Archivi categoria: Resistenza Italiana – Lettere di condannati a morte

Don Aldo Mei

.sacrificio - Copia

Don Aldo Mei – Italia

Anche in questo momento sono passati ad insultarmi —

«Dimitte illis — nesciunt quid faciunt ». Signore che

venga il Vostro regno! Mi si tratta come traditore —

assassino. no. Non mi pare di aver voluto male a nessuno

ripeto a nessuno

Aldo Mei

Di anni 32 – sacerdote – nato a Ruota (Lucca) il 5 marzo 1912 -. Vicario Foraneo del Vicariato di Monsagrati (Lucca) – aiuta renitenti alla leva e perseguitati politici – dà ai partigiani assistenza religiosa _ Arrestato il 2 agosto 1944 nella Chiesa di Flano, a opera di tedeschi, subito dopo la celebrazione della Messa – tradotto a Lucca con altri trenta catturati in rastrellamento – rinchiuso con essi nella « Pia Casa » di Lucca -. Processato dal Comando tedesco di Lucca, sotto l’imputazione di avere nascosto nella propria abitazione un giovane ebreo -.

Fucilato alle ore 22 del 4 agosto 1944,

da plotone tedesco, fuori Porta Elisa di Lucca.

4 agosto 1944

Babbo e Mamma,

state tranquilli — sono sereno in quest’ora solenne. In coscienza non ho commesso delitti. Solamente ho amato come mi è stato possibile. Condanna a morte — 1°’ per aver protetto e nascosto un giovane di cui volevo salva l’anima. 2° per avere amministrato i sacramenti ai partigiani, e cioè aver fatto il prete. Il terzo motivo non è nobile come i precedenti — aver nascosto la radio.

Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio io che non ho voluto vivere che per l’amore! « Deus Charitas est » e Dio non muore. Non muore l’Amore! Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono. Ho già sofferto un poco per loro…E’ l’ora del grande perdono di Dio! Desidero avere misericordia; per questo abbraccio l’intero mondo rovinato dal peccato — in uno spirituale abbraccio di misericordia. Che il Signore accetti il sacrificio di questa piccola insignificante vita in riparazione di tanti peccati — e per la santificazione dei sacerdoti.

Oh! la santificazione dei sacerdoti. Oggi stesso avrei dovuto celebrare Messa per questa intenzione — invece di offrire Gesú — offro me a Lui, perché faccia tutti santi i suoi . ministri, tutti . apostoli di carità — e il Mio pensiero va anche ai confratelli del Vicariato, che non ho edificato

e aiutato come avrei dovuto. Gliene domando umilmente perdono. Mi ricordino tutti al Signore. Sia dato a ciascuno un’offerta di 75 lire per una applicazione di S. Messa a sufiragio della povera anima mia.

Almeno 100 Messe che siano celebrate per riparare eventuali omissioni e manchevolezze e a sufiragio dell’anima mia.

A Basilio — Beppe e loro mogli e figli carissimi — alla Nonna e Argia — alla zia Annina, Carolina, Livia, Giorgina — Dante, Silvio, Annunziato ecc., e a tutti i parenti — a tutti i conoscenti, a tutti i Ruotesi, cosa dirò? Quello che ho ripetutamente detto ai miei figli di adozione, i Fianesi. Conservatevi tutti nella grazia del Signore Gesú Cristo — perché questo solamente conta quando ci si trova davanti al maestoso passo della morte — e così tutti vogliamo rivederci e starcene indissolubilmente congiunti nella gioia vera e perfetta della unione eterna con Dio in cielo.

Non piú carta — all’infuori di questa busta — e anche la luce sta per venir meno. Domani festa della Madonna potrò vederne il volto materno? Sono indegno di tanta fortuna. Anime buone pregate voi tutte perché mi sia concessa presto — prestissimo tanta fortuna!

