Polonia Lettere di Condannati a morte

Introduzione – Polonia

 

Sono Caduti per la “Libertà”

Con il nome della “Patria sulle labbra

E “Bandito” sul cartello al collo dell’impiccato

 

 

 

 

Per il sangue versato dei nostri bimbi,

per le nostre madri martirizzate, per i nostri sacrari disonorati

– vendicateci!

Maledetto sia chi predica la pietà!

Vendetta! I moribondi ti salutano!

Mordechaj Tamarof

 

Si calcola che, nei territori della Polonia (confini agosto 1939) occupati o annessi dai tedeschi, i cittadini polacchi uccisi o fatti morire (nella difesa contro l’aggressione tedesca, nei bombardamenti aerei, nella lotta di resistenza, nelle azioni di rappresaglia, nei campi di concentramento e di annientamento, nei ghetti, nella deportazione per lavori forzati, ecc.) furono 6 milioni e 28 mila su di una popolazione (gennaio 1939) di 35 milioni di abitanti. Questa immensa tragedia presenta due fondamentali aspetti:

* sterminio degli ebrei nel quadro della sistematica azione per rendere judenrein (ripuliti di ebrei) i territori ex-polacchi. In base a questo programma furono sterminati circa 3 milioni e 180 mila ebrei corrispondenti al 98 % della popolazione ebraica di Polonia Nella misura dell’1,5 % essi sopravvissero in territorio polacco e dello 0,5 % nei .Paesi in cui si erano rifugiati. Circa un altro milione di ebrei, provenienti da tutti i Paesi dell’Europa occupata, è stato sterminato in territorio polacco. Secondo una più recente valutazione (REITLINGER, op. cit.) la cifra degli ebrei polacchi sterminati potrebbe essere congetturata fra 2 milioni e 350 mila e 2 milioni e 600 mila;

* sterminio dei polacchi non ebrei nel quadro dell’azione di « integrazione nella comunità tedesca» dei territori ex-polacchi. L’obbiettivo fissato da Himmler era: « Sterminio totale dei polacchi dopo il periodo di transizione durante il quale essi saranno stati utilizzati al massimo grado». Nella pratica attuazione il « periodo di transizione» si rivela come sfruttamento intensivo (previa « selezione») di scaglioni di uomini, portati rapidamente all’esaurimento e quindi soppressi (nella misura in cui i decessi non avvenivano « naturalmente») e sostituiti con nuovi scaglioni. Tuttavia la sistematicità di questa azione è minore di quella rivolta contro gli ebrei, anche perché da parte di alti esponenti delle forze armate e della stessa N.S.D.A.P. si rivelano incertezze e dissensi – dei

quali più volte il Reichsprotektor Frank si lamenta nel suo diario – di fronte alle responsabilità che tale sterminio comportava. Va aggiunto che il capovolgimento della situazione militare e quindi la sconfitta della Germania giunsero quando lo sterminio degli ebrei era praticamente ultimato mentre quello dei non ebrei era stato solo parzialmente attuato.

In questo dopoguerra una « Commissione generale d’inchiesta per i crimini di guerra tedeschi in Polonia» ha condotto un’indagine, attraverso i tribunali polacchi, sul numero delle esecuzioni capitali avvenute fra il 1939 e il 1945 (con esclusione dei territori annessi al Reich e di quelli annessi all’U.R.S.S. e poi occupati dai tedeschi) e registrate in atti ufficiali; ne è risultata la cifra complessiva di 34 mila giustiziati, costituita per circa la metà da donne e bambini, con una punta massima nel giugno-luglio 1940. L’eloquenza di questa cifra sta, evidentemente, nella sua relativa esiguità; e l’andamento delle cifre negli anni successivi al 1940 dimostra come anche quella parvenza di legalità procedurale che (seppure in misura minima e limitatamente ai non ebrei) si era voluto dapprincipio salvaguardare, viene poi abbandonata. « La procedura dei tribunali – scrive Frank in data 9 novembre 1941 -;- è troppo lunga e carica di formalità. Essa richiede una «semplificazione». Tale « semplificazione », d’altronde, fu anch’essa assorbita dai metodi di sterminio, diretto e indiretto, che si andarono sviluppando e di cui più sotto verranno indicate alcune categorie. Va aggiunto che non si capisce in base a quali criteri si continuava, fra stragi e orrori apocalittici, a celebrare processi e a emettere sentenze capitali;

 

nel campo di Stutthof, ad esempio, contemporaneamente alle camere a gas in cui scomparivano fino a 100 individui ogni 30 minuti, alle iniezioni di fenolo con cui si arrivò a sopprimere fino a 300 individui in un giorno e agli altri metodi di sterminio, funzionavano delle forche sulle quali venivano impiccati degli internati la cui condanna a morte era stata passata per la preventiva ratifica agli uffici centrali delle S.S.

