Archivi categoria: Poesie dal fronte

Paolo Ciotti – Ci ammazzano il cuoco

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Paolo Ciotti
Ci ammazzano il cuoco
Paolo Ciotti racconta bombardamenti, morti a Camporosà-Costesin (VI) il 8 giugno 1915
L’8 giugno il 116° reggimento è attendato nella zona Camporosà-Costesin, solo piccole scaramucce tra gli eserciti turbano la calma del fronte nei pressi di Asiago.
Al mattino gli austriaci,  vedendo fumo a Mandrielle, hanno bombardato le cucine. Rimane ferito il cuciniere della 3^ Compagnia che dopo poco muore. E’ il primo morto del Reggimento ed è triste che la prima vittima sia stata proprio un cuciniere che i soldati chiamavano “Imboscato”.

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Giovanni Pinfetti – Ode alle penne mozze del Cattarino

Giovanni Pinfetti
Ode alle penne mozze del Cattarino
(Resistenza Jugoslavia)

Oh… Tu grande figlio d’Italia
Generoso eroe della "Libertà",
Cadesti sotto la mitraglia
Le Tue ossa or riposan là
Sulle bianche pietraie aguzze
Il Tuo sangue hai versato,
Per difender Ledenice
La Tua vita hai donato

Noi alpini, tutti quanti
diventati "Partigiani",
Combattiamo chi T’uccise
Con potenti mezzi arcani.
Se in Italia torneremo
Ti faremo un "Monumento"
Che racconti la Tua storia,
Tuo coraggio ed ardimento!
Caro alpino "Penna Mozza"
Non temere che noi tutti
Pugneremo con fermezza…
Contro i vili farabutti!
Or riposa combattente
Della "sacra Libertà"
Noi diremo alla tua gente,
Che per essa tu sei qua.
Sulle "Lande Cattarino"
Senza nome e senza croce
Non narcisi o stelle alpine
… Hai trovato la Tua "Pace".
Se un dì su questa terra
Noi dovessimo tornare,
Da borghesi, senza guerra,
Ti verremo a salutare!

Tratto da
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Delvisio Deli – Lager Brunnenthal "Arburge"

Delvisio Deli
Lager Brunnenthal "Arburge"
1 settembre 1944

I
Sorge il canto mio come l’Aurora,
Che spunta Febo alle nostre colline.
Lo stesso il canto mio si ristora,
Perché ve bevve l’acque cristalline.
Pronto lo ritrovo a qualunq’ora,
Come si gioca con dama e pedine.
Con la mossa pronta al suo dovello,
Come l’alpino è adatto al suo fardello.
II
È quasi un anno e non mi sembra bello,
Tirar fuori questa mia Musa,
Perché l’ho messa dentro ad un castello,
Come ‘na monachella l’ho rinchiusa.
Chiedo perdono su di questo e quello,
Per primo uso io la mia scusa.
Se manca su di me tale cultura,
Che non adotto la giusta misura.
III
Son prigioniero chiuso dentro le mura,
E là meno una vita tribolata.
Ma su di questo non uso paura,
La musa è la mia vecchia fidanzata.
Voglio mettermi ancora con premura
A far sentire la voce tanto amata.
Come quando io ero ventenne,
Poi grigio-verde la mia vita venne.
IV
Lontano sono io da ogni parente,
Non vedo notizia paesana,
Nemmeno un sacco per dar gusto al dente,
Per mangiare un po’ di roba sana.
Ma dentro il cuore mio tutto è presente,
Un desiderio d’amor sempre brama.
Quello d’aver salute fino in fondo,
Al ciclo operativo furibondo.
V
0 Dio del ciel proteggi tutto il mondo,
Dona la pace, ché l’è molto attesa.
A questi capi fai saldare il conto,
Che han fatto la guerra per pretesa.
Contro di loro è tutto il mondo,
Vonno tenere ancor la guerra accesa.
Per dominare i popoli latini,
Così ne pensa Hitler e Mussolini.
VI
Ma tutti i giorni vengono i cugini,
Buttando giù le dette caramelle.
Sono convinti ancor questi assassini,
Benché sanno lasciarci, si, la pelle.
Stanno per consegnare i confini,
Restando tutti con le parolelle.
Sono convinti ancor della vittoria
E la campana già gli sona gloria.
VII
Tutto ne verrà scritto sulla storia,
Ciò che fa questo popolo brutale.
Resterà inciso nella memoria
E per me resterà vecchio rivale.
Se salvo resterò su questa boria,
Per ritornar nella casa natale,
farò preghiera di ringraziamento
A Iddio supremo su nel firmamento.
VIII
Mi richiudo di nuovo a ‘sto commento,
Seguitando or la vita tribolata.
Ma la prego in ogni momento,
la Divina Madre Immacolata.
Ché un giorno finirà questo tormento,
Questa vita mia sia liberata.
Così posso tornare a casa mia,
Ringraziando la Vergine Maria.