Anche in questo momento sono passati ad insultarmi — «Dimitte illis — nesciunt quid faciunt ». Signore che venga il Vostro regno! Mi si tratta come traditore — assassino. no. Non mi pare di aver voluto male a nessuno — ripeto a nessuno — mai — che se per caso avessi fatto a qualcuno qualche cosa di male — io qui dalla mia prigione — in ginocchio davanti al Signore — ne domando umilmente perdono. Al Sacerdote che mi avviò al Seminario D. Ugo Sorbi il mio saluto di arrivederci al cielo. Ai carissimi Superiori del Seminario, specialmente a Mons. Malfatti e al Padre Spirituale D. Giannotti — l’invito che mi assistano nel punto piú decisivo della mia esistenza — la morte — mentre prego il Signore a ricompensarli centuplicatamente come sa far Lui.

Annunci

Arturo Cappettini ( Giuseppe)

 

clip_image002

È destino dei popoli che il loro cammino

verso la libertà e la giustizia sociale sia

segnato dal sangue dei suoi martiri,

forse perché questo cammino non sia smarrito,

ma chi muore per una causa giusta, vive sempre

nel cuore di chi per questa causa si batte.”

 

Arturo Cappettini (Giuseppe)

Di anni 43 – commerciante – nato a Zeme Lomellina (Pavia) il 17 marzo 1900 -. Mili­tante comunista, perseguitato come antifascista e ricercato ad ogni occasione di visita di gerarca fascista – costretto ad espatriare in Svizzera e Francia – dopo l’8 settembre ’43 si unisce alla 3° Brigata Garibaldi G.A.P. – procura viveri ed approvvigionamenti ai parti­giani di montagna, fa del proprio negozio un deposito di stampa clandestina e di ma­teriale bellico -. Catturato il iq dicembre 1943 nella casa della madre a Mortara, dove si era recato per procurare rifornimenti a partigiani della zona – mentre il fratello ed i compagni trasportano il materiale bellico dal negozio di Milano, vengono sorpresi, su delazione, da elementi della polizia – sulla base di questo nuovo capo d’accusa, viene trasferito da Mortara al 60 raggio delle carceri di San Vittore in Milano – torturato da elementi delle S.S. tedesche — Fucilato il 31 dicembre1943 al Poligono di Tiro della Gagnola in Milano, con Gaetano Andreoli e Cesare Poli.

Cara mamma,

quando riceverai questa, io non ci sarò più, il piombo nemico mi avrà già freddato, perciò mi raccomando a te i miei cari figlioli, baciali tanto per me, come pure Tilde ed istruiscili finché siano buoni patrioti come lo fui io e che facciano di tutto per vendicarmi. Caramente bacio tutti per l’ultima volta, addio evviva l’Italia evviva l’idea comune.

Vostro

Arturo

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Aristide, Nello e Luciano Orsini

image

 

È destino dei popoli che il loro cammino

verso la libertà e la giustizia sociale sia

segnato dal sangue dei suoi martiri,

forse perché questo cammino non sia smarrito,

ma chi muore per una causa giusta, vive sempre

nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Aristide, Nello e Luciano Orsini

Aristide di anni 45 – Commerciante – nato a Orbetello (Grosseto) il 18 febbraio 1899 residente a Lugo di Romagna – Dal 1924 sorvegliato perché militante del Partito Repubblicano ed attivo antifascista – Dopo 1’8 settembre 1943 è membro del C.L.N. della Romagna – raccoglie e smista viveri, indumenti e fondi per le formazioni romagnole – diffonde stampa clandestina.Nello, nipote di Aristide, di anni 30 – impiegato – nato a Lugo di Romagna – (Ravenna) il 25 giugno 1914 -. Repubblicano ed attivo antifascista – dopo l’8 settembre ’43 è Par­tigiano a Bobbio Pellice (Torino) – rientrato a Lugo tiene il collegamento fra la città e le formazioni partigiane del circondario trasporta rifornimenti’ ed armi.