 

Né si può dire in base a quali indirizzi gruppi di resistenti o intere comunità di villaggi venivano sterminati sul posto, mentre, in condizioni analoghe, altri venivano portati nei campi di concentramento e sterminio, altri ancora trasferiti in altre zone o ai lavori forzati. Si può soltanto argomentare che si siano accavallate direttive tendenti le une allo sterminio diretto della popolazione in genere o alle dirette repressioni dei resistenti (nelle rappresaglie si giunse alla cifra, uguagliata solo in Jugoslavia, di 100 polacchi uccisi contro 1 tedesco; nelle repressioni si giunse a giustiziare ogni capo famiglia sulla cui casa apparisse una scritta antitedesca; e non sono che esempi scelti a caso); le altre tendenti allo sterminio nel chiuso dei campi, con eventuale temporanea utilizzazione delle forze valide; e le altre ancora tendenti alla massima utilizzazione delle forze valide.

Solo in una seconda fase, cioè a deportazione avvenuta, si riconosce una più razionale selezione fra quelli da utilizzare e quelli da sopprimere. Essa riguarda essenzialmente le condizioni fisiche dei singoli, da inquadrare nei reparti di lavoro quando offrano le garanzie di poter essere utilizzati alcuni mesi, nelle date condizioni di vitto, di vestiario, d’igiene ecc., prima di soccombere o, comunque, di diventare di rendimento scarso, tale da consigliare la loro eliminazione. Selezione, dunque, estremamente severa.

Così, ad esempio, dal campo di eliminazione di Oswiecim (in tedesco Auschwitz) e per il periodo dal 2 ottobre 1943 al 30 ottobre 1944, furono inviati al campo di lavoro B II di Brzezinka (in tedesco Birkenau) 7.253 uomini, mentre i loro compagni, 24.688 uomini e tutte le donne e i bambini, furono gassati, così ancora, prendendo in esame alcuni trasporti i cui componenti non erano nemmeno ammessi nei campi ma inviati direttamente alle camere a gas, si hanno i seguenti dati di destinati al lavoro rispetto a quelli destinati alle camere a gas: 140 su 1200; 400 su 2500; 345 su 3650.

Il sopravvissuto Sakub Gordon di Vilna, ad esempio, giunto a Oswiecim con la moglie, due figli piccoli e i genitori, fu inviato al lavoro mentre tutta la sua famiglia venne immediatamente gassata. Altra e più varia selezione (va però detto che il termine « selezione» veniva usato nel senso opposto; si riferiva cioè a quelli da eliminare) veniva attuata per la scelta degli individui, in questo caso maschi e femmine di tutte le età e delle piu varie condizioni, destinati agli esperimenti scientifici; su tali esperimenti, attuati in larga scala nelle « infermerie» dei campi, esiste un’ampia, terrificante documentazione. Una terza selezione, infine (ma anche in merito alle selezioni ci si è limitati a individuare casi ricorrenti e tipici, mentre la casistica è ben più complessa), si riferiva ai bambini ed era basata sui concetti razziali formulati da « scienziati» nazisti ed espressi ideologicamente dal « teorico» Rosenberg. È frequente il caso di bambini biondi, staccati dalle loro famiglie e dagli stessi fratelli bruni, questi destinati all’eliminazione mentre quelli venivano inviati in « campi di educazione» per esservi allevati secondo i modi di vita germanici. Ma risulta che anche di loro ben pochi, nelle condizioni in cui furono posti, riuscirono a sopravvivere.

Quanto ai metodi di sterminio diretto (volendosi qui fare una distinzione, non poco arbitraria, rispetto ai metodi indiretti quali: il razionamento dei viveri e le razzie nelle campagne, le condizioni igieniche delle comunità cittadine, i metodi di trasporto degli evacuati, l’assedio dei ghetti, il ritmo e le condizioni generali dei lavori forzati, ecc.), il piu diffuso e particolarmente specializzato nei campi di Polonia fu quello dell’uso dei gas di acido cianidrico o prussico, attuato nelle camere a gas e in convogli ferroviari appositamente attrezzati, o su automezzi di cui si utilizzavano i gas di combustione. Come metodi accessori furono usati (sempre riferendosi ai soli campi), i metodi « scientifici », fra i quali prevale quello delle punture mortali, in genere a base di fenolo, e quelli « tradizionali» (fucilazioni e, in misura limitata, impiccagioni). Le cifre delle vittime dei campi (il cui grande sviluppo segue il periodo dell’invasione tedesca dell’U.R.S.S., quando viene a prevalere il criterio dello sterminio puro e semplice delle comunità ebraiche), sono quasi sempre risultato di valutazioni compiute dalla sunnominata « Commissione d’inchiesta », pochi essendo i registri che si sono potuti reperire (spesso i tedeschi, ritirandosi, facevano sparire ogni traccia del campo); inoltre tali registri portano una serie di registrazioni evidentemente camuffate. Ecco alcune di queste valutazioni, comprensive anche dei deportati di altre nazionalità, per alcuni fra i maggiori campi:

Belzek

600 mila vittime, in prevalenza ebrei della Polonia centrale. Risulta, fra l’altro,

che vi fu sterminato un gruppo di 1000 o 1500 non ebrei che ad ebrei avevano dato asilo.

Oswiecim

(Auschwitz e succursali)

30 mila vittime del campo più 2 milioni e mezzo circa uccise nelle camere a gas

senza essere state preventivamente immesse nel campo*.

