Sergio Sarti – La bambola

 

 

 

clip_image002

Scarpe rotte

E pur bisogna andar…..

 

 

Sergio Sarti

La bambola *

 

 

Premio Letterario Prato 1952.

Racconto segnalato.

 

 

 

Mues: in Friuli, nome popolare

spregiativo per indicare i tedeschi.

 

I quattro uomini scaricarono i pezzi della Breda 37, che deposero sull’erba, poi Cicci avanzò di qualche passo. « Diamo un’occhiata alla nostra tomba », disse.

Sotto ai suoi piedi si snodava, tra curve improvvise, un torrente di montagna, dalle rive alte, dirupate, e con un greto breve e sassoso. Al di là del torrente si stendevano i boschi di pini, che nascondevano la strada.

Cicci si voltò e si mise a bestemmiare. « Che fate lí? ». gridò agli altri. « Manica di testoni, è questo il momento di pensare al freddo? ».

I suoi tre compagni si scaldavano le mani. Una giornata di gennaio è sempre fredda e, in Friuli, gennaio è anche un mese umido. La nebbia li circondava, nascondendo la pianura che si stendeva lontano, in direzione della valle lungo il torrente.

« E che vuoi fare? », borbottò Freccia. « Siamo anche troppo di buon’ora per crepare ».

« Dove la dobbiamo mettere? », chiese Bulo indicando la mitragliatrice.

Cicci si guardò in giro. Il ponte era a circa cento metri da, loro, un magnifico tiro d’infilata per la 37. Ma la strada era quasi completamente nascosta dai pini.

« Se la mettiamo qua, i mucs * possono arrivare troppo avanti prima d’essere a tiro. Ci fottono prima, coi mortai », proseguì Buio.

« Lassú », disse alla fine Cicci.

«Là? », disse Freccia. « Ci vedono, là ».

Cicci gli rispose, bestemmiando, di non fare commenti.

Salirono sulla breve altura che dominava il torrente. Mentre gli altri montavano la mitragliatrice, Vento batteva i piedi a terra per scaldarseli.

« Sentirai che caldo, quando vengono i mucs », gli disse Cicci.

Bulo chiese a Vento le munizioni. « Un bel tiro », disse, mentre provava la mira, infilando un caricatore nell’arma: « di qua si vede anche un bel pezzo di strada ».

« Ma ci vedono », ripeté Freccia.

Nessuno gli fece caso.

 

Erano ancora in cima all’altura, quando videro gente che passava sulla strada.

« Dò l’alto là? », chiese Bulo.

« Macché, è gente di paese che scappa », disse Freccia. Cicci disse di andare a vedere. « Tu resta qui di guardia », disse a Vento.

Corsero fino alla strada.

« Chi siete? ».

L’uomo che tirava un carretto pieno di roba, si fermò. « Siamo di Monteaperta, noi. Il paese è tutto vuoto, siamo stati gli ultimi ad andarcene ». Sospirò. « Non si credeva di doverlo fare ».

« Bruceranno tutto », disse la donna che seguiva il carretto.

« Ho lasciato due vacche, nella stalla », disse ancora l’uomo. « Ma non importa, se riuscite a fermarli. Se vengono avanti e ci pigliano, allora… ». Guardò una bambina che dormiva, sul carretto, tra un mucchio di pentole e di stracci.

« Li fermeremo », disse Cicci con tono, d’autorità, e il contadino gliene fu grato.

1,a donna venne avanti e posò la gerla che aveva sulla schiena sopra la spalletta del ponte, per riposarsi.

« Non avete armi, voialtri, non avete niente », disse. « Come volete fermarli? Hanno tutto quel che vogliono, loro. Sentite? ».

Giungeva, attraverso i boschi, l’eco confuso di scoppi di mortai e forse di artiglieria leggera.

« Niente paura », disse Cicci. « Non fanno niente con quella roba là ».

« Se dicono che li fermano vuol dire che è vero », disse l’uomo alla donna, persuaso. « Sanno bene come devono fare ».

