Premessa

 4 Agosto 1944 i Partigiani della brigata Sinigaglia entrano in Firenze

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione. »

Benvenuti in un blog dove si parlerà di cose vecchie di 70 anni

ma che io ritengo se ne debba parlare, perchè il rischio di dimenticanza incombe su questi tristi e magnifici momenti della nostra storia.

Pubblicherò un certo numero di “Lettere di condannati a morte della Resistenza Europea”

e tante cose sulla Resistenza Italiana, ma in particolare su quella Toscana e Fiorentina che conosco bene per aver vissuto quel tempo.

Spero che gli scrtti siano apprezzati e chi li legge venga invogliato a farli leggere a gli amici

Toscano

Ringrazio tutti coloro che con lo scritto

e la parola hanno contribuito a darmi un aiuto

 

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Franco Fortini – Sonetto dei sette cinesi

Franco Fortini

Sonetto dei sette cinesi

Una volta il poeta di Augsburg ebbe a dire

che alla parete della stanza aveva appeso

l’Uomo del Dubbio, una stampa cinese.

L’immagine chiedeva: come agire?

 *

Ho una foto alla parete. Vent’anni fa

nel mio obiettivo guardarono sette operai cinesi.

Guardano diffidenti o ironici o sospesi.

Sanno che non scrivo per loro. Io

*

so che non sono vissuti per me.

Eppure il loro dubbio qualche volta mi ha chiesto

più candide parole o atti più credibili.

*

A loro chiedo aiuto perché siano visibili

contraddizioni e identità fra noi.

Se un senso esiste, è questo.

Jaroslav Seifert – Canzone sulla guerra

Jaroslav Seifert
Canzone sulla guerra

Strozzate la guerra,
che le donne possano sorridere
e non invecchiare così rapidamente
come invecchiano le armi.
*
La guerra però dice: Io sono!
Sono dal principio,
non v’è mai stato momento
in cui non fossi
*
Sono vecchia come la fame
e come l’amore.
Io non mi sono creata,
ma il mondo è mio!
*
E lo distruggerò.
Sarò presente
quando il brandello insanguinato a fuoco
cadrà nel buio
*
come la saliva dei bambini
sul fondo di un pozzo
quando vogliono misurarne
la buia profondità
*
Ma noi – e questa speranza
Possiamo ancora un attimo
Ancora un breve attimo
Possiamo riflettere

Beppe Chierici e Daysi Lumini – Il condannato a morte

Beppe Chierici e Daysi Lumini

Il condannato a morte

Il consiglio di guerra
su due piedi sentenziò
E ad essere fucilato
ahimè mi condannò
*
Legato e a spintoni
sulla piazza fui portà
Dai miei commilitoni
Il plotone era formà
*
Voi che foste i miei fratelli
Vi hanno fatto diventar
I miei boia ma vi perdono
Non mi fate più aspettar
*
Il mio corpo crivellato
Nella polvere cadrà
Questa lettera al mio amore
Fate avere per pietà
*
Con gran cura e diligenza
Queste righe scrivo a te
Per le strade di Provenza
Ora andrai senza di me
*
L’anello che ti diedi
No non sfoggiarlo più
A un altro amore chiedi
La mia gioventù

http://www.antiwarsongs.org/categoria.php?id=117&lang=it

Mordecai Gebirtig–La nostra citta brucia

La nostra città brucia

Parole: Parole: Mordecai Gebirtig
Musica: Musica: Mordecai Gebirtig
Titolo originale: Titolo originale: Undzer shtetl brent!

Mordecai Gebirtig, nato a Cracovia (Polonia) nel 1877, scriveva poesie e canzoni in Yiddish. Nel 1936 scrisse "Undzer shtetl brent!" dopo un pogrom che aveva avuto luogo nella città polacca di Przytyk. Durante la guerra, la canzone divenne molto popolare nel ghetto di Cracovia e ispirò molti giovani a prendere le armi contro i Nazisti. Oltre a venir cantata in molti altri ghetti e nei campi di concentramento, questa canzone venne anche tradotta in polacco e in molte altre lingue. Gebirtig venne ucciso nel giugno del 1942 durante un rastrellamento nel ghetto di Cracovia.

