Archivi categoria: Resistenza Italiana – Lettere di condannati a morte

Roberto Ricotti condannato a morte

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Roberto Ricotti

Di anni 22 – meccanico – nato a Milano il 7 giugno 1924 -. Nel settembre 1943 fugge dal campo di concentramento di Bolzano e si porta a Milano dove si dedica all’organizzazione militare dei giovani del proprio rione – nell’agosto 1944 è commissario politico della 124^ Brigata Garibaldi SAP, responsabile del 5° Settore del Fronte della Gioventù -. Arrestato il 20 dicembre 1944 nella propria abitazione di Milano adibita a sede del Comando del Fronte della Gioventù – tradotto nella sede dell’OVRA in Via Fiamma, indi alle carceri San Vittore – più volte seviziato -. Processato il 12 gennaio 1945, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato per appartenenza a bande armate -. Fucilato il 14 gennaio 1945 al campo sportivo Giurati di Milano, con Roberto Giardino ed altri sette partigiani -. Proposto per la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

S. Vittore 13.1.’45

A te mio dolce amore caro io auguro pace e felicità. Addio amore…

Roberto Ricotti Condannato a morte

Tu che mi hai dato le uniche ore di felicità della mia povera vita…! a te io dono gli ultimi miei battiti d’amore… Addio Livia, tuo in eterno…

Roberto

14.1.’45

Parenti cari consolatevi, muoio per una grande idea di giustizia… Il Comunismo!! Coraggio addio! Roberto Ricotti

14.1.’45

Lascio a tutti i compagni, la mia fede, il mio entusiasmo, il mio incitamento. Roberto Ricotti

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

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Mario Porzio Vernino (Stalino)

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È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Mario Porzio Vernino (Stalino)

Di anni 25 – agricoltore – nato a Fara Novarese (Novara) il 6 marzo 1920 -. Sergente Maggiore dell’Esercito Italiano in zona d’occupazione jugoslava, dopo 1’8 settembre ’43 si unisce ai partigiani sotto il comando di Tito con i quali combatte fino al maggio ’44 — Riuscito a rimpatriare, nel luglio 44 raggiunge la VI Divisione Alpina Cana­vesana G.L. in cui milita con il grado di Capitano e l’incarico di ispettore dei campi di lancio -. Sorpreso con quattro compagni, il 14 marzo 1945, nel centro partigiano d’intendenza dell’Argentera di Rivarolo Canavese (Torino), da elementi della Divi­sione « Folgore » – tradotto a Volpiano (Torino) – per tre giorni sottoposto con i com­pagni a continui interrogatori e sevizie -. Fucilato il 22 marzo 1945 contro il muro di cinta del cimitero dell’Argentera di Rivarolo Canavese, da militi della « Folgore », con Alessandro Bianco, Renzo Scognamiglio, Sergio Tamietti e Antonio Ugolini
Carissimi,
il 19 e. m. sono stato catturato da reparti paracadutisti. Oggi 22 marzo sono fucilato. Non pensate a me, perché la mia coscienza è tran­quilla.
Mario

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana
Einaudi Editore 1952

Paola Garelli (Mirka)


È destino dei popoli che il loro cammino

verso la libertà e la giustizia sociale sia

segnato dal sangue dei suoi martiri,

forse perché questo cammino non sia smarrito,

ma chi muore per una causa giusta, vive sempre

nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Paola Garelli (Mirka)

Di anni 28 – pettinatrice – nata a Mondoví (Cuneo) il 14 maggio 1916 -. Dall’ottobre ’43 svolge a Savona attività clandestina – entrata a far parte della Brigata S.A.P. « Colombo », Divisione « Gramsci », assolve compiti di collegamento e di rifornimento viveri e materiali per le formazioni operanti nei dintorni della città -. Arrestata nella notte tra il 14 e il 15 ottobre 1944 nella propria abitazione di Savona, ad opera di militi della Brigata Nera – tradotta nella sede della Federazione Fascista di Savona -. Fucilata il 1o novembre 1944, senza processo, sul prolungamento a mare della Fortezza di Savona, da plotone fascista, con Giuseppe Baldassarre, Pietro Casari, Luigia Comatto, Franca Lanzone e Stefano Peluffo.

Mimma cara,

la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona, studia ed ubbidisci sempre gli zii che t’allevano, amali come fossi io.

Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi. piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo.

Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandovi

la tua infelice mamma

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Mario Bettinzoli (Adriano Grossi)

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Mario Bettinzoli (Adriano Grossi)

Di anni 22 – perito industriale – nato a Brescia il 21 novembre 1921 – sottotenente di complemento di Artiglieria – catturato una prima volta nel settembre 1943 per resistenza armata a forze tedesche e condannato a morte, evade dalla cella ove è stato rinchiuso – rientra a Brescia – si unisce a Giacomo Perlasca nella organizzazione delle formazioni di Valle Sabbia – ne diventa il více-comandante ed è comandante della 3′ Compagnia preposta alla organizzazione dei campi di lancio -. Arrestato una seconda volta il 18 gennaio I944 ad opera di fascisti, in via Moretto a Brescia, mentre con il comandante Perlasca si reca al Comando Provinciale per riferire sulla situazione della zona -. Processato il 14 febbraio I944 dal Tribunale Militare tedesco di Brescia, quale organizzatore di bande armate -. Fucilato il 24 febbraio I944, presso la Caserma del 30° Reggimento Artiglieria di Brescia, con Giacomo Perlasca.

Ore 21 del 23.2-1944
Miei carissimi genitori, sorelle, fratello, nonna, zii e cugini,
il Signore ha deciso con i suoi imperscrutabili disegni, che io mi staccassi da voi tutti quando avrei potuto essere di aiuto alla famiglia.. Sia fatta la sua volontà santa. Non disperatevi, pregate piuttosto per me affinché Lo raggiunga presto e per voi affinché possiate sopportare il distacco.
Tutta la vita è una prova, io sono giunto alla fine, ora ci sarà l’esame, purtroppo ho fatto molto poco di buono: ma almeno muoio cristianamente e questo deve essere per voi un grande conforto.
Vi chiedo scusa se mi sono messo sulla pericolosa via che mi ha portato alla morte, senza chiedervi il consenso: ma spero mi perdonerete come il Signore mi ha perdonato qualche minuto fa per mezzo del suo Ministro.
Domattina prima dell’esecuzione della condanna farò la Santa Comunione e poi. Ricordatemi ai Rev.Salesiani e ai giovani di A.C. affinché preghino per me.
Ancora vi esorto a rassegnarvi alla volontà di Dio: che il pensiero della mia morte preceduta dai SS. Sacramenti vi sia di conforto per sempre.
Immagino già le lagrime di tutti quanti quando leggerete questa mia, fate che dalle vostre labbra anziché singhiozzi escano preghiere che mi daranno la salute eterna. Del resto io dall’alto pregherà per voi. Ora, carissimi, vi saluto per l’ultima volta tutti, vi abbraccio con affetto filiale e fraterno; questo abbraccio spirituale è superiore alla morte e ci unisce tutti nel Signore. Pregate!
Vostro per sempre Mario

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Maria Luisa Alessi

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Maria Luisa Alessi
Di anni 33, impiegata, nata a Falicetto (Cuneo) il 17 maggio del 1911.
Prima dell’8 settembre 1943 svolge attività clandestina in collegamento con il Partito Comunista italiano di Saluzzo. Nel 1944: è staffetta partigiana della 184esima Brigata «Morbiducci» operante in Val Varaita svolge numerose missioni. Catturata l’8 novembre 1944 da militi della 5^ Brigata Nera «Lidonnici», mentre si trova convalescente nella propria casa di
Cuneo. Sottoposta a ripetuti interrogatori dal Comando di Cuneo. Fucilata il 26 novembre 1944, sul piazzale della stazione di Cuneo, da militi della 5^ Brigata Nera «Lidonnici», con Pietro Fantone, Ettore Garelli, Rocco Repice e Antonio Tramontano.

Cuneo, 14 novembre 1944
Come già sarete a conoscenza, sono stata prelevata dalla Brigata Nera: mi trovo a Cuneo nelle scuole, sto bene e sono tranquilla.
Prego solo di non fare tante chiacchiere sul mio conto, e di allontanare da voi certe donne alle quali io debbo la carcerazione.
Solo questa sicurezza mi può far contenta, e sopra tutto rassegnata alla mia sorte.
Anche voi non preoccupatevi, io so essere forte.
Vi penso sempre vi sono vicino.
Tante affettuosità
Maria Luisa

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Luigi Palombini–(Luigi Pucci)