Sobibor

250 mila vittime, in prevalenza ebrei della Polonia orientale e delle

zone sovietiche occupate dai tedeschi.

Sztutowo

(Stutthof e succursali)

55 mila vittime, ebrei e non ebrei polacchi, sovietici, tedeschi, francesi, olandesi,

belgi, cecoslovacchi, lettoni, lituani, danesi, norvegesi.

Majdanek

l milione e 380 mila vittime (polacchi, francesi, céchi, italiani, olandesi,

serbi, greci, polacchi ed ebrei di tutti i Paesi occupati).

Treblinka

731.600 vittime, nella maggior parte ebrei delle zone centrali della Polonia

Va inoltre ricordato il campo di Ravensbriick, in Germania, dove furono deportate circa 30 mila polacche, molte delle quali sottoposte ad esperimenti scientifici e nella quasi totalità decedute.

 

Se l’argomento campi si riferisce soprattutto agli ebrei, gli eccidi compiuti fuori da queste sedi toccano soprattutto i non ebrei, resistenti organizzati, gruppi e collettività in collegamento, effettivo o presunto, con essi, o che tentavano di sottrarsi alle evacuazioni dalle loro sedi, al prelevamento per i lavori forzati, ecc. Particolare risalto assumono le « evacuazioni», compiute sistematicamente dapprima nei territori annessi al Reich, poi, ma con brutalità relativamente minore, nel territorio del Governatorato che doveva, sempre secondo le parole di Frank, « essere integrato per gradi nella comunità tedesca». Alle evacuazioni, che comportavano di per sé un altissimo numero di vittime, si accompagnava 1′« epurazione» (termine che si spiega da se stesso) e la « pacificazione» che consisteva nello sterminio dei gruppi costituenti, in un modo o nell’altro, un ostacolo alla regolare attuazione dei piani tedeschi. Il metodo usato era la fucilazione con armi a tiro rapido, unita a tutti quei mezzi che si accompagnano allo sterminio in massa di una collettività.

Quanto alle cifre esse sono, in questi casi, ancor piu incerte di quelle dei campi. Le piu significative testimonianze sono date dai sopravvissuti di squadre adibite al disseppellimento dei cadaveri e alla loro successiva cremazione (i componenti di tali squadre, se non riuscivano a evadere per tempo, andavano ad aggiungersi al numero dei morti che avevano dissepolti); tali testimonianze riferiscono, ad esempio, di un numero da 5 a 6 mila cadaveri disseppelliti ad Augustow, da 4 a 5 mila in alcuni paesi della Prussia orientale, di circa 10 mila a Grodno, da 5 a 6 mila a Nowosiolk, e via dicendo.

Si vuole infine ricordare un terzo gruppo di vittime che, pur rappresentando una cifra relativamente poco rilevante, fornisce un altro elemento di giudizio sui criteri che guidavano l’azione degli occupanti tedeschi in Polonia ci si riferisce qui agli « alienati», sterminati in quanto erano individui senz’altro non utilizzabili e la cui esistenza, d’altra parte, rappresentava un particolare onere in vettovaglie, medicine, ecc. Cosi si hanno, ad esempio (omettendo i casi di soppressione non violenta), le seguenti cifre di degenti assassinati negli ospedali stessi o nelle loro immediate vicinanze:

440 a Chelmno (Lublino),

692 a Kochanowka (Lodz),

464 a Choroszcza (Bialystok),

1.201 a Dziekanka (Gniezno).

In questa schematica esposizione è mal risultato il contributo in sangue della resistenza armata e organizzata di Polonia, che fu, come noto, di grande rilievo, anche se non riuscì a realizzare l’unità delle varie correnti. D’altronde gran numero di quelli che sono stati qui designati come vittime, senz’altra qualifica, furono invece dei resistenti attivi. Cosi i difensori dei ghetti assediati che svolsero una vera e propria guerra partigiana, spesso collegandosi (come a Varsavia, Cracovia, Lodz, Lublino, Czestochowa, Bialystok) con le forze operanti all’infuori dei ghetti; o organizzarono atti di sabotaggio e rivolte come nei campi di Treblinka, Sobibor, Oswiecim, Majdanek, o nelle carceri « Pawiak» di Varsavia. Cosi per i gruppi che con vari mezzi ed enormi sacrifici riuscirono a sottrarsi alla evacuazione dalle loro sedi, come, ad esempio, quelli della regione di Zamojszczyzna dove la Grossaktion tedesca, durata ininterrottamente per sette mesi, consegui la deportazione di solo il 34 % della popolazione rispetto al programma di evacuazione totale. Più generalmente si ritiene di poter assegnare alla resistenza la lotta per la vita di un intero popolo condannato, come quello polacco in quegli anni allo sterminio intero popolo condannato, come il popolo polacco in quegli anni, allo sterminio.

Note

* Secondo fonte tedesca (cfr. quanto detto per Auschwitz nella nota alla Germania) e sovietica i morti di questo campo furono 4 milioni. Secondo il REITLINGER, op. cit., gli ebrei uccisi ad Auschwitz furono circa 1 milione.

 

 

 

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