Oggi, "Undzer shtetl brent!" rimane una delle canzoni commemorative più eseguite.

Traduzione in italiano:

Brucia, fratelli! Brucia!
Oh, il nostro povero villaggio, fratelli, brucia!
Venti malvagi, gonfi di rabbia,
rabbia e devastazione, sfacelo e distruzione;
Più forte adesso quelle fiamme selvagge crescono –
Tutto, intorno a noi, adesso brucia!
E tu stai lì, a guardare
le braccia incrociate e inutili
E tu stai lì a guardare –
Mentre il nostro villaggio brucia!

Brucia, fratelli! Brucia!
Oh, il nostro povero villaggio, fratelli, brucia!
Presto le lingue di fuoco rabbiose
avranno consumato ogni casa, completamente,
Mentre il vento selvaggio soffia e ulula! –
Tutta la città è in fiamme!
E tu stai lì, a guardare
le braccia incrociate e inutili
E tu stai lì a guardare –
Mentre il nostro villaggio brucia!

Brucia, fratelli! La nostra città brucia!
Oh! Dio non voglia che il momento venga,
Che la nostra città, insieme a noi,
Sia ridotta in cenere e fumo,
Lasciando, quando il massacro sarà terminato
Solo mura carbonizzate e vuote!
E tu stai lì, a guardare
le braccia incrociate e inutili
E tu stai lì a guardare –
Mentre il nostro villaggio brucia!

Brucia, fratelli! La nostra città brucia!
E la nostra salvezza è nelle vostre mani.
Se la vostra città vi è cara
Afferrate i secchi, domate gli incendi!
Fate vedere che sapete farlo!
Non state lì, fratelli, a guardare
Le braccia incrociate e inutili,
Non state lì, fratelli, domate il fuoco! –
Il nostro povero villaggio brucia!

Tratto da

L’Enciclopedia dell’Olocausto

I bambini durante l’Olocausto

I bambini durante l’Olocausto

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Un bambino, in condizioni di evidente denutrizione, mangia qualcosa in una strada del ghetto di Varsavia. Varsavia, Polonia tra il 1940 e il 1943.

— US Holocaust Memorial Museum, courtesy of Rafael Scharf

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I bambini furono ovviamente tra i più esposti alle violenze dell’Olocausto. I Nazisti sostenevano che l’uccisione dei figli di persone ritenute "indesiderabili" o "pericolose" fosse giustificata dalla loro ideologia, sia quella basata sulla "lotta di razza", sia quella che considerava l’eliminazione dei nemici una misura preventiva necessaria alla sicurezza. Da un lato, quindi, i Tedeschi e i loro collaboratori uccisero i più giovani con queste motivazioni ideologiche; dall’altro ne eliminarono molti come forma di rappresaglia agli attacchi partigiani veri o presunti.

In tutto, si calcola che almeno un milione e mezzo di bambini e ragazzi sia stato ucciso dai Nazisti e dai loro fiancheggiatori; di queste giovani vittime, più di un milione erano Ebrei, mentre le altre decine di migliaia erano Rom (Zingari), Polacchi e Sovietici che vivevano nelle zone occupate dalla Germania, nonché bambini tedeschi con handicap fisici e/o mentali provenienti dagli Istituti di cura. Le possibilità di sopravvivenza degli adolescenti compresi tra i13 e i 18 anni, sia Ebrei che non-Ebrei, erano invece maggiori, in quanto potevano essere utilizzati nel lavoro forzato.