Luciano, figlio di Aristide, di anni 22 laureando in Medicina – nato a Lugo di Romagna 14 4 luglio 1922 -. Dopo 1’8 settembre ’43 partecipa alla redazione di giornali clandestini – è membro del Comitato Organizzativo dei giovani repubblicani romagnoli

Arrestati il 22 agosto 1944 da militi delle Brigate Nere, Aristide e Luciano nella Villa S. Martino di Lugo, Nello in una strada di Lugo – tradotti nella Casa del Fascio di Lugo, poi nelle carceri di Ravenna quali ostaggi. Il giorno 22 agosto, in seguito al ferimento, pare accidentale, di due soldati tedeschi, undici ostaggi vengono prelevati dalle carceri di Ravenna e consegnati ai tedeschi -. Sei di essi vengono fucilati al Camerlone di Ravenna – i rimanenti cinque vengono impiccati a Savarna (Ravenna), l’uno dopo l’altro alla medesima betulla, nel seguente ordine: Ivo Calderoni – Giuseppe ­Fiammenghi – Nello Orsini – Aristide Orsini – Luciano Orsini.(Messaggi scritti su di un unico foglio, affidato ad un compagno di prigionia. e rinvenuto sulla salma di questi, fucilato quale ostaggio alla Camerlona).

Addio Renza, addio: ti ho chiesto un giorno la promessa che tu non ti cristallizzerai in un ricordo se fosse successo quello che sta ora per succedere. Ricordati solo di me per i tuoi figlioli. Addio.

Addio, mamma, addio a tutti

Luciano

 

Mamma adorata,

muoio sereno e tu cerca di essere forte e stare con Lucia. Ti bacio e a te l’ultimo mio pensiero.

Bacia Gilda e Bruna

Nello

 

Addio cari tutti, mamma, Emma, Fulvia, Renza e tutti miei cari. Baci

Aristide

 

(Scritto su di un biglietto ritrovato nel portafoglio di Nello Orsini).

I Tedeschi per ordine dei Fascisti mi anno impiccato. Baci addio mamma.

 

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Armando Amprino (Armand0) Lettere di cndannati a morte

 


sacrificio

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”


Armando Amprino (Armando)
Di anni 20 – meccanico – nato a Coazze (Torino) il 24 maggio 1925 -. Partigiano della Brigata ” Lullo Mongada “, Divisione Autononia ” Sergio De Vitis “, partecipa agli scontri del maggio 1944 nella Valle di Susa e a numerosi colpi di mano in zona Avigliana (Torino) -. Catturato nel dicembre 1944 da pattuglia RAU (Reparto Arditi Ufficiali), alla Barriera di Milano in Torino – tradotto alle Carceri Nuove di Torino Processato dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di Torino Fucilato il 22 dicembre 1944, al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino da plotone di militi della GNR, con Candido Dovis.


Dal Carcere, 22 dicembre 1944
Carissimi genitori, parenti e amici tutti,
devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt’e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi.       
Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí… Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina.                                
Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito.               Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri.
Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po’ di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. la mia roba, datela ai poveri del paese.  Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso.
Vostro figlio Armando
Viva l’Italia! Viva gli Alpini




Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana


Einaudi Editore 1952

Aristide, Nello e Lucano Orsini Lettere condannti a morte

 


 

sacrificio

 

È destino dei popoli che il loro cammino

verso la libertà e la giustizia sociale sia

segnato dal sangue dei suoi martiri,

forse perché questo cammino non sia smarrito,

ma chi muore per una causa giusta, vive sempre

nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Aristide, Nello e Lucano Orsini

Aristide di anni 45 – Commerciante – nato a Orbetello (Grosseto) il 18 febbraio 1899 residente a Lugo di Romagna – Dal 1924 sorvegliato perché militante del Partito Repubblicano ed attivo antifascista – Dopo 1’8 settembre 1943 è membro del C.L.N. della Romagna – raccoglie e smista viveri, indumenti e fondi per le formazioni romagnole – diffonde stampa clandestina.