Tratto da

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R. Finzi – Un canto inedito della Divina Commedia

Prima guerra mondiale

R. Finzi
Un canto inedito della Divina Commedia

Io vidi ed anco il sangue mi s’abbica
di gente una gran turba in quel girone
sozza d’ogni sozzura nova e antica
*
Chiesi a Virgilio: O Duca, esce persone
che si sconciati hanno cuore e budella,
per qual mai colpa sono in questo agone?
*
Ed egli a me, con ischietta favella:
d’ogni uman fallo, Dante, vedrai pena
pria che tu giunga in fondo a questa cella;
*
vedrai predon, falsari ed altra oscena
compagnia, traditori e barattieri
e violenti nella calda arena;
*
ma quanti ora tu vedi son più neri
di colpa che qual altro cittadino
di questa valle ove non è chi speri.
*
Qui piange suoi misfatti lo strozzino,
qui si strappa suoi visceri colui
che su nel mondo li strappò al vicino.
*
Subitamente vidi e certo fui
che giustizia divina facea strazio
qual si conviene a questi spirti bui.
*
Scorsi uno d’essi, che pareva sazio
d’ogni dolor, ficcar le dieci dita
nel ventre aperto come sacco al dazio,
*
ed a forza allargar quella ferita
e le budella rivoltar col gesto
del doganier che contrabbando addita.
*
Ed uno spírto di costui più mesto
il proprio cuore aveva portato a’ denti
e si il mordeva d’ogni intorno lesto.
*
Un terzo ancor, che gli occhi aveva ardenti
d’infame rabbia, con aguzzo sasso
faceva a brani i visceri pendenti.
*
Terribil vista! Io spinsi allora il passo,
ma Virgilio esortommi con amari accenti:
Osserva il nuovo contrappasso:
*
Costoro al mondo non ebbero altari
d’amor fraterno, e pane a’ lor fratelli
vendettero per oro a peso pari.
*
Luogo è lassù non cinto di castelli
ma di rete metallica, che ospizia
molti latini ed angeli son con elli,
*
Cazzenovo s’appella e la malizia
che qui in eterno pagherà lo scotto
là dentro visse e compì sua tristizia.
*
Tacque il Maestro, ed uno ch’aveva rotto
tutto il torace, fegato e budella
strappossí in ira di Virgilio al motto,

gridando con orribile favella:
Agli affamati ogni crosta conviene
e misi in borsa orioli, gemme anella!
*
Ed io gli dissi: Queste vostre pene,
strozzini abbietti, sono giusto scherno
al color del peccato che vi tiene

così sconciati in vostro duolo eterno.

Nota
Tratto da “Poesie dal fronte”
Oltre a dirigere il giornale del campo di internamento di Katzenau, ‘La Baracca il professor R. Finti teneva corsi di letteratura italiana per i prigionieri. Dotato di un certo senso dell’ironia, fondamentale per salvarsi nei momenti più difficili della vita – adattò la Divina Commedia alla situazione che vivevano i deportati all’interno lager, scrivendone un canto "aggiuntivo".
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Giovanni Pinfetti – Ode alle penne mozze del Cattarino

Giovanni Pinfetti
Ode alle penne mozze del Cattarino
(Resistenza Jugoslavia)

 

Oh… Tu grande figlio d’Italia
Generoso eroe della "Libertà",
Cadesti sotto la mitraglia
Le Tue ossa or riposan là
*
Sulle bianche pietraie aguzze
Il Tuo sangue hai versato,
Per difender Ledenice
La Tua vita hai donato
*
Noi alpini, tutti quanti
diventati "Partigiani",
Combattiamo chi T’uccise
Con potenti mezzi arcani.
*
Se in Italia torneremo
Ti faremo un "Monumento"
Che racconti la Tua storia,
Tuo coraggio ed ardimento!
*
Caro alpino "Penna Mozza"
Non temere che noi tutti
Pugneremo con fermezza…
Contro i vili farabutti!
*
Or riposa combattente
Della "sacra Libertà"
Noi diremo alla tua gente,
Che per essa tu sei qua.
*
Sulle "Lande Cattarino"
Senza nome e senza croce
Non narcisi o stelle alpine
… Hai trovato la Tua "Pace".
*
Se un dì su questa terra
Noi dovessimo tornare,
Da borghesi, senza guerra,
Ti verremo a salutare!