Il destino dei bambini, Ebrei e non-Ebrei, poteva seguire diverse vie: 1) i bambini venivano uccisi immediatamente, al loro arrivo nei campi di sterminio; 2) potevano venir uccisi subito dopo la nascita, o mentre si trovavano ancora negli Istituti che li ospitavano; 3) i bambini nati nei ghetti e nei campi potevano sopravvivere quando gli altri prigionieri li nascondevano; 4) i bambini maggiori di 12 anni venivano destinati al lavoro forzato o erano usati per esperimenti medici; 5) infine, vi furono i bambini uccisi durante le operazioni di rappresaglia o quelle contro i gruppi partigiani.

Nei ghetti, i bambini ebrei morivano a causa della denutrizione e dell’esposizione alle intemperie, in quanto mancavano sia il vestiario che abitazioni adeguate. Le autorità tedesche rimanevano indifferenti di fronte a queste morti in massa perché consideravano la maggior parte dei ragazzini che viveva nei ghetti come elementi improduttivi e quindi come "inutili bocche da sfamare". Siccome i bambini erano troppo piccoli per potere essere utilizzati nel lavoro forzato, le autorità tedesche in genere li selezionavano per primi – insieme agli anziani, ai malati e ai disabili – per essere deportati nei centri di sterminio, o per le fucilazioni di massa che riempivano poi le fosse comuni.

Allo stesso modo, al loro arrivo ad Auschwitz-Birkenau e agli altri centri di sterminio, le autorità dei campi destinavano la maggior parte dei più piccoli direttamente alle camere a gas. Le SS e le forze di polizia in Polonia e nell’Unione Sovietica occupata fucilarono migliaia di bambini, dopo averli allineati lungo il bordo delle fosse comuni scavate appositamente. A volte, la selezione dei più giovani per riempire i trasporti verso i centri di sterminio, o per fornire le prime vittime alle operazioni di assassinio di massa, furono il risultato di penose e controverse decisioni prese dai presidenti dei Consigli Ebraici (Judenrat). Tra queste, la decisione del Consiglio Ebraico di Lodz, nel settembre del 1942, di deportare i bambini al centro di sterminio di Chelmo rappresenta un esempio delle scelte tragiche operate dagli adulti quando costretti ad accontentare le richieste dei Tedeschi. Invece, Janusz Korczak, direttore di un orfanotrofio nel ghetto di Varsavia, si rifiutò di abbandonare i piccoli a lui affidati, quando questi vennero selezionati per la deportazione, e li accompagnò sul convoglio che li condusse a Treblinka, e poi fin dentro la camera a gas, condividendo così il loro destino.

Anche i bambini non-Ebrei dei gruppi presi di mira dai Nazisti non vennero risparmiati, come ad esempio i bambini Rom (Zingari) uccisi nel campo di concentramento di Auschwitz; o i bambini – tra i 5.000 e i 7.000 – eliminati nell’ambito del programma "Eutanasia"; o, ancora, quelli assassinati durante le operazioni di rappresaglia, come per esempio la maggior parte dei bambini di Lidice; e, infine, i bambini che vivevano nella zona occupata dell’Unione Sovietica e che vennero uccisi insieme ai loro genitori.

Le autorità tedesche incarcerarono anche un certo numero di bambini nei campi di concentramento e nei campi di transito. Medici delle SS e ricercatori usarono i più giovani, in particolare i gemelli, per esperimenti medici nei campi di concentramento, esperimenti che spesso ne causarono la morte. Le autorità dei campi, poi, usarono gli adolescenti, in particolare gli adolescenti Ebrei, per il lavoro forzato; molti di loro morirono a causa delle condizioni in cui tali lavori venivano svolti. Le autorità tedesche confinarono anche altri bambini nei campi di transito, costringendoli a vivere in condizioni spaventose: fu quello che accadde ad Anna Frank e a sua sorella nel campo di Bergen-Belsen, e a molti altri orfani non-Ebrei i cui genitori erano stati uccisi dai soldati tedeschi e dalla polizia nelle operazioni contro i partigiani. Alcuni di questi orfani vennero detenuti per un certo periodo nel campo di concentramento di Lublino/Majdanek e in altri campi.

