Massimo Mila – l’Ordine Operaio

Massimo Mila

L’ordine Operaio

Per quel che posso trarre dalle mie modeste memorie di unico soldato semplice in quell’eser­cito di generali che era il movi­mento GL e più tardi il partito d’azione, ricordo la prima mis­sione che mi assegnò Leone Ginzburg: andare a Parigi, per­ché avevo la fortuna di posse­dere il passaporto, e portare la fotografia di un tale che non sa­pevo chi fosse, mettermi in con­tatto con Rosselli che era da due anni a Parigi dopo l’evasio­ne, e ritornare con un passaporto, na­turalmente falso, con la fotografia di quel tale sopra. Al­tro incarico di Leone: andare a Bologna, prendere contatto con un operaio che si sapeva disposto a prendere vi­sione della nostra stampa e a

diffonderla nella sua regione. Erano esperienze indimentica­bili: Parigi vista per la prima volta, la conoscenza di Rosselli e di Lussu in una latteria dei sobborghi parigini, un mattino freddo, li povero Lussu non sta­va affatto bene; la conoscenza di Rosselli, un uomo che dava fiducia, che dava il senso che tutto era possibile, con uomini come lui. L’incontro con lo sco­nosciuto operaio bolognese. Dietro la sua tenda, nella sua stanzetta, avrebbero benissimo potuto esserci due agenti. Invece era un operaio straordinarío.

Era la prima volta che nella mia vita di studentello borghese ve­devo una stanza di operaio. Era una celletta motto più piccola di quelle dove poi avremmo tra­scorso diversi anni sia io che l’o­peraio in questione, ma era pulí­% da potersi specchiare. Un or­dine, in quella stanza grossa co­sì, straordinario, la bicicletta ap­pesa a un chiodo sopra il letto che non tenesse posto, lo scaffa­lino con una cinquantina di li­bri, qualche romanzo di Jack London e diversi libri di econo­mia e di storia che io non avevo mai letto e che non ho letto nemmeno dopo. Una persona straordinaria.

Poi c’era il tran tran mensile del­le finte escursioni oltre frontie­ra per andare a prendere la no­stra rivista e a portare articoli, corrispondenze, tutto quel ma­teriale che consentiva al movi­mento GL di non essere soltanto un movimento di esuli, ma di a­vere i piedi e le radici anche in I­talia, di non perdere il contatto con la realtà italiana. Al ritorno avevamo gli zaini pieni di que­ste preziose riviste, che veniva­no distribuite a poche persone qui in Italia.

Naturalmente tutte questo cose sono inezie, sono puerili; 1* ren­devano enormi, inaudite, le con­danne che poi distribuiva gene­rosamente il Tribunale Speciale.

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Articolo tratto dal Manifesto 1995

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