László Kótró – Ungheria

 

László Kótró – Ungheria

 

Scrivo questa lettera dalla prigione,
manca solo un’ora e trenta minuti dall’esecuzione.
Sono fuggito dalla mia compagnia, non volevo fare il soldato;

 

László Kótró

 

Di anni 24 – orafo – nato a Patony nel 1920 -. Non volendo combattere, abbandona il reparto in cui è stato arruolato – preso, viene tradotto dinanzi alla Corte Marziale e con­dannato a due anni di reclusione – usufruendo dell’amnistia concessa a coloro che chie­dono di essere inviati al fronte, fugge nuovamente – ripreso e sottoposto a nuovo giudizio, viene condannato a dodici anni di lavori forzati e inviato sul confine con la Jugoslavia dove si stanno apprestando opere di fortificazione — Fuggito una terza volta, con quattordici compagni, viene preso da un reparto dell’Esercito e nuovamente processato, il 21 settem­bre 1944, dalla Corte Marziale -.

 

Fucilato lo stesso 21 settembre 1944, a Szeged (Cson­grád),
con undici compagni.

 

Szeged, 21 settembre 1944
Carissimo papà, carissima mamma,
quando riceverete questa lettera, io non sarò piú vivo. Scrivo questa lettera dalla prigione, manca solo un’ora e trenta minuti dall’esecuzione. Sono fuggito dalla mia compagnia, non volevo fare il soldato; il perché l’ho appreso da mio padre, da 24 anni, lui ha sofierto tanto insieme a noi, e io gli avevo promesso che sarei restato suo figlio. Oggi si è riunita la corte marziale e sono stato condannato a morte. Mi fucileranno. Il mio avvocato vi ha telegrafato di venirmi a trovare perché vi possa rin­graziare di tutto il bene che mi avete fatto nella speranza di un avve­nire bello e buono. Vi ringrazio tanto del bene che mi avete dato negli anni della mia infanzia, perché voi siete stati i migliori genitori di questo mondo. Pensatemi sempre con tanto affetto, come io vi penso nei miei ultimi momenti.
Caro papà, te ne prego tanto, abbi molta cura di mamma che è de­bole e ha il cuore così sensibile. Ve ne prego, non arrabbiatevi . con me se vi procuro un cosi grande dolore; vi conforti sapere che vado incontro alla morte non da vile, ma con coraggio, perché dopo quattro anni di prigioni sono diventato ancor piú forte e oggi credo piú che mai alle parole di papà. Nemmeno durante la guerra ho mai toccato armi! Un milione di baci vi dà per l’ultima volta vostro figlio
Laci

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