Ripresero a camminare. « Poveri cristi », mormorò la donna avviandosi. La bambina non s’era svegliata.

« Quanto erano lontani i mucs quando siete partiti? », gridò loro dietro Cicci dopo un momento.

La donna si voltò e disse: i« Non so, erano molto vicini. Abbiamo visto bruciare Pratàlt, e allora abbiamo deciso di partire anche noi ».

« Giusto, poveri cristi », borbottava intanto Freccia. « Che diavolo possiamo fare, noi, contro i mortai? Vorrei sapere perché almeno non è stato fatto, saltare il ponte ».

« Hai sempre qualcosa da ridire, tu », disse Bulo. « Come passava la gente, se si faceva saltare il ponte? Ne è passata tutta la notte, di qua. E avevano carri e carrette, come quelli di adesso ».

« La gente, la gente », borbottava Freccia mentre tornavano verso l’altura. « Si arrangi, la gente! ».

 

Si sedettero sotto l’altura, al riparo dal vento.

« Che tempo stupido », diceva Bulo. « Nebbia e freddo. Un vero peccato doverci lasciare la pelle qua ».

« Qua o in altro posto, non è mai un bel gusto », disse Freccia.

«Avrei voluto portar fuori la pellaccia da questa guerra ».

« Volevo farmi una buona mangiata, santo Dio. Crepare con la pancia vuota… ».

«Hanno pur detto, al Comando, che a mezzogiorno ci mandano Zuét col rancio », disse Cicci. « Se non viene giuro che vado giú io a prenderlo ».

« Si, il rancio. Me ne sbatto, io, di quel brodo che ci dànno! Ho bisogno di carne, io », e Bulo tese i muscoli delle braccia mettendo ìri mostra il petto, poderoso.

« Ma non è mica detto che proprio si crepi », soggiunse Freccia. « Possiamo sempre cavarcela, no? », e guardò Cicci, sperando una conferma.

Cicci alzò le spalle. « Io me la son sempre cavata », disse. Aveva i capelli stopposi che gli pendevano sulla fronte, e il suo volte, affilato aveva un’espressione dura.

Freccia era visibilmente depresso.

« Freccia, vieni qui a vedere », disse in quel momento Vento, che era rimasto sulla collina a guardia della mitra, gliatrice.

•Che c’è? », chiese Cicci inquieto.

•Niente, niente. Freccia, vieni a vedere ».

Freccia si alzò pigramente e sali sull’altura.

« Se vedi qualcuno, avverti, eh! », gridò Cicci a Vento. « Ha una buona dose di fifa », mormorò Bulo seguendo Freccia cogli occhi.

« Dio lo spacchi, si; ma se vedo che ha intenzione di tagliar la corda… ». Cicci non fini la minaccia, ma l’espressione del volto era eloquente.

« E anche Vento è troppo bambino », disse Bulo. « Non era posto per bambini, questo ».

« Vento fa quel che gli si dice », rispose Cicci. « Non c’è bisogno di chissà chi per sparare con la 37 ».

« Va bene questo, ma santo Dio! se dobbiamo restarci tutti… Fa pena a pensarci, no? ».

Cicci ascoltava Vento e Freccia che confabulavano sul’altura. « Insomma, che cosa c’è? », disse, e s’alzò per andare a vedere.

 

La canna della 37 sbucava da dietro un sasso, un grosso sasso muscoso e scabro. Accanto all’arma, erano accucciati sull’erba Freccia e Vento. Guardavano un punto accanto al ponte, sotto la spalletta, dove sulla riva che scendeva verso il fiume, c’era qualcosa di bianco. Anzi, non proprio di bianco: di rosa e anche di rosso, non si capiva bene.

« Freccia dice che è un sasso, ma non mi pare», spiegò Vento. « Faccio un salto a vedere? ».

Sul petto di Cicci pendeva un grosso binocolo nella custodia di cuoio. « Presta il binocolo, senza andar fin là », disse Freccia a Cicci.

