Archivi categoria: Canti Partigiani

Anonimo – La Guardia Rossa

Anonimo

La Guardia Rossa

Quel che si avanza è uno strano soldato
viene da Oriente e non monta destrier
la man callosa ed il viso abbronzato
è il più glorioso fra tutti i guerrier.

Non ha pennacchi e galloni dorati
ma sul berretto scolpiti e nel cor
mostra un martello e una falce incrociati
gli emblemi del lavor
viva il lavor.

È la guardia rossa
che marcia alla riscossa
e scuote dalla fossa
la schiava umanità.

Giacque vilmente la plebe in catene
sotto il tallone dei ricco padron
dopo millenni di strazi e di pene
l’asino alfine si cangia in leon.

Sbrana furente il succhion coronato
spoglia il nababbo dell’or che rubò
danna per fame al lavoro forzato
chi mai non lavorò
non lavorò.

È la guardia rossa
che marcia alla riscossa
e scuote dalla fossa
la schiava umanità.

Accorre sotto la rossa bandiera
tutta la folla dei lavorator
rimbomba il passo dell’immensa schiera
sopra la tomba di un mondo che muor.

Tentano invano risorgere i morti
tanto a che vale lottar col destin
marciano al sole più ardenti e più forti
le armate di Lenin
viva Lenin.

È la guardia rossa
che marcia alla riscossa
e scuote dalla fossa
la schiava umanità.

Quando alla notte la plebe riposa
nella campagna e nell’ampia città
più non la turba la tema paurosa
del suo vampiro che la svenerà.

Ché sempre veglia devota e tremenda
la guardia rossa alla sua libertà
la tirannia cancrenosa ed orrenda
più non trionferà
trionferà.

Ché la guardia rossa
già l’inchiodò alla fossa
nell’epica riscossa
dell’umanità.
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Chiara Ferrari – Orsù compagni di Civitavecchia

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,

dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Orsù compagni di Civitavecchia racconta dei comunisti di Civitavecchia che dovettero abbandonare la loro città distrutta da innumerevoli bombardamenti aerei. Parte di loro andranno a costituire la formazione partigiana che avrebbe operato sui monti della Tolfa. Altri, invece, si raduneranno nel viterbese, nella zona circostante il paese di Bieda. Il testo del canto è di autore anonimo, mentre la musica è quella della canzone anarchica Inno della rivolta. Il canto è stato raccolto a Roma dalla voce di alcuni comunisti ex-detenuti nel carcere di Civitavecchia nel 1939

Per ascoltare

La Canzone

https://youtu.be/5fHWxIVR1s8

Orsù compagni di Civitavecchia

/è giunto alfine il dì de la riscossa:

/corriamo ad innalzar la nostra vecchia

/bandiera rossa!

Della città ribelle e mai domata,

/su le rovine dei bombardamenti,

/la Guardia Rossa suona l’adunata:

/tutti presenti!

Vent’anni e più di tirannia fascista,

/di carcere, confino e di bastone,

/non hanno spento mai nel comunista

la convinzione.

La convinzione che la nuova era

/il mondo condurrà a la redenzione.

/Un motto noi rechiam su la bandiera:

“Rivoluzione!”

La dittatura del proletariato

/sarà la giusta legge universale,

/finché scomparirà l’iniquo Stato

/del capitale!

Chiara Ferrari – I figli di nessuno

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani
Chiara Ferrari
Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza, dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Figli di nessuno, canzone scritta sull’aria di Noi siam nati chissà quando e Avanti siam ribelli, cantata dai reparti della 4ª divisione Giustizia e Libertà operanti nel Canavese. In diverse versioni viene cantata anche in Emilia, in provincia di La Spezia e in Piemonte
Per ascoltare
La Canzone
https://youtu.be/WRCTj_mVlG8
Noi siam nati chissà quando
chissà dove
allevati dalla pubblica carità
senza padre senza madre
senza un nome
e noi viviam come gli uccelli in libertà.

Figli di nessuno
per i boschi noi viviam
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam/ma se c’è qualcuno
che ci sappia ben guidar – e ben guidar

Figli di nessuno
anche il digiuno saprem lottar.

Noi viviam fra i boschi
e sulle alte cime
e dagli aquilotti
ci facciam comandar
ma il nemico nostro
dai confini scaccerem – e scaccerem
e l’Italia bella
noi la saprem – noi la sapremo liberar.

Figli di nessuno
per i monti noi viviam
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam
ma se c’è qualcuno
che ci sappia ben guidar – e ben guidar

Figli di nessuno
anche a digiuno saprem lottar.