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Luigi Palombini (Luigi Pucci)
Di anni 29 – meccanico – nato a Gradoli (Viterbo) il 15 febbraio 1916 -. Rientrato nel febbraio 1944 da un campo di concentramento in Germania, dove un suo fratello lasciava la vita, dopo una breve visita in famiglia si reca in Piemonte e subito si unisce alla V Divisione Alpina G.L. « Sergio Toja » operante nelle valli Germanasca e Chisone -. Catturato il 27 Febbraio 1945 mentre, nel corso di un rastrellamento ope­rato da reparti tedeschi e fascisti, tenta di portare in salvo un compagno ferito – tradotto nella caserma dei Carabinieri di Pinerolo -. Fucilato alle ore 17 del 10 marzo 1945, da plotone tedesco, con i fratelli Genre ed altri cinque partigiani.

Pinerolo, 6.3.1945
Egregi Sig.ri Malan,
non ho nessuno qui a cui scrivere, e perciò m’indirizzo a voi con la speranza che a fine guerra ne diate comunicazione alla mia famiglia della mia sorte.
Ho appreso ieri sera la mia condanna a morte. L’ho appresa sere­namente, conscio del suo significato. Sono tranquillo e calmo e spero di conservarmi tale, fino alla fine.
Vi prego salutare per me tutti i miei amici, a voi ed alla piccola Marcella un saluto particolare. Tanti saluti a Frida.
Come vi ripeto, a fine guerra, fate sapere alla mia famiglia, quella che è stata della mia sorte, ditegli che muoio rassegnato e tranquillo avendo servito con lealtà la nostra martoriata Italia.
Ancora invio i piú affettuosi saluti.
W l’Italia
Luigi Palombini

Cara mamma,
mi hanno preso prigioniero. State tranquilla presto ci rivedremo in cielo. Coraggio. Ho fatto tutto il dovere con coscienza ed abnega­zione. Baci a tutti
Luigi

Cara Anna,
ti ringrazio di tutto quello che hai fatto per me. Di coraggio ne ho molto e spero di averlo sempre. Tanti saluti
Luigi

Il coraggio ce l’ho e spero di averlo fino al momento dell’esecuzione. So come devo morire e Dio mi darà maggiore forza. Non ho da rim­proverarmi nulla, ho fatto il mio dovere per il bene del mio prossimo e dell’Italia
Pucci Luigi

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Luigi Ciol (Resistere)

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”
Luigi Ciol (Resistere)
Di anni 19 – nato a Cintelli di Teglio Veneto (Venezia) il 4 ottobre 1925 -. Partigiano con il grado di caposquadra nella Brigata « Iberati » operante nella zona di Venezia -. Catturato il 22 gennaio1945 a Fossalta di Portogruaro – tradotto nelle carceri di Udine – torturato -. Processato il 14 marzo 1945 dal Tribunale Militare Territoriale Tedesco di Udine, per appartenenza a bande armate -. Fucilato il 9 aprile 1945 a Udine, con altri ventotto partigiani.
Udine li 14 marzo 1945
Dalle mie prigioni vi scrivo.
Carissimi famigliari, vengo a voi con queste mie ultime parole, fa­cendovi sapere che sono condannato a morte, ma non disperatevi per me. Speriamo che tutto vada bene, se non va bene va male. Cara mamma se anche muoio io ti resta lo stesso altri quattro leoni, niente da fare così è il destino, io. e Gino Nosella, i più disgraziati dei condannati a morte.
Luigi detto Boschin (parte?) per la Germania, Vi faccio sapere che insieme a noi due è anche il cugino Benito di Cordovado; anche lui condannato a morte. Speriamo che tutto vada bene, ma siamo che aspet­tiamo momento per momento e siamo in trentasette condannati a morte.
Un saluto ai parenti e paesani.
Una idea è una idea e nessuno la rompe. A morte il fascismo e viva la libertà dei popoli. Un saluto a Natale Tomba. e a sua moglie Gigia e ai padroni.
. Se il destino e sfortuna mi rapi, vi chiedo perdono a tutti, papà mamma e fratelli. Girare attorno di qua e di là per la prigione e a dirsi che siamo condannati a morte, ma ormai è così e viva la libertà dei popoli.
È così l’ultimo saluto che vi faccio.
Bacioni ai nonni che preghino per me tanto e vi bacio tutti.
Vostro Luigi