Cicci levò il binocolo dalla custodia, ma invece di darglielo, guardò lui. « To’… », borbottò stupito.

,« Cos’è? », chiese Vento tendendo la mano per prendere il binocolo, ma Cicci lo rimise nella custodia. « Un sasso », rispose in tono asciutto.

« L’avevo detto io? », disse Freccia.

«Mi pare proprio impossibile », replicò Vento. « Vado a vedere da vicino ». E si alzò in piedi.

« Dove vuoi andare? », chiese Cicci aggressivo. « A vedere… ».

« Tu non ti muovi di qua, va bene? ».

Vento tornò ad accoccolarsi passivamente dietro al sasso, ma era stupito del tono di Cicci.

« Cos’è per andare fin là, poi? », borbottò Freccia. :« Non c’è neanche un cane che ci veda qui ».

« Sacramento, so io quel che va fatto! Sentite? ». Erano i soliti colpi lontani di mortaio.

Freccia alzò le spalle. « Anche poco fa si sentiva lo stesso, quando sei andato anche tu sulla strada ».

« Insomma, non vi muovete! ». Cicci era scuro in viso. Buio sali presso di loro, e chiese cosa c’era.

« Un sasso, laggiú, vedi? Vento diceva che non era un sasso

Buio aguzzò gli occhi. « Ma non è un sasso », disse. « Vado a vedere ».

Si precipitò giú per la china, prima che Cicci potesse trattenerlo. « Sacramento, torna qua o ti sparo! », urlò Cicci, e levò dalla spalla il mitra.

Cicci era tipo da farlo sul serio. Bulo si fermò a mezza strada, stupito. « Perché? ».

,« Torna qua. So io perché. Non è che un sasso, l’ho visto col binocolo ».

Bulo stava per tornare a malincuore verso di loro, ma si fermò a guardare per vedere se capiva di li cos’era. « Non è un sasso », gridò, « è… ».

« Muoviti, ti dico! », tornò a gridar Cicci, e alzò di nuovo il mitra minacciosamente.

Buio tornò lentamente sui suoi passi. « Giurerei che è una bambola », disse. « Fai tanta confusione per niente, tu, Cicci. Cos’è andare fin là a vedere? ».

Cicci non rispose.

« Una bambola? », chiese Vento.

« Ma si. L’avrà perduta qualche bambina di Monteaperta nel passare di qua stanotte scappando. Forse l’ha perduta quella che era sul carretto poco fa ».

Cicci si avviò giú per la china, verso il luogo dove sta vario seduti prima. Bulo gli andò dietro.

« Ma come hai fatto, tu, col binocolo, a credere che fosse un sasso? ».

« Quanto sei stupido », gli disse Cicci.

« Cicci ha proprio male nel cervello », diceva Freccia a Vento. « Hai visto che a momenti gli tirava sul serio? E perchè poi? ».

« Una bambola », disse pensosamente Vento. « Lo dicevo io che non poteva essere un sasso ».

« Ci vogliono proprio morti », continuava Freccia. « Darci in mano a un matto da legare come Cicci ».

« Una bambola. No, non può essere stata quella bambina sul carretto, a perderla. L’avrei visto, io, di qua. E poi c’era anche prima ».

« E potevano anche far saltare il ponte, no? Cosí ci fottono anche piú facilmente ».

•Sai, Freccia, Linda ha anche lei una bambola ».

•La tua ragazza? ».

•Sí, Linda ».

•Non hai ancora finito di succhiare il latte, e hai già la ragazza, tu? ».

«E’grande cosí e la tiene sull’armadio. Gliel’ha regalata mia mamma. Siamo cugini, noi due ».

•Cos’è che tiene sull’armadio? ».

•La sua bambola ».

•Proprio una bella coppia, fate, voi due. Tu che hai ancora il biberon e lei con la sua bambola… Quando vi sposate? ».

« Noi si voleva quando fosse finita la guerra. Ma adesso… Pare che ci dobbiamo lasciare la buccia,

qui ».