Chiara Ferrari – Partigiano ha cento penne

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,

dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Il partigiano o Il bersagliere ha cento penne è un adattamento di una canzoni militare, alpina, da parte di partigiani che ne hanno fatto una canzone di lotta per la Liberazione. Questo motivo nasce dai partigiani operanti sulle montagne liguri nel 1944, ma lo si ritrova in tutte le regioni dove avvenne la Resistenza. In questo canto si afferma la superiorità del partigiano sugli altri soldati, quelli regolari, che non hanno scelto quella vita: il partigiano è povero, non ha penne sul berretto, ma combatte per la libertà

Per ascoltare

La canzone

https://youtu.be/SBSN9rHE_Ak

Il bersagliere ha cento penne

e l’alpino ne ha una sola

il partigiano ne ha nessuna

e sta sui monti a guerreggiar.

Là sui monti vien giù la neve,

la bufera dell’inverno,

ma se venisse anche l’inferno

il partigiano riman lassù.

Quando viene la notte scura

tutti dormono alla pieve,

ma camminando sopra la neve

il partigiano scende in azion.

Quando poi ferito cade

non piangetelo dentro al cuore,

perché se libero un uomo muore

che cosa importa di morir.

Liberovic, Antonicelli – Festa d’aprile

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani
Chiara Ferrari
Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,
dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Festa d’aprile è un brano composto da Sergio Liberovici e Franco Antonicelli sulla base degli stornelli trasmessi da Radio Libertà, emittente clandestina dalla provincia di Biella che fu attiva dall’autunno 1944 all’aprile 1945, gestita da partigiani.
Le trasmissioni comprendevano anche una parte musicale eseguita da una piccola orchestra e da un coro stabili che elaboravano stornelli, utilizzati come intermezzo nella lettura dei bollettini di guerra partigiani, delle notizie su avvenimenti locali e nazionali di rilievo, di lettere e saluti a casa [Cfr. G. Lanotte, Cantalo forte. La Resistenza raccontata dalle canzoni, Nuovi Equilibri Stampa Alternativa, 2006 e G. Vettori, Canzoni italiane di protesta 1794 – 1974,
Per ascoltare
La Canzone
https://youtu.be/VLHQ4GcCcko

Festa d’aprile
È già da qualche tempo che i nostri fascisti/
si fan vedere poco e sempre più tristi,
/hanno capito forse, se non son proprio tonti,
/che sta arrivare la resa dei conti.

Forza che è giunta l’ora, infuria la battaglia
/per conquistare la pace, per liberare l’Italia;
/scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
/evviva i partigiani! è festa d’Aprile.

Nera camicia nera, che noi abbiam lavata,
/non sei di marca buona, ti sei ritirata;
/si sa, la moda cambia quasi ogni mese,
/ora per il fascista s’addice il borghese.

Forza che è giunta l’ora, infuria la battaglia…
Quando un repubblichino omaggia un germano
/alza il braccio destro al saluto romano.
/Ma se per caso incontra partigiani
/per salutare alza entrambe le mani.

Forza che è giunta l’ora, infuria la battaglia…
In queste settimane, miei cari tedeschi,
/maturano le nespole persino sui peschi;
/l’amato Duce e il Fuhrer ci davano per morti
/ma noi partigiani siam sempre risorti.

Forza che è giunta l’ora, infuria la battaglia…
Ma è già da qualche tempo che i nostri fascisti/
si fan vedere spesso, e non certo tristi;
/forse non han capito, e sono proprio tonti,/
che sta per arrivare la resa dei conti.

Forza che è giunta l’ora, infuria la battaglia…

Chiara Ferrari – Col parabello in spalla

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,

dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Col parabello in spalla è una canzone derivata dal canto degli alpini Col fucile sulle spalle, cantata soprattutto in Veneto, Liguria e Piemonte.

Si menzionano le bombe scippe, ordigni in uso nella prima guerra mondiale, prodotte dalla SIPPE (Società Italiana Per Prodotti Esplosivi).

Per ascoltare

La Canzone

https://youtu.be/QHgkrZ4emY4

Col parabello in spalla
caricato a palla
sempre bene armato
paura non ho
quando avrò vinto
quando avrò vinto/
col parabello in spalla
caricato a palla
sempre bene armato
paura non ho
quando avrò vinto
ritornerò
.E allora il capobanda
giunta la pattuglia
mi vuol salutare
e poi mi disse
e poi mi disse
e allora il capobanda
giunta la pattuglia
mi strinse la mano
e poi mi disse
«I fascisti son là»
.E a colpi disperati
mezzi massacrati
dalle bombe scippe
i fascisti sparivano
gridando «Ribelli»
gridando «Ribelli»/
e a colpi disperati
mezzi massacrati
dalle bombe scippe
i fascisti sparivano
gridando «Ribelli
abbiate pietà!»