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Lorenzo Viale

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Lorenzo Viale

Di anni 27 – ingegnere alla FIAT di Torino – nato a Torino il 25 dicembre 1917 -. Addetto militare della squadra "Diavolo Rosso", poi ufficiale di collegamento dell’organizzazione "Giovane Piemonte" – costretto a lasciare Torino, si unisce alle formazioni operanti nel Canavesano -. Catturato l’8 dicembre 1944 a Torino, nella propria abitazione, in seguito a delazione, per opera di elementi delle Brigate Nere, essendo sceso dalla montagna nel tentativo di salvare alcuni suoi compagni -. Processato l’8 febbraio 1945, dal Tribunale Co:Gu: (Contro Guerriglia) di Torino, perché ritenuto responsabile dell’uccisione del prefetto fascista Manganiello -. Fucilato l’11 febbraio 1945 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della GNR, con Alfonso Gindro ed altri tre partigiani.

Torino, 9 febbraio 1945

Carissimi,

una sorte dura e purtroppo crudele sta per separarmi da voi per sempre. Il mio dolore nel lasciarvi è il pensiero che la vostra vita è spezzata, voi che avete fatti tanti sacrifici per me, li vedete ad un tratto frustrati da un iniquo destino. Coraggio! Non potrò più essere il bastone dei vostri ultimi anni ma dal cielo pregherò perché Iddio vi protegga e vi sorregga nel rimanente cammino terreno. La speranza che ci potremo trovare in una vita migliore mi aiuta a sopportare con calma questi attimi terribili. Bisogna avere pazienza, la giustizia degli uomini, ahimè, troppo severa, ha voluto così. Una cosa sola ci sia di conforto: che ho agito sempre onestamente secondo i santi principi che mi avete inculcato sin da bambino, che ho combattuto lealmente per un ideale che ritengo sarà sempre per voi motivo di orgoglio, la grandezza d’Italia, la mia Patria: che non ho mai ucciso, né fatto uccidere alcuno: che le mie mani sono nette di sangue, di furti e di rapine. Per un ideale ho lottato e per un ideale muoio. Perdonate se ho anteposto la Patria a voi, ma sono certo che saprete sopportare con coraggio e con fierezza questo colpo assai duro.

Dunque, non addio, ma arrivederci in una vita migliore. Ricordatevi sempre di un figlio che vi chiede perdono per tutte le stupidaggini che può aver compiuto, ma che vi ha sempre voluto bene.

Un caro bacio ed abbraccio

Renzo

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Lorenzo Viale

Di anni 27 – ingegnere alla FIAT di Torino – nato a Torino il 25 dicembre 1917 -. Addetto militare della squadra "Diavolo Rosso", poi ufficiale di collegamento dell’organizzazione "Giovane Piemonte" – costretto a lasciare Torino, si unisce alle formazioni operanti nel Canavesano -. Catturato l’8 dicembre 1944 a Torino, nella propria abitazione, in seguito a delazione, per opera di elementi delle Brigate Nere, essendo sceso dalla montagna nel tentativo di salvare alcuni suoi compagni -. Processato l’8 febbraio 1945, dal Tribunale Co:Gu: (Contro Guerriglia) di Torino, perché ritenuto responsabile dell’uccisione del prefetto fascista Manganiello -. Fucilato l’11 febbraio 1945 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della GNR, con Alfonso Gindro ed altri tre partigiani.

Torino, 9 febbraio 1945

Carissimi,

una sorte dura e purtroppo crudele sta per separarmi da voi per sempre. Il mio dolore nel lasciarvi è il pensiero che la vostra vita è spezzata, voi che avete fatti tanti sacrifici per me, li vedete ad un tratto frustrati da un iniquo destino. Coraggio! Non potrò più essere il bastone dei vostri ultimi anni ma dal cielo pregherò perché Iddio vi protegga e vi sorregga nel rimanente cammino terreno. La speranza che ci potremo trovare in una vita migliore mi aiuta a sopportare con calma questi attimi terribili. Bisogna avere pazienza, la giustizia degli uomini, ahimè, troppo severa, ha voluto così. Una cosa sola ci sia di conforto: che ho agito sempre onestamente secondo i santi principi che mi avete inculcato sin da bambino, che ho combattuto lealmente per un ideale che ritengo sarà sempre per voi motivo di orgoglio, la grandezza d’Italia, la mia Patria: che non ho mai ucciso, né fatto uccidere alcuno: che le mie mani sono nette di sangue, di furti e di rapine. Per un ideale ho lottato e per un ideale muoio. Perdonate se ho anteposto la Patria a voi, ma sono certo che saprete sopportare con coraggio e con fierezza questo colpo assai duro.