Freccia era seduto a gambe larghe e conficcava rabbiosamente in terra la sua baionetta. « Non ho nessuna intenzione di lasciarcela, io », disse.

« Ma il ponte bisogna tenerlo. L’hai sentito che l’ha detto il comandante ».

« Me ne fotto del comandante e di tutto, io. Potevano ben farlo saltare questo ponte. Quando me la vedo brutta… ». Gettò uno sguardo dietro a sé per assicurarsi che Cicci non sentisse.

Gli occhi di Vento erano fissi sulla bambola. « Ma come sarà capitata là, poi?… E Linda… ».

A mezzogiorno venne Zuét col rancio.

« Che si dice dei mucs? ».

«I mucs vengono avanti, Dio li maledica. Aprite gli occhi, giovanotti, eh! Siete voi i primi a tenerli. Se non arrivate a farcela… ».

« Lascia fare a noialtri, tu Zuét », disse Cicci. « Siamo tipi da lasciarli passare, noi? ».

« In questa posizione un’ora buona li potete tenere ». « Hanno i mortai, loro », bofonchiò Freccia.

«Un’ora? », disse Cicci. « Mezza giornata li teniamo! Se non crepo prima ».

Vento aveva finito di mangiare e respirò soddisfatto. « Questa roba, almeno, ci ha scaldati», disse. «Ce n’era proprio bisogno col freddo che fa ».

Zuèt guardò in su, verso il cielo. «Va’ là », disse, «forse si mette al bello».

Infatti la nebbia s’era un po’ diradata. Il sole pallido Illuminava la schienala della montagna su cui stavano e apriva uno squarcio di cielo qua e là.

«Hai finito di mangiare, tu? », gridò Cicci a Buio. Era lui sull’altura accanto all’arma, ora.

« Sí, altro che finito! Vieni su a prender la gavetta », rispose Bulo dall’alto.

Cicci si avviò zoppicando (la feritaccia al malleolo che gli era toccata a Nimis non si era mai completamente rimarginata) e Zuét gli andò dietro per vedere la postazione.

« Ho fame come prima », disse Bulo porgendo la gavetta. «Va bene crepare, ma con la pancia piena, almeno, santo Dio!».

« Tutto quello che c’era », disse Zuét. « 1 tedeschi vengono avanti e c’è un fottío di gente dei paesi qui vicino :il Comando che chiede da mangiare. Non si può mica mandarli via ».

« Ne viene tanta di gente, sí?», chiese Bulo.

,«Tutto pieno il paese, e molti sono passati senza fermarsi. Datemi le vostre gavette, ragazzi: le riporto al Comando. Servono, laggiú».

« Già », disse Cicci, « a noi non occorrono piú ».

Zuét si avviò con le gavette e il bidone della minestra. « Aprite bene gli occhi », disse mentre se ne andava. « Prima di stasera sono qua ».

Cicci restò vicino a Bulo. « Povera gente », disse Bulo, pensando ai profughi che fuggivano davanti ai tedeschi. « Parecchi di loro perdono tutto, con questi rastrellamenti ». Guardò la bambola, là, sotto il ponte. « Quella bambina ha perduto anche la sua bambola. Sembrano stupidaggini, ma è brutto, quando si è piccoli, perdere i giocattoli. Chissà come ci teneva, lei. Io mi ricordo, che quando avevo qualcosa, da bambino, mi arrabbiavo, se me la portavano via. E tu no? ».

Cicci ascoltava distratto. « Sí, anch’io », disse.

« Era proprio un disastro, se qualcuno toccava qualche cosa di mio. Una volta… ».

« Non ti pare che siano piú vicini? », chiese Cicci ascoltando i colpi di mortaio che scoppiavano di là dai pini.

Bulo rimase ad ascoltare un poco. « Son sempre là », disse poi. « È presto ancora. Prima di stasera, ha detto Zuét ».

Cicci scosse la testa come per dire che Zuét non ne sapeva nulla.