Nello, nipote di Aristide, di anni 30 – impiegato – nato a Lugo di Romagna – (Ravenna) il 25 giugno 1914 -. Repubblicano ed attivo antifascista – dopo l’8 settembre ’43 è Partigiano a Bobbio Pellice (Torino) – rientrato a Lugo tiene il collegamento fra la città e le formazioni partigiane del circondario trasporta rifornimenti’ ed armi.

Luciano, figlio di Aristide, di anni 22 laureando in Medicina – nato a Lugo di Romagna 14 4 luglio 1922 -. Dopo 1’8 settembre ’43 partecipa alla redazione di giornali clandestini – è membro del Comitato Organizzativo dei giovani repubblicani romagnoli

Arrestati il 22 agosto 1944 da militi delle Brigate Nere, Aristide e Luciano nella Villa S. Martino di Lugo, Nello in una strada di Lugo – tradotti nella Casa del Fascio di Lugo, poi nelle carceri di Ravenna quali ostaggi. Il giorno 22 agosto, in seguito al ferimento, pare accidentale, di due soldati tedeschi, undici ostaggi vengono prelevati dalle carceri di Ravenna e consegnati ai tedeschi  -. Sei di essi vengono fucilati al Camerlone di Ravenna – i rimanenti cinque vengono impiccati a Savarna (Ravenna), l’uno dopo l’altro alla medesima betulla, nel seguente ordine: Ivo Calderoni – Giuseppe Fiammenghi – Nello Orsini – Aristide Orsini – Luciano Orsini.


(Messaggi scritti su di un unico foglio, affidato ad un compagno di prigionia. e rinvenuto sulla salma di questi, fucilato quale ostaggio alla Camerlona).

Addio Renza, addio: ti ho chiesto un giorno la promessa che tu non ti cristallizzerai in un ricordo se fosse successo quello che sta ora per succedere. Ricordati solo di me per i tuoi figlioli. Addio.

Addio, mamma, addio a tutti

Luciano


Mamma adorata,

muoio sereno e tu cerca di essere forte e stare con Lucia. Ti bacio e a te l’ultimo mio pensiero.

Bacia Gilda e Bruna

Nello


Addio cari tutti, mamma, Emma, Fulvia, Renza e tutti miei cari. Baci

Aristide


(Scritto su di un biglietto ritrovato nel portafoglio di Nello Orsini).

I Tedeschi per ordine dei Fascisti mi anno impiccato. Baci addio mamma.


 


 


Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana


Einaudi Editore 1952

Antonio Ayroldi–Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

clip_image001


È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Antonio Ayroldi

(Marzo 1944)

Alla signora Claudi – Clinica Bianca Maria – via Guido d’Arezzo 22 Roma.

Sono in via Tasso, prego interessare qualcuno che mi porti della biancheria. Perdoni tutti i disturbi e grazie. Se non dovessi più vedervi prego di dare voi a mamma le mie ultime notizie. Il mio indirizzo lo ha la madre superiora.

Auguri a lei, ai suoi figli e particolarmente alla Signorina Dina. Saluti agli amici che ricordo con affetto nostalgico. Perdoni ancora e Iddio le renda merito del bene che mi ha fatto.

Le bacio la mano devotissimo.

Antonio Ayroldi

Monin, prego pagare la clinica e far fronte ad eventuali spese. Mia madre, se non potrò più io, ti rimborserà. Grazie e auguri

Antonio

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Alfonso Gíndro (Mirk) – Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

clip_image001

È destino dei popoli che il loro cammino

verso la libertà e la giustizia sociale sia

segnato dal sangue dei suoi martiri,

forse perché questo cammino non sia smarrito,

ma chi muore per una causa giusta, vive sempre

nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Alfonso Gíndro (Mirk)

Di anni 22 – meccanico – nato a Torino il 14 giugno 1923 -. Partigiano nella formazione G.A.P. « Dante di Nanni » — Arrestato il 19 gennaio 1945, in una casa di Torino, da elementi dell’U.P.I. – Fucilato l’11 febbraio 1945 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della. G.N.R., con Giovanni Canepa, Rubens Fattorelli, Nello Meneghini e Lorenzo Viale.

