Archivi categoria: Resistenza Italiana – Lettere di condannati a morte

Antonio Ayroldi–Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

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È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Antonio Ayroldi

(Marzo 1944)

Alla signora Claudi – Clinica Bianca Maria – via Guido d’Arezzo 22 Roma.

Sono in via Tasso, prego interessare qualcuno che mi porti della biancheria. Perdoni tutti i disturbi e grazie. Se non dovessi più vedervi prego di dare voi a mamma le mie ultime notizie. Il mio indirizzo lo ha la madre superiora.

Auguri a lei, ai suoi figli e particolarmente alla Signorina Dina. Saluti agli amici che ricordo con affetto nostalgico. Perdoni ancora e Iddio le renda merito del bene che mi ha fatto.

Le bacio la mano devotissimo.

Antonio Ayroldi

Monin, prego pagare la clinica e far fronte ad eventuali spese. Mia madre, se non potrò più io, ti rimborserà. Grazie e auguri

Antonio

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

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Alfonso Gíndro (Mirk) – Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

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È destino dei popoli che il loro cammino

verso la libertà e la giustizia sociale sia

segnato dal sangue dei suoi martiri,

forse perché questo cammino non sia smarrito,

ma chi muore per una causa giusta, vive sempre

nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Alfonso Gíndro (Mirk)

Di anni 22 – meccanico – nato a Torino il 14 giugno 1923 -. Partigiano nella formazione G.A.P. « Dante di Nanni » — Arrestato il 19 gennaio 1945, in una casa di Torino, da elementi dell’U.P.I. – Fucilato l’11 febbraio 1945 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della. G.N.R., con Giovanni Canepa, Rubens Fattorelli, Nello Meneghini e Lorenzo Viale.

Torino 11.2.1945

Mamma adorata,

sono 21 giorni che sono detenuto in carcere, finalmente si sono decisi a fare il processo. Durò otto ore. Durante l’istruttoria avevo in me una calma straordinaria, al fine di tutto venne letta la condanna, non vorrei dirtelo, ma verresti a saperlo ugualmente pel fatto che verrà pubblicato sui giornali. Mamma adorata, purtroppo la sentenza è risultata in nostro sfavore, siamo stati condannati alla fucilazione. Mamma adorata, non piangere per il mio triste destino, forse era così segnato. Sii forte, così come fui io e come lo sono tuttora e nulla varrebbe rimpiangere.

Mamma adorata sii fiera di tuo figlio che diede la vita per un giusto ideale e per una santa causa che si sta combattendo e che presto splen­derà alla luce di una grande vittoria. Non posso rimpiangere la mia esistenza così fulmineamente troncata per il volere di gente che non è sazia dei loro nefandi delitti. Penso a te mamma adorata, penso al tuo straziante dolore, ma sii forte e coraggiosa avanti a tutto.

Mamma adorata ti chiedo perdono se a volte ti ho dati dispiaceri, ma la mia giovane età non poteva ancora ragionare, cercavo in questa mia vita di fare tutto per un popolo, e infine per te stessa cosicché almeno potevi passare questi anni della tua vecchiaia in una pace serena dopo tutti i dispiaceri passati, ma vedi come è il destino

Non mi è stato possibile raggiungere ciò che desideravo.

Ti chiedo perdono se non ho ascoltato i tuoi saggi consigli, ma la mia turbinava in un vortice di idee. Mamma perdonami, forse a quest’ora potrei essere al tuo fianco a renderti meno dolorosa la vita del tuo calvario. Mai come in questo momento il mio pensiero à a te vicino. Mamma adorata queste sono le ultime mie parole, sii forte, sii forte.

Ricevi un forte abbraccio e tanti baci da chi sempre ti pensa e non cesserà di pensarti. Addio, tuo figlio

Alfonso

Mamma adorata,

come già tu sapevi che noi dobbiamo essere fucilati, purtroppo il destino è stato avverso. Mamma adorata sii forte e fatti coraggio.

Non rimpiango la mia giovane esistenza così troncata improvvisa­mente. Penso a te mamma carissima, penso al tuo strazio, come ti dico sii forte, e non piangere la mia morte, cosi come sono forte io, benché sappia quel che mi aspetta. Sii forte, ricevi l’ultimo abbraccio da tuo figlio

Alfonso

 

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Aldo Benvenuto – Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

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È destino dei popoli che il loro cammino

verso la libertà e la giustizia sociale sia

segnato dal sangue dei suoi martiri,

forse perché questo cammino non sia smarrito,

ma chi muore per una causa giusta, vive sempre

nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Aldo Benvenuto

Di anni 25 – carpentiere in ferro – nato a La Spezia il 19 settembre 1919 -•

Partigiano nelle formazioni gl, prende parte a numerose azioni di guerra ed in particolare ai combattimenti dell’agosto 1944 e del gennaio 1945 nella zona di Zeri (Apuania) e dell’ottobre 1944 nella zona di Calice al Cornoviglio (La Spezia) -. Catturato il 12 febbraio 1945 durante un rastrellamento operato da reparti della Divisione «Monterosa», a Pignone (La Spezia) -. Processato il 10 aprile 1945 nella caserma del 21° Reggimento Fanteria a La Spezia, dal Tribunale Speciale delle Brigate Nere –.