Nella loro folle ricerca di "sangue puro ariano", gli esperti della razza delle SS ordinarono che centinaia di bambini, nella Polonia e nell’Unione Sovietica occupate, venissero rapiti e trasferiti in Germania per essere adottati da famiglie considerate ‘adeguate’ dal punto di vista razziale. Nonostante queste decisioni fossero basate su princìpi ritenuti ‘scientifici’, spesso, invece, capelli biondi, occhi azzurri e pelle chiara bastarono a "guadagnarsi" l’opportunità di venire "germanificati". Inoltre, molte tra le donne polacche e sovietiche che erano state deportate in Germania per lavorare ebbero relazioni sessuali con uomini tedeschi, spesso costrette con la forza. Inevitabilmente, molte di loro rimasero incinte e, nel caso gli "esperti’ determinassero che il nascituro non avesse abbastanza sangue tedesco, venivano costrette ad abortire, oppure a partorire in condizioni tali da garantire la morte del neonato.

Nonostante la loro estrema vulnerabilità, molti bambini trovarono il modo di sopravvivere all’Olocausto: ad esempio, alcuni di loro contrabbandarono il cibo all’interno dei ghetti, dopo aver portato fuori di nascosto beni personali da poter scambiare. Altri, appartenenti ai movimenti giovanili, parteciparono alle attività della Resistenza clandestina. Molti altri ancora riuscirono a fuggire con i propri genitori, o con dei parenti – e alcune volte anche da soli – e a rifugiarsi nei campi per famiglie creati dai partigiani ebrei.

Tra il 1938 e il 1940, ebbe luogo una grande operazione di salvataggio chiamata ufficiosamente "Trasferimento dei Bambini" (Kindertransport); un’operazione che – dalla Germania e dai territori occupati dai tedeschi – portò in Gran Bretagna migliaia di bambini ebrei profughi e senza genitori. In tutta Europa, inoltre, persone non-Ebree nascosero giovani Ebrei e a volte, come nel caso di Anna Frank, anche altri membri delle loro famiglie. In altre occasioni, persone non-Ebree nascosero giovani Ebrei e a volte, come nel caso di Anna Frank, anche altri membri delle loro famiglie. In Francia, quasi l’intera popolazione di Le-Chambon-sur-Lignon, insieme a molti preti cattolici, a suore e a laici cattolici, nascosero i bambini ebrei della città dal 1942 al 1944. In Italia e in Belgio, infine, molti sopravvissero nascondendosi in luoghi diversi.

Dopo la resa della Germania nazista, che pose fine alla Seconda Guerra Mondiale, i profughi e i rifugiati cominciarono a cercare in tutta Europa i bambini dispersi. Migliaia di orfani si trovavano a quel punto nei campi profughi, mentre molti bambini ebrei sopravvissuti erano fuggiti dall’Europa dell’Est, unendosi all’esodo di massa (Brihah) verso le zone occidentali della Germania occupata, e dirigendosi poi verso Yishuv (la zona d’insediamento ebraico in Palestina). Grazie alla Youth Aliyah (Immigrazione Giovanile), a migliaia emigrarono nello Yishuv e poi nello Stato di Israele, dopo la sua costituzione nel 1948.

Salvatore Quasimodo In questa città

Salvatore Quasimodo

.In questa città

In questa città c’è pure la macchina

che stritola i sogni: con un gettone
vivo, un piccolo disco di dolore
sei subito di là, su questa terra,
ignoto in mezzo ad ombre deliranti
su alghe di fosforo funghi di fumo:
una giostra di mostri
che gira su conchiglie
che si spezzano putride sonando.
E’ in un bar d’angolo laggiù alla svolta
dei platani, qui nella metropoli
o altrove. Su, già scatta la manopola.