Torino 11.2.1945

Mamma adorata,

sono 21 giorni che sono detenuto in carcere, finalmente si sono decisi a fare il processo. Durò otto ore. Durante l’istruttoria avevo in me una calma straordinaria, al fine di tutto venne letta la condanna, non vorrei dirtelo, ma verresti a saperlo ugualmente pel fatto che verrà pubblicato sui giornali. Mamma adorata, purtroppo la sentenza è risultata in nostro sfavore, siamo stati condannati alla fucilazione. Mamma adorata, non piangere per il mio triste destino, forse era così segnato. Sii forte, così come fui io e come lo sono tuttora e nulla varrebbe rimpiangere.

Mamma adorata sii fiera di tuo figlio che diede la vita per un giusto ideale e per una santa causa che si sta combattendo e che presto splen­derà alla luce di una grande vittoria. Non posso rimpiangere la mia esistenza così fulmineamente troncata per il volere di gente che non è sazia dei loro nefandi delitti. Penso a te mamma adorata, penso al tuo straziante dolore, ma sii forte e coraggiosa avanti a tutto.

Mamma adorata ti chiedo perdono se a volte ti ho dati dispiaceri, ma la mia giovane età non poteva ancora ragionare, cercavo in questa mia vita di fare tutto per un popolo, e infine per te stessa cosicché almeno potevi passare questi anni della tua vecchiaia in una pace serena dopo tutti i dispiaceri passati, ma vedi come è il destino

Non mi è stato possibile raggiungere ciò che desideravo.

Ti chiedo perdono se non ho ascoltato i tuoi saggi consigli, ma la mia turbinava in un vortice di idee. Mamma perdonami, forse a quest’ora potrei essere al tuo fianco a renderti meno dolorosa la vita del tuo calvario. Mai come in questo momento il mio pensiero à a te vicino. Mamma adorata queste sono le ultime mie parole, sii forte, sii forte.

Ricevi un forte abbraccio e tanti baci da chi sempre ti pensa e non cesserà di pensarti. Addio, tuo figlio

Alfonso

Mamma adorata,

come già tu sapevi che noi dobbiamo essere fucilati, purtroppo il destino è stato avverso. Mamma adorata sii forte e fatti coraggio.

Non rimpiango la mia giovane esistenza così troncata improvvisa­mente. Penso a te mamma carissima, penso al tuo strazio, come ti dico sii forte, e non piangere la mia morte, cosi come sono forte io, benché sappia quel che mi aspetta. Sii forte, ricevi l’ultimo abbraccio da tuo figlio

Alfonso

 

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Aldo Benvenuto – Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

clip_image001

È destino dei popoli che il loro cammino

verso la libertà e la giustizia sociale sia

segnato dal sangue dei suoi martiri,

forse perché questo cammino non sia smarrito,

ma chi muore per una causa giusta, vive sempre

nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Aldo Benvenuto

Di anni 25 – carpentiere in ferro – nato a La Spezia il 19 settembre 1919 -•

Partigiano nelle formazioni gl, prende parte a numerose azioni di guerra ed in particolare ai combattimenti dell’agosto 1944 e del gennaio 1945 nella zona di Zeri (Apuania) e dell’ottobre 1944 nella zona di Calice al Cornoviglio (La Spezia) -. Catturato il 12 febbraio 1945 durante un rastrellamento operato da reparti della Divisione «Monterosa», a Pignone (La Spezia) -. Processato il 10 aprile 1945 nella caserma del 21° Reggimento Fanteria a La Spezia, dal Tribunale Speciale delle Brigate Nere –.

Fucilato il 1 aprile 1945 a Ponte Graveglia di San Benedetto, con Roberto De Martin, Roberto Fusco, Dante Gnetti e Paolo Perozzo.

Carissimi Genitori e fratelli,

purtroppo la sorte questa volta mi è stata contraria, ci vuo-

le pazienza. In questo momento ho fatto la S. Comunione. Per-

donatemi di tutti i dispiaceri che vi ho dato, come io perdono

di cuore a tutti quelli che mi hanno fatto del male.