Fucilato il 1 aprile 1945 a Ponte Graveglia di San Benedetto, con Roberto De Martin, Roberto Fusco, Dante Gnetti e Paolo Perozzo.

Carissimi Genitori e fratelli,

purtroppo la sorte questa volta mi è stata contraria, ci vuo-

le pazienza. In questo momento ho fatto la S. Comunione. Per-

donatemi di tutti i dispiaceri che vi ho dato, come io perdono

di cuore a tutti quelli che mi hanno fatto del male.

Più che vi raccomando a voi di farvi coraggio e di far conto

che io sia sempre in mezzo a voi, ché io muoio tranquillo, sere-

no e innocente.

Quest’ultima mia tenetela come se fossi io presente, fatevi

coraggio che io me ne faccio abbastanza.

Ricordatemi sempre nelle vostre preghiere. Saluti e bacioni

a tutti voi e parenti.

Mi raccomando di nuovo di farvi coraggio.

Andate a pigliare il cappotto, la cintura, il borsellino e i miei

documenti alle carceri.

Vi prego di consegnare a Maria il mio anello e di tenerlo ca-

ro come mio ricordo.

Ora vi scrivo un biglietto per lei e ditele che lo tenga stret-

tamente.

Di nuovo coraggio e bacioni cari.

Vostro aff.mo Aldo

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Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Adorno Bongianni – Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

 

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ornÈ destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”
Adorno Borgianni
Di anni 19 – contadino – nato a Chiusdino (Siena) il 1° aprile 1924 – Chiamato alle armi il 25 febbraio 1944, si dà alla macchia – si unisce a un distaccamento della Divisione d’assalto Garibaldi « Spartaco Lavagnini » operante nella zona di Siena — Catturato all’alba dell’11 marzo 1944, con altri 15 che saranno tutti fucilati, nel corso di un rastrellamento condotto in Comune di Monticiano da militi della G.N.R. di Siena -percosso – tradotto a Monticiano, poi nella casermetta di Siena -. Processato il 13 marzo 1944, nella Caserma di Santa Chiara, dal Tribunale Militare Straordinario di Siena
Fucilato alle ore 17,30del 13 marzo 1944 nella Caserma Lamarmora di Siena, con Primo Simi.

Carissima famiglia,

io mi trovo condannato con la mia pena di morte ormai il mio de­stino è questo fatevi tanto e tanto coraggio ormai è cosí e vi saluto tutti i miei genitori e mio o fratello e sorella e parenti di farvi tanto e tanto coraggio.

Vostro figlio

Adorno

Aggiungo il mio termine che ho fatto una Santa Comunione. Vostro figlio

Adorno

E vorrei la grazia di essere seppellito al mio paese con un bellissimo trasporto.

Vostro figlio

Adorno Borgianni

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Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

 

Einaudi Editore 1952

Achille Barillatti (Gilberto della Valle)Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

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È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”
Achille Barilatti (Gilberto della Valle)
DI anni 22 – studente in Scienze Economiche e Commerciali – nato a Macerata il 16 settembre 1921 -. Tenente di Complemento di Artiglieria, dopo 1’8 settembre ’43 raggiunge Ventignano sulle alture maceratesi, dove nei successivi mesi si vanno organizzando formazioni partigiane – dal « Gruppo Patrioti Nicolò » è designato comandante del distaccamento di Montalto -. Catturato all’alba del 22 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento effettuato da tedeschi e fascisti nella zona di Montalto – mentre 26 dei suoi sono fucilati immediatamente sul posto e 5 vengono salvati grazie al suo intervento, egli viene trasportato a Muccia (Macerata) ed interrogato da un ufficiale tedesco ed uno fascista -. Fucilato senza processo alle ore 18,25 del 23 marzo 1944, contro la cinta del cimitero di Muccia -. Medaglia d’10ro al V.M.
Mamma adorata,
quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio,-ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l’Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni.
Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l’Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste.
Viva l’ITALIA LIBERA! Achille
Dita adorata,
la fine che prevedevo è arrivata. Muoio ammazzato per la mia Pa­tria. Addio Dita non dimenticarmi mai e ricorda che tanto ti ho amata.
Vai da mia Madre a Passo di Treia appena potrai, tale il mio ultimo desiderio.
Muoio da forte onestamente come ho vissuto. Addio Dita, addio gnau mio
AchilleI
Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza ItalianaEinaudi Editore 1952

