Premessa

 4 Agosto 1944 i Partigiani della brigata Sinigaglia entrano in Firenze

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione. »

Benvenuti in un blog dove si parlerà di cose vecchie di 70 anni

ma che io ritengo se ne debba parlare, perchè il rischio di dimenticanza incombe su questi tristi e magnifici momenti della nostra storia.

Pubblicherò un certo numero di “Lettere di condannati a morte della Resistenza Europea”

e tante cose sulla Resistenza Italiana, ma in particolare su quella Toscana e Fiorentina che conosco bene per aver vissuto quel tempo.

Spero che gli scrtti siano apprezzati e chi li legge venga invogliato a farli leggere a gli amici

Toscano

Ringrazio tutti coloro che con lo scritto

e la parola hanno contribuito a darmi un aiuto

 

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Sylvia Plath – Papà

Sylvia Plath
Papà
Non servi, non servi più,
O nera scarpa, tu
In cui trent’anni ho vissuto
Come un piede, grama e bianca,
Trattenendo fiato e starnuto.
Papà, ammazzarti avrei dovuto.
Ma sei morto prima che io
Ci riuscissi, tu greve marmo, sacco pieno di Dio,
Statua orrenda dal grigio alluce
Grosso come una foca di Frisco
E un capo nell’Atlantico estroso
Al largo di Nauset laggiù
Dove da verde diventa blu.
Un tempo io pregavo per riaverti.
Ach, du.
In tedesco, in un paese
Di Polonia al suolo spianato
Da guerre, guerre, guerre.
Ma il paese ha un nome molto usato.
Un amico mio polacco
Mi dice che ce n’è un sacco.
Così non ho mai saputo
Dov’eri passato o cresciuto.
Mai parlarti ho potuto.
Mi s’incollava la lingua al palato.
Mi s’incollava a un filo spinato.
Ich, ich, ich, ich,
Non riuscivo a dir di più di così.
Per me ogni tedesco era te.
E quell’idioma osceno
Era un treno, un treno che
Ciuff-ciuff come un ebreo portava via me.
A Dachau, Auschwitz, Belsen.
Da ebrea mi mettevo a parlare,
E lo sono proprio, magari.
Le nevi del Tirolo, la birra chiara di Vienna
Non son molto pure o sincere.
Per la mia ava zingara e fortunosi sbocchi
E il mio mazzo di tarocchi e il mio mazzo di tarocchi
Qualcosa di ebreo potrei avere.
Ho avuto sempre terrore di te,
Con la tua Luftwaffe, il tuo gregregrè.
E il tuo baffo ben curato
E l’occhio ariano d’un bel blu.
Uomo-panzer, panzer, O tu –
Non un Dio ma svastica nera
Che nessun cielo ci trapela.
Ogni donna adora un fascista,
La scarpa in faccia, il brutale
Cuore di un bruto a te uguale
Tu stai alla lavagna, papà,
Nella foto che ho di te,
Biforcuto nel mento anziché
Nel piede, ma diavolo sempre,
Sempre uomo nero che
Con un morso il cuore mi fende.
Avevo dieci anni che seppellirono te.
A venti cercai di morire
E tornare, tornare a te.
Anche le ossa mi potevano servire.
Ma mi tirarono via dal sacco,
Mi rincollarono i pezzetti.
E il da farsi così io seppi.
Fabbricai un modello di te,
Uomo in nero dall’aria Meinkampf,
E con il gusto di torchiare.
E io che dicevo sì, sì.
Papà, eccomi al finale.
Tagliati i fili del nero telefono
Le voci più non ci possono miagolare.
Se ho ucciso un uomo, due ne ho uccisi –
Il vampiro che diceva essere te
E un anno il mio sangue bevé,
Anzi sette, se tu
Vuoi saperlo. Papà, puoi star giù.
Nel tuo cuore c’è un palo conficcato.
Mai i paesani ti hanno amato.
Ballano e pestano su di te.
Che eri tu l’hanno sempre capito.
Papà, carogna, ho finito.