Tratto da
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Delvisio Deli – Lager Brunnenthal "Arburge"

Delvisio Deli
Lager Brunnenthal "Arburge"
1 settembre 1944

I
Sorge il canto mio come l’Aurora,
Che spunta Febo alle nostre colline.
Lo stesso il canto mio si ristora,
Perché ve bevve l’acque cristalline.
Pronto lo ritrovo a qualunq’ora,
Come si gioca con dama e pedine.
Con la mossa pronta al suo dovello,
Come l’alpino è adatto al suo fardello.
II
È quasi un anno e non mi sembra bello,
Tirar fuori questa mia Musa,
Perché l’ho messa dentro ad un castello,
Come ‘na monachella l’ho rinchiusa.
Chiedo perdono su di questo e quello,
Per primo uso io la mia scusa.
Se manca su di me tale cultura,
Che non adotto la giusta misura.
III
Son prigioniero chiuso dentro le mura,
E là meno una vita tribolata.
Ma su di questo non uso paura,
La musa è la mia vecchia fidanzata.
Voglio mettermi ancora con premura
A far sentire la voce tanto amata.
Come quando io ero ventenne,
Poi grigio-verde la mia vita venne.
IV
Lontano sono io da ogni parente,
Non vedo notizia paesana,
Nemmeno un sacco per dar gusto al dente,
Per mangiare un po’ di roba sana.
Ma dentro il cuore mio tutto è presente,
Un desiderio d’amor sempre brama.
Quello d’aver salute fino in fondo,
Al ciclo operativo furibondo.
V
0 Dio del ciel proteggi tutto il mondo,
Dona la pace, ché l’è molto attesa.
A questi capi fai saldare il conto,
Che han fatto la guerra per pretesa.
Contro di loro è tutto il mondo,
Vonno tenere ancor la guerra accesa.
Per dominare i popoli latini,
Così ne pensa Hitler e Mussolini.
VI
Ma tutti i giorni vengono i cugini,
Buttando giù le dette caramelle.
Sono convinti ancor questi assassini,
Benché sanno lasciarci, si, la pelle.
Stanno per consegnare i confini,
Restando tutti con le parolelle.
Sono convinti ancor della vittoria
E la campana già gli sona gloria.
VII
Tutto ne verrà scritto sulla storia,
Ciò che fa questo popolo brutale.
Resterà inciso nella memoria
E per me resterà vecchio rivale.
Se salvo resterò su questa boria,
Per ritornar nella casa natale,
farò preghiera di ringraziamento
A Iddio supremo su nel firmamento.
VIII
Mi richiudo di nuovo a ‘sto commento,
Seguitando or la vita tribolata.
Ma la prego in ogni momento,
la Divina Madre Immacolata.
Ché un giorno finirà questo tormento,
Questa vita mia sia liberata.
Così posso tornare a casa mia,
Ringraziando la Vergine Maria.

Tratto da
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Michele Mostabilini – Ave Maria dei Prigioniero

Michele Mostabilini
Ave Maria dei Prigioniero

(Canzoni del Prigioniero dei Lager tedeschi)
I
Ave Maria grazia plena
fa che non suoni la sirena
fa che non vengano gli aeroplani
fammi dormire fino a domani
e se una bomba cade quaggiù
o Santa vergine aiutami tu
fa che io vedi il cielo blù
fa che la dicat non spari più.
II
O Madonnina che tutto vedi
fa che i muri restino in piedi
e se le case debbono crollare
facci la grazia di noi salvare
anche gli Angeli sono tutti soldati
Se l’asino è a Roma
ed il bue a Berlino
come può nascere Gesù Bambino
III
Il papa veglia sospira e prega
i santi tutti di amore accesi
perché tutte le notti vengono gli Inglesi
O mia cara e buona Madonnina
tutte le notti dormo in cantina
O mio caro e Buon Gesù
in tutta la Germania non si dorme più
IV
Per l’insalata ci vuole l’olio
non si può vivere senza Badoglio
Solo ascoltando quel Mussolini
abbiamo perduto tutti i confini
intanto tutti dobbiamo soffrire
o Padre Santo fallo morire
V
Dhe! chiami il Duce con te lassù
Lui se lo merita o Buon Gesù
chiama pur Hitler in compagnia
fammi questa grazia e così sia.