Delle belle città – Inno dei massacrati

Canto dei Massacrati

È l’inno dei partigiani che combattevano sulle montagne tra le province di Alessandria e di Genova, nell’area di Capanne di Marcarolo. Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1944 nazisti e fascisti iniziarono un imponente rastrellamento contro le bande partigiane il cui comando era insediato presso l’antico monastero della Benedicta. Centocinquanta partigiani caddero in combattimento o furono giustiziati, altri 400 avviati verso i lager, soprattutto Mauthausen. Il loro inno è tra i più belli dell’intero canzoniere della Resistenza.

Dalle belle città
Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì su per l’arida montagna
Cercando libertà tra rupe e rupe
Contro la schiavitù del suol tradito
Lasciammo case, scuole ed officine
Mutammo in caserme le vecchie cascine

 

Armammo le mani di bombe e mitraglia
Temprammo i muscoli ed i cuori in battaglia
Siamo i ribelli della montagna
Viviam di stenti e di patimenti
Ma quella fede che ci accompagna

 

Sarà la legge dell’avvenir
Di giustizia è la nostra disciplina
Libertà è l’idea che c’avvicina
Rosso sangue è il color della bandiera
Partigiana è la forte e ardente schiera
Per le strade dal nemico assediate
Lasciammo talvolta le carni straziate
Sentimmo l’odor della grande riscossa

William Butler Yeats – La rosa del mondo

William Butler Yeats
La rosa del mondo

Chi sognò che bellezza trascorre come un sogno?
Per queste labbra rosse, con tutta la loro fierezza dolente,
Dolente che nessun nuovo prodigio possa accadere,
Troia passò in alto funereo splendore,
E i figli d’Usna perirono.
*
Noi e il mondo travaglioso trascorriamo:
Fra le anime degli uomini, che ondeggiano e si traggon da parte
Come pallide acque nel loro corso invernale,
Sotto le stelle trascorrenti, spuma del cielo,
Sempre vive quest’unico volto.
*
Inchinatevi, arcangeli, nella vostra dimora in penombra:
prima che voi foste, prima che un cuore palpitasse,
Benigna e languida una indugiava presso al Suo seggio;
Ei fece il mondo perché fosse erbosa via
Dinnanzi ai piedi errabondi di lei.

Giuseppe Bartoli – Una farfalla di cenere

Giuseppe Bartoli
Una farfalla di cenere
Sarà festa grande 

al taglio del maggese 
per coriandoli di farfalle innamorate 
libere dalle culle 
dell’amore agreste 
Voleranno 
verso la vela 
tenera del cielo 
tra grida pulite 
di bambini 
frammenti ansiosi 
d’albe serene 
nati dalla brace 
della carne accesa 
E tornerà puntuale 
il ricordo 
della bimba di Bologna 
che sognava 
una farfalla di fiordaliso 
da chiudere 
nella gabbia del cuore 
Vedo la sua immagine 
dibattersi prigioniera 
fra i rovi delle schegge 
come rosa di macchia 
nella siepe 
Ogni anno 
– per non dimenticare - 
un filo di calendule d’oro 
illuminerà 
il sentiero di cenere 
grigio 
come la dolcezza 
d’un settembre 
Angela 
non rivedrà più 
gronde di luna 
né si scalderà 
all’abbaino del sole 
con occhi 
di passero sperduto 
Di lei resta solo 
un volo immenso 
di cenere 
che si posò leggero 
sui suoi capelli 
“come solinga 
lampada di tomba”

Salvatore Di Giacomo – Marzo

Salvatore Di Giacomo

Marzo

Marzo: nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua
torna a chiovere, schiove,
ride ‘o sole cu ll’acqua.
*
Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera,
mo d’’o vierno ‘e tempesta,
mo n’aria ‘e Primmavera.
*
N’ auciello freddigliuso
aspetta ch’esce ‘o sole,
ncopp’’o tturreno nfuso
suspireno ‘e vviole.
*
Catarì!…Che buo’ cchiù?
Ntiénneme, core mio!
Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu,
e st’ auciello songo io.