Avvocato Stazi – A una Dea

Avvocato Stazi

A una Dea

(Dai campi di prigionia alleati)

O Patata leopolina

che ti mangio in un boccone

perché sembri così bella

saporita qual cappone?

Te ne arrivi in carrozzella

con un paio di destrieri

il tuo arrivo in "Cittadella"

è una gioia ai prigionieri

Perché il freddo non ti geli

nella tua terra tiepidina

con di paglia fitti veli

i piantoni ti fan cucina

Tutti quanti i sogni eroici

che si fanno in camerata

non son per amori esotici

ma per te, o Dea patata

O Patata leopolina

tu che regni in Cittadella

se dei sogni sei reina

E manda via la sentinella.

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Antonio Ceseri – Salvo tra 130 fucilati

"Salvo tra 130 fucilati
ora vivo per raccontare"
Antonio Ceseri sfuggì alla strage di Treuenbrietzen sepolto dai cadaveri. Ci hanno coperto di terra e credevo che sarei morto soffocato Ho contribuito a identificare tutti, ogni tomba ha un nome
di SIMONA POLI
da Repubblica

"Salvo tra 130 fucilati ora vivo per raccontare"
Era un giovanissimo soldato fiorentino Antonio Ceseri. L´8 settembre del 1943 la notizia dell´armistizio lo sorprese mentre prestava servizio nella Marina all´Arsenale di Venezia. I tedeschi lo arrestarono e lo spedirono in un campo di lavoro in Germania, vicino ad Hannover. Il 23 aprile del ‘45 le Ss ormai incalzate dai soldati sovietici decisero di uccidere i prigionieri, dopo averli trascinati in una cava di sabbia a Treuenbrietzen. Centotrenta uomini. Per ammazzarli tutti, anche coi mitra, ci vollero tre quarti d´ora. Ceseri è uno dei tre sopravvissuti. Per lui questo è il primo viaggio ad Auschwitz sul Treno della memoria. «Lo faccio per i ragazzi», spiega, «perché non dimentichino».

Ha mai visto il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau?
«Solo una volta, quarant´anni fa. Ma quando mi ha telefonato la direttrice del Museo della deportazione di Prato per propormi di accompagnare le scuole toscane ho accettato subito. Anch´io posso portare la mia testimonianza, sono un sopravvissuto».

Come ha fatto a salvarsi dal massacro di Treuenbrietzen?
«I tedeschi ci avevano messo in fila per tre e ci hanno incanalati in una sorta di fossato, noi in basso e loro in alto. Poi hanno iniziato a sparare, io sono cascato a terra al centro della fila e i corpi dei miei compagni uccisi mi hanno coperto. Sentivo tutte le pallottole che rimbalzavano sugli altri, non finiva mai, per mesi ogni notte ho continuato a saltare nel letto come se avessi le convulsioni. Dopo, credendoci tutti morti, ci hanno coperto di terra e io ho pensato che sarei morto soffocato. Invece si mise a piovere, solo per questo sono ancora vivo».

Quanti anni aveva quando fu catturato?
«Nemmeno 19. Dopo l´arresto i tedeschi ci chiesero se volevamo aderire alla Repubblica di Salò, in quel caso ci avrebbero rimandato in Italia. Ma io non ci pensavo nemmeno a tornare a combattere per Mussolini, la mia era una famiglia di antifascisti».

E così finì nel campo di lavoro.
«Passai una selezione, come tutti gli altri dissi che facevo il contadino ma non ci credette nessuno perché non avevo calli sulle mani. Così mi portarono a Treuenbrietzen a lavorare in una fabbrica di munizioni per armi leggere. Si mangiava solo una volta al giorno una scodella di sbobba fatta di erba, cavolo e acqua, la domenica ci davano tre patate, ho visto un compagno morire di fame».

Nella fabbrica lavoravano anche civili?
«Donne tedesche, sì, con cui era proibito parlare. Ma qualcosa da mangiare ce la passavano sotto banco, una mela, un pezzo di pane, un po´ di cioccolata».

