, col ricordo delle case lontane,
dove le mamme pregavano per noi.
Lassù non avremmo partiti.
Non ambizioni. Una sola bandiera:
Il tricolore della patria in catene.
Ci portarono le stelle il volto dei nostri cari lontani.
Ci portò il vento l’ultimo sospiro dei nostri morti.
Abbiamo perduto la spensierata
baldanza con la quale siamo partiti.
Ci ha fatto diventare muti il silenzio del bosco senza sole.
Ci ha fatto diventare freddi lo spettacolo delle case in fiamme.
Siamo morti sputando in faccia all’invasore.
Siamo ancora insepolti all’ombra delle rocce, ai margini delle strade.
Non avremmo che le lacrime delle
nostre mamme atterrite,
e il perenne ricordo dei nostri compagni.
Solo questo chiedono a voi
le nostre carni a brandelli:
Onestà, libertà, giustizia.

Franco Fortini – Canto degli ultimi partigiani

Franco Fortini

Canto degli ultimi partigiani

Sulla spalletta del ponte
Le teste degli impiccati
Nell’acqua della fonte
La bava degli impiccati.

Sul lastrico del mercato
Le unghie dei fucilati
Sull’erba secca del prato
I denti dei fucilati.

Mordere l’aria mordere i sassi
La nostra carne non è più d’uomini
Mordere l’aria mordere i sassi
Il nostro cuore non è più d’uomini.

Ma noi s’è letta negli occhi dei morti
E sulla terra faremo libertà
Ma l’hanno stretta i pungi dei morti
La giustizia che si farà.

Anonimo – Il canto dei partigiani caduti

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Poesia di Anonimo
Il canto dei partigiani caduti

Quando il nemico spadroneggiava
nelle nostre valli, ci siamo ribellati,
siamo saliti sulla montagna, ci siamo
conquistate una ad una le armi,
assaltandolo, trascinandolo nelle gole
abbandonate dei nostri mondi.
Siamo rimasti al freddo, al vento, 
soli, col ricordo delle case lontane, dove le mamme pregavano per noi.
Lassù non avremmo partiti.
Non ambizioni. Una sola bandiera:
Il tricolore della patria in catene.
Ci portarono le stelle il volto dei nostri cari lontani.
Ci portò il vento l’ultimo sospiro dei nostri morti.
Abbiamo perduto la spensierata
baldanza con la quale siamo partiti.
Ci ha fatto diventare muti il silenzio del bosco senza sole.
Ci ha fatto diventare freddi lo spettacolo delle case in fiamme.
Siamo morti sputando in faccia all’invasore.
Siamo ancora insepolti all’ombra delle rocce, ai margini delle strade.
Non avremmo che le lacrime delle
nostre mamme atterrite,
e il perenne ricordo dei nostri compagni.
Solo questo chiedono a voi
le nostre carni a brandelli:
Onestà, libertà, giustizia.

All’assalto – Canti Partigiani

All’assalto
Canto di riferimento: Na juriš!

All’assalto, all’assalto, all’assalto,
echeggia nei boschi l’urlo dei combattenti,
le file nemiche sono folte!
Colpisci, irrompi,
picchia, spara!
*
All’assalto, oh -bel, partigiano
innanzi a te è il giorno della libertà.
*
All’assalto, all’assalto, all’assalto,
vendichiamo le case bruciate,
vendichiamo tutte le nostre tombe!
Scaccia gli indemoniati,
e salva i sofferenti!
*
All’assalto, oh bel, partigiano
innanzi a te è il giorno della libertà.
*
All’assalto, all’assalto, all’assalto,
al rogo gli alberi marci,
diventi un paradiso la terra;
splenda per tutti il sole,
vi prosperi soltanto la gioia!
*
All’assalto, oh bel, partigiano
innanzi a te è il giorno della libertà.
*
All’assalto, all’assalto, all’assalto,
fratelli oppressi venite con noi,
conquistiamoci da soli la libertà!
Attraverso la fame e il dolore,
per una vita migliore!
*
All’assalto, oh bel partigiano
innanzi a te è il giorno della libertà.