Raffaele Andreoni (Tarzan) Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

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È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

 

Raffaele Andreoni (Tarzan)

Di anni 20 – meccanico – nato a Fiesole (Firenze) il 5 aprile 1924 Partigiano della Brigata Garibaldi 22 bis Vittorio Sinigallia ” operante nella zona di Vallombrosa, Pelago e Consuma (Firenze)- Catturato il 15 aprile 1944 a Secchieta (Firenze). nel corso di un rastrellamento operato da reparti della Legione Autonoma “ Ettore Muti ” – tradotto nella caserma della Fortezza da Basso di Firenze — Processato il 2 maggio 1944 nella Casa del Fascio “ D. Rossi , dal Tribunale Militare Straordinario di Firenze -. Fucilato il 3 maggio 1944 al Poligono di Tiro delle Cascine in Firenze, con Adriano Gozzoli e altri due partigiani.

 

Cari miei,

 

sono le ultime ore della mia vita e le ho dedicate tutte a voi e a Dio. Non piangete so che vi faccio male, tanto male.

Sono ora per mezzo di Padre nella via del Signore che certamente avrà pietà di me non avendola avuta dagli uomini della terra.

Lascio ora la mia vita cosi giovane solo per una mancanza che io non posso tradurla né in bene né in male.

Per la mia famiglia, per la mia Patria, dico però con serenità che ho amata l’una e l’altra con amore più di quegli uomini che oggi mi tolgono la vita….

Saranno anche loro un giorno nelle mie condizioni.

 

Nara, Luisa, Lilia, Dino, Renato, Luciano, Ugo, mamma, babbo,

 

tutti vi ricordo anche nel cielo.

 

Ho assistito alla S. Messa ed ho fatto la S. Comunione…

 

Non ho più parole, non so più scrivere.

 

Salutatemi tanto la S. Annina e non si preoccupi della mia fine, tutti

i conoscenti in special modo Sig. Polidori, Salimbeni, Cellai, ecc…

Dite loro che muoio contento – Un saluto a Franco del Polidori.

 

In fine vi avviso tutti. Se un giorno Ugo tornerà ditegli pure la

verità… potrà anche lui condannarmi, ma forse vendicarmi.

Sono le ultime parole del vostro R… che tanto vi vuol bene.

 

“Fatevi coraggio”

 

Vi ho tutti qui nella mente. Lilia, tu prega per me ed io per voi.

Tanti baci ai piccoli: Ugo, Licia.

 

Tanti baci a voi tutti, addio per sempre

R

 

 

 

 

 

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

 

Einaudi Editore 1952

Franca Lanzone Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana


 

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È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

 

Franca Lanzone

Di anni 25 -casalinga – nata a Savona il 28 settembre 1919.

Il 10 ottobre I943 si unisce alla Brigata «Colombo», Divisione «Gramsci», svolgendovi attività di informatrice e collegatrice e procurando vettovagliamento alle formazioni di montagna.

Arrestata la sera del 21 ottobre I944, nella propria casa di Savona, da militi delle Brigate Nere, tradotta nella Sede della Federazione Fascista di Savona.
Venne fucilata il 10 novembre I944, senza processo, da plotone fascista, nel fossato della Fortezza ex Priamar di Savona, con Paola Garelli e altri quattro partigiani.

 

Caro Mario,
sono le ultime ore della mia vita, ma con questo vado
alla morte senza rancore delle ore vissute.
Ricordati i tuoi doveri verso di me, ti ricorderò sempre
Franca

Cara mamma,
perdonami e coraggio. Dio solo farà ciò che la vita mia non sarà in grado di adempiere.
Ti bacio.
La tua Franca

Albino Albico Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

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È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.
Albino Albico
Di anni 24 – operaio fonditore – nato a Milano il 24 novembre 1919 -. Prima dell’8 settembre 1943 svolge propaganda e diffonde stampa antifascista – dopo tale data è uno degli organizzatori del GAP, 113a Brigata Garibaldi, di Baggio (Milano), del quale diventa comandante -. Arrestato il 28 agosto 1944 da militi della “Muti”, nella casa di un compagno, in seguito a delazione di un collaborazionista infiltratosi nel gruppo partigiano – tradotto nella sede della “Muti” in Via Rovello a Milano – torturato – sommariamente processato -. Fucilato lo stesso 28 agosto 1944, contro il muro di Via Tibaldi 26 a Milano, con Giovanni Aliffi, Bruno Clapiz e Maurizio Del Sale.
Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti, mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia.
Il sole risplenderà su noi “domani” perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi.
Voi siate forti come lo sono io e non disperate.
Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene
.Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana
Einaudi Editore 1952