Avevate anche voi la divisa?
«Avevamo gli zoccoli, le scarpe ce le portavano via subito. A me fregarono anche i vestiti della Marina, la camicia non l´ho cambiata per un anno, le pulci ci mangiavano vivi, di notte era un tormento».

Sapevate delle camere a gas?
«Non sapevamo nulla di nulla, neppure di come stesse andando la guerra. Una donna ci disse in gran segreto dello sbarco in Normandia ma non sapevamo se fosse vero. Dei campi di sterminio sono venuto a conoscenza solo una volta tornato in Italia».

Vi picchiavano?
«Tantissimo e senza motivo, quando ci alzavamo la mattina ci battevano col calcio del mitra. Ogni quindici giorni i tedeschi facevano un´ispezione della baracca e ci costringevano a stare in mutande. Il 6 gennaio del ‘44 c´era la neve e ci mettevano fuori in mutande dalle 6 fino a mezzogiorno. Scappare era impossibile, filo spinato dappertutto, 20 Ss a guardia giorno e notte, cattivissime».

Cosa c´è oggi nella cava di sale di Treuenbrietzen?
«Un cippo, ci vado ogni anno a commemorare la strage. Ho contribuito a riesumare e identificare tutti i miei amici, ogni soldato ha una tomba col suo nome nel cimitero dei soldati italiani a Berlino». Piange.

Pietro Gori O proletari che braccio e pensiero

Pietro Gori

O proletari che braccio e pensiero
ai rei tiranni de l’oro vendeste
sorgete in armi pe’l giusto, pe’l vero
e sollevate le impavide teste.
Il vecchio mondo già crolla e ruina
e a l’orizzonte s’affaccia l’aurora
o idea ribelle cammina cammina
in armi su miserabili è l’ora!…
Su le fronti e in alto i cuori
e inneggiamo a l’uguaglianza
a la umana fratellanza
e a la santa libertà
Noi poggi e piani coi lunghi sudori
di bionde messi rendiamo fecondi
noi per il ventre d’ingordi signori
ci logoriamo scherniti errabondi
Noi fabbricammo i fastosi palagi
e avemmo a pena soffitte e tuguri
l’ozio dei ricchi ebbe giubilo ed agi
noi onta e inopia dei mesti abituri
Su le fronti e in alto i cuori
e inneggiamo a l’uguaglianza
a la umana fratellanza
e a la santa libertà
Ma troppo amara signori divenne
la rea bevanda e ci abbrucia la bocca
è colmo il calice l’ora è solenne
e la misura del pianto trabocca
All’armi, all’armi, fatidici araldi
e distruggiam questa esosa oppressione
avanti, o forti manipoli, o baldi
lavoratori a la gran ribellione!…
Su le fronti e in alto i cuori
e inneggiamo a l’uguaglianza
a la umana fratellanza
e a la santa libertà
Se ognora fummo pazienti e cortesi
sotto ogni vostra spietata minaccia
padroni onesti, pasciuti borghesi
venite innanzi e guardiamoci in faccia
È tanto tempo che oppressi sfruttati
mesti ingozzammo i dolori e le pene
ma ormai vedete ci siamo contati
siam forti e molti e spezziam le catene.
Su le fronti e in alto i cuori
e inneggiamo a l’uguaglianza
a la umana fratellanza
e a la santa libertà
Le vostre dame di porpora e d’oro
l’opera nostra solerte ha vestito
per voi creammo con rude lavoro
vasi e cristalli lucenti al convito
Ma sotto il vento glaciale del verno
le nostre donne son lacere e grame
martiri vive dannate a l’inferno
treman di freddo, sussultan di fame.
Su le fronti e in alto i cuori
e inneggiamo a l’uguaglianza
a la umana fratellanza
e a la santa libertà
Noi valicammo gli immensi oceani
sfidando l’ira di mille tempeste
e a voi recando dai lidi lontani
gingilli e stoffe di gemme conteste
E intanto voi con minacce e promesse
figlie e sorelle ci avete stuprato
e noi codardi con schiene dimesse
dovizie offrimmo a chi ‘l pan ci ha rubato.
Su le fronti e in alto i cuori
e inneggiamo a l’uguaglianza
a la umana fratellanza
e a la santa libertà
Quando sorelle saran le nazioni
e gli odi antichi travolti e distrutti
una famiglia di saggi e di buoni
godrà in comune il prodotto di tutti
Non più chi oziando s’impingui e divori
presso chi stenta fatica e produce
per tutti il pane il lavoro gli amori
non più tenebra ma scienza, ma luce.
Su le fronti e in alto i cuori
e inneggiamo a l’uguaglianza
a la umana fratellanza
e a la santa libertà
Non più padroni né servi ma destre
fraternamente tra uguali distese
ma idee d’amore d’alte opre maestre
ma menti sol d’umanesimo accese
E passerà su la libera terra
un soffio puro di calma e di vita
non più l’atroce canzone di guerra
ma gioia immensa ma pace infinita.
Su le fronti e in alto i cuori
e inneggiamo a l’uguaglianza
a la umana fratellanza
e a la santa libertà
E solo allor tra le splendide e pure
aure del giovine secol giocondo
al nostro piè getteremo la scure
per contemplare il tripudio del mondo
E con la fiaccola in alto cantando
l’inno intonato del giorno de le ire
tra gli splendori del dì memorando
saluteremo il lucente avvenire.
Su le fronti e in alto i cuori
e inneggiamo a l’uguaglianza
a la umana fratellanza
e a la santa libertà