Più che vi raccomando a voi di farvi coraggio e di far conto

che io sia sempre in mezzo a voi, ché io muoio tranquillo, sere-

no e innocente.

Quest’ultima mia tenetela come se fossi io presente, fatevi

coraggio che io me ne faccio abbastanza.

Ricordatemi sempre nelle vostre preghiere. Saluti e bacioni

a tutti voi e parenti.

Mi raccomando di nuovo di farvi coraggio.

Andate a pigliare il cappotto, la cintura, il borsellino e i miei

documenti alle carceri.

Vi prego di consegnare a Maria il mio anello e di tenerlo ca-

ro come mio ricordo.

Ora vi scrivo un biglietto per lei e ditele che lo tenga stret-

tamente.

Di nuovo coraggio e bacioni cari.

Vostro aff.mo Aldo

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Adorno Bongianni – Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

 

clip_image001

 

ornÈ destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”
Adorno Borgianni
Di anni 19 – contadino – nato a Chiusdino (Siena) il 1° aprile 1924 – Chiamato alle armi il 25 febbraio 1944, si dà alla macchia – si unisce a un distaccamento della Divisione d’assalto Garibaldi « Spartaco Lavagnini » operante nella zona di Siena — Catturato all’alba dell’11 marzo 1944, con altri 15 che saranno tutti fucilati, nel corso di un rastrellamento condotto in Comune di Monticiano da militi della G.N.R. di Siena -percosso – tradotto a Monticiano, poi nella casermetta di Siena -. Processato il 13 marzo 1944, nella Caserma di Santa Chiara, dal Tribunale Militare Straordinario di Siena
Fucilato alle ore 17,30del 13 marzo 1944 nella Caserma Lamarmora di Siena, con Primo Simi.

Carissima famiglia,

io mi trovo condannato con la mia pena di morte ormai il mio de­stino è questo fatevi tanto e tanto coraggio ormai è cosí e vi saluto tutti i miei genitori e mio o fratello e sorella e parenti di farvi tanto e tanto coraggio.

Vostro figlio

Adorno

Aggiungo il mio termine che ho fatto una Santa Comunione. Vostro figlio

Adorno

E vorrei la grazia di essere seppellito al mio paese con un bellissimo trasporto.

Vostro figlio

Adorno Borgianni

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

 

Einaudi Editore 1952

Achille Barillatti (Gilberto della Valle)Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

clip_image001
 
È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”
Achille Barilatti (Gilberto della Valle)
DI anni 22 – studente in Scienze Economiche e Commerciali – nato a Macerata il 16 settembre 1921 -. Tenente di Complemento di Artiglieria, dopo 1’8 settembre ’43 raggiunge Ventignano sulle alture maceratesi, dove nei successivi mesi si vanno organizzando formazioni partigiane – dal « Gruppo Patrioti Nicolò » è designato comandante del distaccamento di Montalto -. Catturato all’alba del 22 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento effettuato da tedeschi e fascisti nella zona di Montalto – mentre 26 dei suoi sono fucilati immediatamente sul posto e 5 vengono salvati grazie al suo intervento, egli viene trasportato a Muccia (Macerata) ed interrogato da un ufficiale tedesco ed uno fascista -. Fucilato senza processo alle ore 18,25 del 23 marzo 1944, contro la cinta del cimitero di Muccia -. Medaglia d’10ro al V.M.
Mamma adorata,
quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio,-ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l’Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni.
Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l’Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste.
Viva l’ITALIA LIBERA! Achille
Dita adorata,
la fine che prevedevo è arrivata. Muoio ammazzato per la mia Pa­tria. Addio Dita non dimenticarmi mai e ricorda che tanto ti ho amata.
Vai da mia Madre a Passo di Treia appena potrai, tale il mio ultimo desiderio.
Muoio da forte onestamente come ho vissuto. Addio Dita, addio gnau mio
AchilleI
Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza ItalianaEinaudi Editore 1952