« Di’ », riprese Buio, « tua sorella non s’è sposata a Monteaperta? Forse era anche lei tra i profughi. Perché non l’hai chiesto a Zuét se l’ha vista? ».

« Mica la conosce, lui ».

« Ma poteva cercarla, e farle sapere… ».

« Ma non ho niente da farle sapere ».

Bulo restò un momento in silenzio. «E prima, perebè non hai detto che era una bambola quella là? Lo so che l’hai vista col binocolo ».

« Che stai facendo, lí? ».

Buio incideva il sasso dietro al quale stava l’arma, con un temperino. «Scrivo il mio nome. Cosí, per gusto. Non cè niente da fare qua».

All’improviso i colpi si fecero piú distinti.

« Bene », fece Cicci, « questi sono i ta-pum dei mucs…e queste sono le mascinpistòl, Dio li maledica! ».

Stettero ad ascoltare. Anche Vento e Freccia erano saliti «Non si vede niente », disse Bulo. «Sono ancora lontani ».

« Non si sentono i mortai », disse Freccia. «Forse li lianno lasciati piú in basso».

Invece in quel momento si senti lo scoppio di un 81. Cicci guardò Vento. Era un bambino, Vento, sebbene avesse già la ragazza. I suoi occhi vagavano qua e là, sul ponte, sulla strada tra i pini di fronte; poi si fermarono sulla bambola.

 

Per un’ora aspettarono di veder comparire i tedeschi, poi Cicci restò solo di guardia accanto alla 37, e gli altri tre ridiscesero al solito posto, sotto l’altura.

Era tornata la nebbia tutto in giro, dopo la breve schiarita di mezzogiorno. 1 colpi che si sentivano sempre, erano come attutiti da quell’ovatta sottile e diffusa, e facevano anche piú impressione nel silenzio dei boschi e in quella solitudine.

«Dev’essere una bambola di ricchi, quella là», disse Buio. «Grandi cosí ne ho viste solo nei negozi, a Udine, io ». Ci fu un po’ di silenzio, ma era opprimente.

«Anche mia sorella ne aveva una, ma era di stracci, e. poi era piccola cosí », riprese. « Si è sposata, adesso; è andata a stare a Latisana, con i suoceri. Ma suo marito è ir. Germania; era soldato l’8 settembre».

« Anche mio padre è in Germania », disse Vento. « Mia madre è sola. Almeno la lasciassero in pace. Ma ci son sempre rastrellamenti nel mio paese. E da due mesi laon so niente di lei ».

« Vorresti andare a trovarla, eh? Da quanto non lai vedi? ».

« Dall’agosto. Cinque mesi ».

« E anche la Linda vorresti vedere, eh? ». Freccia ghignava mentre diceva questo. Vento non rispose. « Invece non vedrai né tua madre né Linda né nessuno », prosegui Freccia, « perché per colpa di quel pazzo di Cicci e del comandante ci toccherà lasciar qui la buccia ».

Cicci non ne ha colpa, dico io », rispose Bulo, « e neanche il comandante; nessuno ci ha colpa. Bisogna tenere il ponte, no? ».

Uno scoppio, cosí forte e cosí vicino che lo spostamento d’aria li investi violentemente, li fece balzare in piedi. Corsero tutti e tre sull’altura, accanto a Cicci.

•Si comincia? ».

•Che, che! », disse Cicci. « E’ soltanto, un saluto a distanza, questo. Un colpo capitato qua per sbaglio. Guardate là ».

Si vedeva salire dal greto del torrente un fumo grigic, che andava a poco a poco a confondersi con la nebbia del cielo.

« Mica tanto lontano, per essere capitato qua per sbaglio », notò Freccia.

« Vicino alla bambola », disse Vento. « A momenti la colpiva ».

•Magari », disse Cicci fra i denti.

•Magari, si », incalzò Freccia. « Roba di ricchi. Che crepino tutti, loro e la loro roba ».