Ugo Machieraldo (Mak)

sacrificio - Copia

È destino dei popoli che il loro cammino

verso la libertà e la giustizia sociale sia

segnato dal sangue dei suoi martiri,

forse perché questo cammino non sia smarrito,

ma chi muore per una causa giusta, vive sempre

nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Ugo Machieraldo (Mak)

Di anni 35 – ufficiale in Servizio Permanente Effettivo – nato a Cavaglià (Vercelli) il 18 luglio 1909 -. Maggiore di Aeronautica Ruolo Navigante, quattro Medaglie d’Argento al Valor Militare, due proposte di Medaglia d’Argento al Valor Militare – dall’autunno del 1943 si collega all’attività clandestina in Milano – nel 1944 si unisce alle formazioni operanti in Valle d’Aosta, dapprincipio come partigiano semplice, poi come ufficiale di Stato Maggiore della 76′ Brigata Garibaldi operante in Valle d’Aosta e nel Canavese -. Catturato la notte tra il 29 e il 30 gennaio I945 in località Lace (Ivrea), in seguito a delazione, da militari tedeschi – incarcerato a Cuorgnè (Torino) -. Processato dal Comando Militare tedesco di Cuorgnè -. Fucilato il 2 febbraio 1945 contro la cinta del cimitero di Ivrea, con Riccio Orla e Piero Ottinetti -.

Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Mia cara Mary,

compagna ideale della mia vita, questa sarà l’ultima lettera che tu avrai dal tuo Ugo! Ed io spero che sappia portarti tanto conforto. Il tribunale militare tedesco di Cuorgnè mi ha condannato a morte mediante fucilazione ed io attendo con altri due patrioti (Orla Riccio di Borgofranco e Ottinetti Piero di Ivrea) di passare da un momento all’altro a miglior vita. Sono perfettamente sereno nell’adempiere il mio dovere verso la Patria, che ho sempre servito da soldato senza macchia e senza paura, sino in fondo. So che è col sangue che si fa grande il paese nel quale si è nati, si è vissuti e si è combattuto. Come soldato io sono sempre stato pronto a questo passo ed oggi nel mio animo è grande più che mai la forza che mi sorregge per affrontare con vera dignità l’ultimo mio atto di soldato. Bisogna che tu, come compagna ideale e meravigliosa del tuo Ugo, sappia come lui sopportare da sola con la nostra cara Nena il resto della tua vita che porterà il tuo Ugo nel cuore.