Tratto da
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R. Finzi – Un canto inedito della Divina Commedia

R. Finzi

Un canto inedito della Divina Commedia

Io vidi ed anco il sangue mi s’abbica

di gente una gran turba in quel girone

sozza d’ogni sozzura nova e antica

*

Chiesi a Virgilio: O Duca, esce persone

che si sconciati hanno cuore e budella,

per qual mai colpa sono in questo agone?

*

Ed egli a me, con ischietta favella:

d’ogni uman fallo, Dante, vedrai pena

pria che tu giunga in fondo a questa cella;

*

vedrai predon, falsari ed altra oscena

compagnia, traditori e barattieri

e violenti nella calda arena;

*

ma quanti ora tu vedi son più neri

di colpa che qual altro cittadino

di questa valle ove non è chi speri.

*

Qui piange suoi misfatti lo strozzino,

qui si strappa suoi visceri colui

che su nel mondo li strappò al vicino.

*

Subitamente vidi e certo fui

che giustizia divina facea strazio

qual si conviene a questi spirti bui.

*

Scorsi uno d’essi, che pareva sazio

d’ogni dolor, ficcar le dieci dita

nel ventre aperto come sacco al dazio,

*

ed a forza allargar quella ferita

e le budella rivoltar col gesto

del doganier che contrabbando addita.

*

Ed uno spírto di costui più mesto

il proprio cuore aveva portato a’ denti

e si il mordeva d’ogni intorno lesto.

*

Un terzo ancor, che gli occhi aveva ardenti

d’infame rabbia, con aguzzo sasso

faceva a brani i visceri pendenti.

*

Terribil vista! Io spinsi allora il passo,

ma Virgilio esortommi con amari accenti:

Osserva il nuovo contrappasso:

*

Costoro al mondo non ebbero altari

d’amor fraterno, e pane a’ lor fratelli

vendettero per oro a peso pari.

*

Luogo è lassù non cinto di castelli

ma di rete metallica, che ospizia

molti latini ed angeli son con elli,

*

Cazzenovo s’appella e la malizia

che qui in eterno pagherà lo scotto

là dentro visse e compì sua tristizia.

*

Tacque il Maestro, ed uno ch’aveva rotto

tutto il torace, fegato e budella

strappossí in ira di Virgilio al motto,

gridando con orribile favella:

Agli affamati ogni crosta conviene

e misi in borsa orioli, gemme anella!

*

Ed io gli dissi: Queste vostre pene,

strozzini abbietti, sono giusto scherno

al color del peccato che vi tiene

così sconciati in vostro duolo eterno.

Nota

Tratto da “Poesie dal fronte”

Oltre a dirigere il giornale del campo di internamento di Katzenau, ‘La Baracca il professor R. Finti teneva corsi di letteratura italiana per i prigionieri. Dotato di un certo senso dell’ironia, fondamentale per salvarsi nei momenti più difficili della vita – adattò la Divina Commedia alla situazione che vivevano i deportati all’interno lager, scrivendone un canto “aggiuntivo”.

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Marino Monni – Vardar

PRIMA GUERRA MONDIALE

Marino Monni

Vardar

Picchi bianchi di rocce ed ombre

Qui corre o Vardar.

Alta è la notte.

La luna si specchia nell’acqua

E muto è il monte.

Veles si adagia sonnolenta

S’ode il rapace

Strido di gioia

Della civetta.

Di sconforto e di pianto è colma

L’anima spoglia

L’acqua va lesta,

lontano a cercar libertà

nel mare grande,

Libera su spazi più immensi

Ed io qui Solo.

Oh fiume: con te fuggire.

La vita cerco.

Cerco la Patria

Ora lontana.

Tratto da

Poesie dal fronte

Nodo Libri

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