Chiara Ferrari – Pietà l’è morta

Patria Indipendente
Cantavano i partigiani
Chiara Ferrari
Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,
dei loro testi e dei luoghi dove sono nate
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Pietà l’è morta è un brano che commuove. Il testo, steso collettivamente dai partigiani di Nuto Revelli sui monti cuneesi, è scritto sull’aria di Sul ponte di Perati e diventerà il canto della I divisione alpina Giustizia e Libertà, quando, dopo gli ultimi giorni del marzo 1944, il Comando aveva bandito un concorso per una canzone partigiana
Per ascoltare
La Canzone
https://youtu.be/XGxbGfZA2nY
Lassù sulle montagne bandiera nera:
è morto un partigiano nel far la guerra.
È morto un partigiano nel far la guerra,
un altro italiano va sotto terra.

Laggiù sotto terra trova un alpino,
caduto nella Russia con il Cervino
caduto nella Russia con il Cervino.

Ma prima di morire ha ancor pregato:
che Dio maledica quell’alleato!
che Dio maledica quell’alleato!

Che Dio maledica chi ci ha tradito
lasciandoci sul Don e poi è fuggito
lasciandoci sul Don e poi è fuggito.

Tedeschi traditori, l’alpino è morto
ma un altro combattente oggi è risorto
ma un altro combattente oggi è risorto.

Combatte il partigiano la sua battaglia:
Tedeschi e fascisti, fuori d’Italia!
Tedeschi e fascisti, fuori d’Italia!

Gridiamo a tutta forza: pietà l’è morta!

Chiara Ferrari – Con la guerriglia

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani
Chiara Ferrari
Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,
dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Con la guerriglia (1944), canto di battaglia della Brigata Garibaldina Cichero e di altre formazioni partigiane combattenti sull’Appennino ligure, successivamente passerà ad altre formazioni liguri come la Brigata Centocroci e la Brigata Muccini. Intonato sull’aria della famosa canzone anarchica Inno della Rivolta, nel dopoguerra il brano verrà poi rielaborato in differenti versioni, diffuse prevalentemente in Italia Centrale, Lazio in particolare
Per ascoltare
La canzone
https://youtu.be/OHGsX1ENgmE
Con la guerriglia
E noi farem del mondo un baluardo
Sapremo rider e disprezzar la vita
Per noi risorgerà la nuova Italia
Con la guerriglia

Per tutte le vittime nostre invendicate
Per liberar l’oppressa nostra gente
Ritorna sempre invitto nella lotta
Il patriota

Il nostro grido è libertà o morte
Sull’aspro monte ci siam fatti lupi
Al piano scenderem per la battaglia
Per la vittoria

Famelici di pace e di giustizia
Annienterem il fascismo ed i tiranni
Rossi di sangue e carichi di gloria
Nel fior degli anni

Ai nostri morti scaverem la fossa
Sulle rupestri cime sarà posta
Per noi risorgerà la nuova Italia
Con la guerriglia

Valsesia! Valsesia!

Patria Indipendente
Cantavano i partigiani
Chiara Ferrari
Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza, dei loro testi e dei luoghi dove sono nate
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Valsesia! Valsesia! è la canzone della brigata di Cino Moscatelli, e si muove sulla stessa melodia e sullo stesso ritmo. Ecco l’esecuzione del Gruppo Popolare e Solisti dell’Oltrepo Pavese (tema):
Per ascoltare
La Canzone
https://youtu.be/EhkwvjiZLqM
Valsesia, Valsesia

Quando si tratta di attaccare
noi del Moscatelli siamo i primi
tutti si fermano a guardare
tutti si affacciano ai balcon

Contro i tedeschi e repubblichini
combatteremo siam partigiani
ai nostri monti l’abbiam giurato
dobbiamo vincere o morir

Valsesia! Valsesia!
cosa importa se si muore
questo è il grido del valore
partigiano vincerà

Quando si tratta di attaccare
Quelli del Pedar sono i primi
tutti cominciano a sparare
e dalla Valsesia vincerem

A Moscatelli l’abbiam giurato
Ai nostri morti gridiam così
Ai nostri monti l’abbiam giurato
Vogliamo vincere o morire

Valsesia! Valsesia!/
cosa importa se si muore
questo è il grido del valore
partigiano vincerà

Valsesia! Valsesia!
cosa importa se si muore
questo è il grido del valore
partigiano vincerà

Beppe Clerici e Daysi Lumini – Il soldato morto in terra straniera

Beppe Clerici e Daysi Lumini
Il soldato morto in terra straniera

Terra straniera, calpestata
ti ho con lo zoccolo del mio corsiero
e ti ho di sangue nero,
di nero sangue umano abbeverata.

Ti ho strappati dal petto
i figli, il focolare e il tetto
ti ho distrutto e le strade
t’ho devastato e i campi e le contrade,
si che non più ondeggiare
or vedo al vento delle spighe il mare.

Terra straniera, or anche terra mia,
deponi l’ira ed il furor perdona,
terra, mia dolce madre, madre buona,

E quando avrà corona ogni altra fossa
resta tomba mia deserta e muta
solcarlo solo possa l’aratro,
e quando sulla tomba avrò il frumento
la trista opera mia
in benedizione essa mutata sia .

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