Dunque, non addio, ma arrivederci in una vita migliore. Ricordatevi sempre di un figlio che vi chiede perdono per tutte le stupidaggini che può aver compiuto, ma che vi ha sempre voluto bene.

Un caro bacio ed abbraccio

Renzo

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Leandro Corona

sacrificio - Copia

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Leandro Corona
Di anni 20 – contadino – nato a Maracalagonis (Cagliari) il 5 maggio 1923 -. Arrestato il 12 marzo 1944, in frazione Collina di Vicchio di Mugello (Firenze), durante un’azione di rastrellamento di S.S. italiane – tradotto nelle carceri di Firenze — Processato il 21 marzo 1944, dal Tribunale Militare Straordinario di Guerra di Firenze, perché in ritardo di tre giorni sulla data di presentazione della chiamata alle armi -. Fucilato alle ore 6,30 del 22 marzo 1944 a Campo di Marte in Firenze, da plotone della G.N.R., con Quieto Quitti, Guido Targetti, Antonio Raddi e Adriano Santoni.
Firenze, 22.3.1944
Carissimi genitori,
mentre penso al dolore che proverete alla notizia della mia triste sorte, vi voglio scrivere per confortarvi e assicurarvi che ho accettato ogni cosa dalle mani del Signore.
Spero che come il buon Dio mi ha dato la forza di sopportare tanta pena così darà a tutti voi il coraggio e la rassegnazione. Vi chiedo scusa se non sono sempre stato buono come avrei dovuto e spero mi perdo­nerete. Per me non piangete che sono sicuro che il buon Dio accetterà il mio sacrificio ed ora mi trovo contento di unirmi a Lui.
Tutti vi ricordo in particolare modo la mamma e il babbo i nonni i fratelli e la sorella i parenti tutti, per me non vi angustiate non pian­gete mi fareste dispiacere perché sono rassegnato alla volontà del Si­gnore.
Per questo sacrificio darà a voi ogni benedizione e a me darà il Paradiso dove tutti ci ritroveremo.
Vi bacio e abbraccio tutti. Vostro affezionatissimo
Leandro Corona

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Guido Targetti

sacrificio - Copia

È destino dei popoli che il loro cammino
verso la libertà e la giustizia sociale sia
segnato dal sangue dei suoi martiri,
forse perché questo cammino non sia smarrito,
ma chi muore per una causa giusta, vive sempre
nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Guido Targetti

Di anni 21 – contadino – nato a Vicchio di Mugello (Firenze) il 3 settembre 1922 -. Arrestato il 12 marzo 1944, in frazione Collina di Vicchio di Mugello, durante una azione di rastrellamento di S.S. italiane – tradotto nelle carceri di Firenze -. Proces­sato il 21 marzo 1944, dal Tribunale Militare Straordinario di Guerra di Firenze, perché in ritardo di tre giorni sulla data di presentazione alla chiamata alle armi -. Fucilato alle ore 6,30 del 22 marzo 1944 a Campo di Marte in Firenze da plotone di militi della G.N.R., con Leandro Corona e altri quattro.

Carissimi genitori . e tutti di famiglia,
vengo con questa ultima lettera, dove non mi è stato possibile darvi mie notizie, dato che mi trovo entro queste brutte mura, in questo momento sto ricordandovi, ad uno ad uno con tutto il mio cuore.
Credetemi che sempre vi ho voluto bene e che sempre in qualunque momento ho ricordato ciò che voi avete fatto per me.
Se qualche volta vi ho fatto qualche torto vi prego di perdonarmi di tutto cuore.
Vi ho sempre voluto bene e prego anzi è pregato sempre il Padre Eterno con tutti í Suoi Santi di aiutarvi e proteggervi.
Se Iddio volesse chiamarmi a sé, io pregherò sempre d’alto dei cieli per la vostra felicità.
Il vostro figliolo che sempre vi ha voluto tanto bene, vi chiede perdono se qualche volta vi ha recato dolore e vi bacia tutti salutan­dovi e chiedendovi perdono se qualche volta vi ha recato dolore.
Vostro figliolo

Targetti Guido

Saluto a tutti. Qui insieme sta pure Corona Leandro. Vi prego di tenerlo come fratello. Ancora una volta vi bacio e vi saluto tutti. Vostro
Guido Targetti

Tratto da
Lettere di condannati a morte
Della
Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952