« Sciocchezze », disse Bulo. « Anche tra i ricchi c’è brava gente. E che c’entra la bambola, poi, dico io? Non fa niente di male una bambola, anche se è di ricchi. E poi, si è tutti uguali in questi momenti. Hanno dovuto scappare anche loro, no? E forse a quest’ora son poveri, perché i mucs avranno bruciato la loro casa e tutto ».

« Tutti porci, i ricchi », insisté Freccia, «i ricchi e i preti. Tutti una cosa sola coi fascisti ».

« I preti poi no. I preti sostengono noi partigiani. E se avessi avuto tempo, mi sarei confessato prima di venir qua ».

Cicci, che era rimasto fino a quel momento in silenzio a guardar la strada, sbottò d’improvviso in una serqua di bestemmie. « Vammi sull’ostia, tu e i preti! Non hai niente di meglio da tirarmi fuori? ».

Bulo ci rimase male. « Che maniera! », sbottò. « Ognuno la pensa come vuole, dopotutto. E non c’è niente di male se uno vuol mettersi a posto prima di crepare ».

« Finiscila! », replicò Cicci. « E finitela anche con quella bambola! Sono stufo di sentirne parlare. Quasi ci sparo col mitra e la faccio a pezzi ».

« Non so cos’hai contro quella bambola », disse Bulo. « E poi vorrei proprio sapere di cos’altro si può parlare, qui ». Si guardò intorno. In giro c’era solo freddo e nebbia. E gli spari che, ormai, erano vicini.

« Soli », riprese, « soli come cani. Non è allegro morire qua ».

« Tra poco saremo anche in troppi », disse Cicci. Era sdraiato a pancia in giú accanto all’arma; aveva i lineamenti del volto tesi e sembrava anche piú magro. Torceva il piede ferito di tanto in tanto, come se gli prudesse.

Ascoltarono per un poco i colpi dei tedeschi. Ma il silenzio era insopportabile.

« E allora, Vento, che ti succede? », chiese Bulo. « Un po’ di fifa? ».

Vento stava da un po’ di tempo a testa china, in silenzio. Scosse la testa sorridendo, ma arrossi.

« Pensa alla Linda, lui », disse Freccia.

Bulo chinò la testa sul petto. « Tutti ci pensiamo ». i:;se. « Alla famiglia, voglio dire. Ai nostri di casa. Quando son venuto qua non mi passava neppure per la testa, ma adesso… Aspettare per tanto tempo, e poi… Si, dev’essere quella bambola là che ci fa pensare».

« Adesso te ne accorgi », disse Cicci a denti stretti.

« Fa uno strano effetto vederla là, in mezzo all’erba, proprio vicino a questo ponte, no? ».

«Già», disse Cicci, « uno strano effetto, e un effetto poco buono per gente che deve resistere con una 37 contro gli 81 ».

Buio guardò Cicci. Cominciava a capire. « E’ per questo che… ».

« I tedeschi », annunciò in quel momento Cicci.

Il tratto di strada che emergeva dal bosco, al di là del torrente, s’era coperto di uomini. Avanzavano lentamente e sparavano. I primi confabularono un poco vedendo il ponte, poi ripresero ad avanzare e a sparare a destra e a sinistra, sperando di colpire qualche partigiano appostato.

« Hanno una paura fottuta », sussurrò Buio, accucciato cogli altri dietro il sasso.

Cicci annui in silenzio. I primi tedeschi mettevano il piede sul ponte.

« Che aspetti a sparare? », chiese Freccia a Cicci in un soffio.

« Sta’ zitto », replicò Cicci con energia.

Una scarica di mascinpistòl passò rasente le loro teste. « Spara! », disse Bulo.

Cicci parve non aver udito.

I tedeschi erano sul ponte. Cicci si levò in ginocchio, con le mani sull’impugnatura e gli occhi fissi su loro.

« Spara! », ripeté Freccia con voce strozzata, « prima che ci vedano ».

« Vammi sull’ostia », gli rispose Cicci.