Vado ora a morire ma non posso neanche finire, ti bacio forte forte con Nena, tuo

Ugo

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

Tigrino Sabatini

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È destino dei popoli che il loro cammino

verso la libertà e la giustizia sociale sia

segnato dal sangue dei suoi martiri,

forse perché questo cammino non sia smarrito,

ma chi muore per una causa giusta, vive sempre

nel cuore di chi per questa causa si batte.”

Tigrino Sabatini (Badengo)

DI anni 43 – operaio della Snia. Viscosa in Roma – nato ad Abbadia San Salvatore (Siena) l’8 marzo 1900 Caposettore nella formazione « Bandiera Rossa » operante a Roma e nel Lazio -. Catturato in seguito a delazione di due compagni di lavoro è con­dotto alle carceri di Via Tasso e successivamente a Regina Coeli – processato dal Tribu­nale Militare Tedesco il 14 Aprile 1944 — Fucilato in Roma il 3 maggio1944

Proposto per la Medaglia d’Oro al V.M.

Roma, li 3 maggio

Miei cari

L’ultimo momento di mia vita è questo, vi chiedo perdono come io perdono voi. Il giorno 14 aprile mi fu rifatto il processo, e fui condan­nato a morte,, per il medesimo motivo.

Oggi vado alla morte.

Mi raccomando a Nicola che sposi la Vilda e che siano felici, questo è il mio desiderio nell’ultimo istante.

Vi bacio tutti fratelli e sorelle, cognati e cognate: vi bacio caramente. Vostro padre

Sabatini Tigrino

Addio per sempre.

Lascio 40 lire

Tratto da

Lettere di condannati a morte

Della

Resistenza Italiana

Einaudi Editore 1952

La Befana dei grandi Jasmine 98

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La befana dei grandi

Spero tanto che un giorno dal camino

una Befana venga giù

a portare doni a chi bambino

ormai da molto tempo non è più.

Una Befana per grandi e per vecchietti

che rechi nel suo sacco un dolce sogno

da consegnar attraverso i tetti

A chi sta solo, un pò di compagnia;

un lauto pranzo a chi di pane è senza;

a chi è triste gioia e allegria;

alle mamme e ai papà tanta pazienza.

E metta nelle calze dei potenti

pace, amicizia e buoni sentimenti.

Buon Anno

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Gianni Rodari – Filastrocca di Natale

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Gianni Rodari

Filastrocca di Natale,

la neve è bianca come il sale,

la neve è fredda, la notte è nera

ma per i bambini è primavera:

soltanto per loro, ai piedi del letto

è fiorito un alberetto.

Che strani fiori, che frutti buoni,

oggi sull’albero dei doni:

bambole d’oro, treni di latta,

orsi dal pelo come d’ovatta,

e in cima, proprio sul ramo più alto,

un cavallo che spicca il salto.

Quasi lo tocco… Ma no, ho sognato,

ed ecco, adesso, mi sono destato:

nella mia casa, accanto al mio letto

non è fiorito l’alberetto.

Ci sono soltanto i fiori del gelo

sui vetri che mi nascondono il cielo.

L’albero dei poveri sui vetri è fiorito:

io lo cancello con un dito.

Guido Tosato – Erano i giorni lontani e forti

Guido Tosato

Erano i giorni lontani e forti

(Prigionieri nei Lager tedeschi)

Erano i giorni lontani e forti,

erano i giorni dei vostri morti,

erano i giorni dell’avversa fortuna,

erano i giorni in cui sol c’è la morte e sfortuna.

Andavano assieme Alpini e Artiglieri

Uniti sempre, come oggi domani e ieri.

Contro la morte andavano uniti

Dal freddo, dalla fame, dalle fatiche sfiniti.

Era una lotta disperata e atroce

Per poter sfuggire a morte feroce.

Tratto da

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