Si chinò a prender la mira. I primi tedeschi avevano attraversato il ponte, tra un istante sarebbero stati fuori tiro. Allora Cicci premette la leva di sparo e scaricò tutti i venti colpi del caricatore.

Sul ponte, ora, c’erano quattro o cinque caduti, e la strada bianca era chiazzata di sangue. I tedeschi erano fuggiti di corsa dietro la svolta della strada. I quattro, accanto all’arma, respirarono. La scarica di Cicci pareva avesse liberati tutti da un peso. Si sentivano quasi allegri, ora.

« Che fuga! », disse Bulo. « Manco han potuto vedere dove siamo. Ci penseranno un po’ prima di tentare

di nuovo ».

« Mica tanto », disse Cicci. « Ora sentirai il bello. Stanno preparando il mortaio, là dietro ». Anche Cicci era allegro, ma di una allegria tutta sua.

Dopo pochi minuti, una bomba da 81 scoppiò sul greto, davanti a loro.

« Benone, sparano a caso ».

Altre tre, quattro bombe, una dietro l’altra, tutte abbastanza lontane.

« Ne hanno piú d’uno, di mortai. Comincia a far caldo », continuò Cicci.

« Ci fanno molto, a noi, con queste pillole, finché tirano eosí », disse Bulo.

« Attenti! », sussurrò Cicci.

Erano ricominciati i tiri delle mascinpistòl e alcuni tedeschi erano comparsi di nuovo sulla strada. I mortai continuavano a battere furiosamente il greto del torrente. Cicci lasciò, come prima, che i tedeschi attraversassero il ponte, poi sparò una scarica. Anche gli altri spararono coi fucili, per far credere che si trattasse di parecchia gente.

« Si è inceppata, questa trappola », disse Cicci cupo,mentre i tedeschi se la squagliavano di nuovo. « Come al solito. Proprio quando serve di piú ».

« Non possiamo resistere », disse Freccia. « Bisogna chiedere, soccorsi. Io potrei… ».

« Se ti muovi, ti spacco la testa », disse Cicci, e sì chinò sull’arma.

« Guarda! », disse Vento a Bulo. « Quel tedesco là, sul ponte ».

Era uno dei colpiti dall’ultima scarica. Era caduto di traverso alla spalletta e le mani gli pendevano giú, verso il torrente.

« È vicino alla bambola », seguitò Vento.

« Sí », disse Bulo, « pare che voglia prenderla, con quelle mani ».

Del sangue scendeva dalla testa dell’uomo e scivolava via lungo le braccia, inzuppando le maniche della giacca. « Sporcherà la bambola », sussurrò Vento.

Cicci alzò la testa dalla mitragliatrice e li guardò. Erano pallidi tutti e due.

« E forse ha famiglia, quello là. Qualcuno che lo aspetta… Forse una bambina. E’ un uomo anche lui, dopotutto ».

Contemporaneamente i mortai avevano ripreso a sparare. Ma ora i colpi erano precisi: dalla seconda scarica avevano individuato la posizione dell’arma.

Cicci levò lentamente il mitra dalla spalla e prese di mira la bambola.

«Che fai, Cicci? Diventi matto?».

Quando si dileguò il fumo della scarica, la bambola non si vedeva piú. Crivellata di colpi, i suoi pezzi si erano dispersi tra l’erba. Aveva una buona mira, Cicci.

« Perché l’hai fatto, Cicci? ».

Ma Cicci si era chinato di nuovo sull’arma.

Una zaffata di sassi e di detriti, prodotta da un colpo di mortaio, li investi.

« È a posto », disse Cicci, « può sparare di nuovo. Dammi un caricatore ».

« Perché l’hai fatto, Cicci? », chiese Bulo porgendoglielo.

Cicci rispose qualcosa, ma la sua voce si perse nel rombo dei colpi dei mortai, che scoppiavano sempre piú frequenti e vicini.

 

I Racconti del premio Prato

1951 – 1954

 

 

 

Edizioni Avanti!

1955

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: