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Salvatore Quasimodo – Epigrafe per i Partigiani di Valenza

Salvatore Quasimodo

Epigrafe per i Partigiani di Valenza

Questa pietra
ricorda i Partigiani di Valenza
e quelli che lottarono nella sua terra,
caduti in combattimento, fucilati, assassinati
da tedeschi e gregari di provvisorie milizie italiane.
Il loro numero e grande.
Qui li contiamo uno per uno teneramente
chiamandoli con nomi giovani
per ogni tempo.
Non maledire, eterno straniero nella tua patria,
e tu saluta, amico della libertà.
Il loro sangue è ancora fresco, silenzioso
il suo frutto.
Gli eroi sono diventati uomini: fortuna
per la civiltà. Di questi uomini
non resti mai povera l’Italia.
.

Giuseppe Ungaretti – Pellegrinaggio

Giuseppe Ungaretti
Pellegrinaggio

Valloncello dell’Albero Isolato il 22 agosto 1916

In agguato
in queste budella
di macerie
ore e ore
ho strascicato
la mia carcassa
usata dal fango
come una suola
o come un seme
di spinalba
*
Ungaretti
uomo di pena
ti basta un’illusione
per farti coraggio
*
Un riflettore
di là
mette un mare
nella nebbia

Fermato a due sassi languisco
sotto questa
vola appannata
di cielo
Il groviglio dei sentieri possiede la mia cecità
Nulla è più squallido di questa monotonia
Una volta non sapevo ch’è una cosa qualunque perfino
la consunzione serale del cielo
E sulla mia terra affricana calmata
a un arpeggio perso nell’aria mi rinnovavo

Giuseppe Ungaretti – Non gridate più

Giuseppe Ungaretti

Non gridate più

Cessate d’uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.
Hanno l’impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell’erba,
Lieta dove non passa l’uomo.

Cronaca della strage di Carpi

Cronaca della strage di Carpi
Dalla Cronaca Carpigiana di don Ettore Tirelli
– Trascrizione Anna Maria Ori

16 Agosto 1944.
Dalla casa del fascio repubblicano la salma del colonnello Filiberto Nannini è trasportata solennemente in Duomo per le esequie. Si riforma il corteo e all’altezza del Municipio si scioglie. Movimento insolito di truppe. Due compagnie di Camicie Nere si allineano in doppia fila nel mezzo della piazza, entrata in castello verso il Torrione. Cantano inni guerreschi, nel mentre un plotone di Guardie repubblicane si unisce alle Camicie Nere. È il plotone di esecuzione. Sono le ore 20, mentre la salma del Nannini ha sepoltura nel nostro cimitero, 16 individui di tutte le età, sono portati in piazza e per rappresaglia uccisi.

17 Agosto 1944.
Giornata di costernazione espressa sul volto di tutti. Quasi squallida la piazza sebbene giorno di mercato. Le salme sono ancora supine a terra, e le scene di profondo dolore si susseguono appena un congiunto ravvisa un suo caro. Alle ore 9 sono incassate e allineate sul verde al fianco destro di chi entra in Castello. Alle ore 11 comincia il trasporto di questi disgraziati innocenti, e due per due sopra un camioncino senza onori funebri sono trasportati al cimitero.
Ecco i nomi delle vittime

Arturo Aguzzoli, anni 30, di Carpi;
Augusto Artioli, anni 60, di Carpi;
Aldo Biagini, anni 39, di Rio Saliceto;
Agostino Braghiroli, anni 41, di Carpi;
Remo Brunati, anni 36, di Mirandola;
Enzo Bulgarelli, anni 27, di San Felice sul Panaro;
Dino Corradi, anni 41, di Carpi;
Martino Del Bue, anni 48, di Rio Saliceto;
Umberto De Pietri, anni 26, di Carpi;
Fernando Grisanti, anni 24, di Milano;
Costantino Iotti, anni 18, di Rio Saliceto;
Walter Lusuardi, anni 30, di Migliarina Carpi;
Pierino Rabitti, anni 19, di Rio Saliceto;
Fermo Rossi, anni 24 di Rio Saliceto;
Avio Storchi, anni 26, di Rio Saliceto;
Giuseppe Zanotti, anni 30, di Carpi.

29 Agosto 1944.
La rappresaglia non è finita: i fascisti, non sazi di vendetta, hanno voluto superare anche nel crimine i loro alleati nazisti. Dopo due settimane dalla strage della piazza, in via Guastalla a Migliarina, proprio nel punto dove era stato giustiziato il fascista console Nannini, venivano uccisi quattro partigiani di Soliera, prelevati nelle loro case, portando il numero delle vittime a venti. I fascisti avevano voluto così dimostrare di essere i più spietati, assassinando venti persone innocenti per l’uccisione di un solo fascista, superando, anzi, raddoppiando i dieci contro uno delle Fosse Ardeatine.
I nomi dei quattro partigiani uccisi

Erio Fieni, anni 38;
Romano Bianchini, anni 38;
Fernando Loschi, anni 19;
Dante Loschi, anni 43.

N.B. – Il colonnello Antonio Petti, comandante provinciale della “Guardia Nazionale Fascista” responsabile dell’uccisione dei 16 innocenti in Piazza a Carpi, venne condannato a morte. L’esecuzione avvenne il 5 ottobre 1945 al Tiro a segno a Cibeno.

Tratto da
Patria e Libertà

Ulisse (Davide Lajolo) – Il nemico è vivo

Ulisse (Davide Lajolo)

Il nemico è vivo

Magia del buio ghermisci lo sguardo.

Negli occhi ho le vampe della battaglia perduta.

Ai pali compagni impiccati.

Il nemico è vivo ancora vivo per la vendetta di domani.

Sylvia Plath – Papà Bastardo

Sylvia Plath

Papà Bastardo

Non servi, non servi più,
O nera scarpa, tu
In cui trent’anni ho vissuto
Come un piede, grama e bianca,
Trattenendo respiro e starnuto.

Papà, ammazzarti avrei dovuto.
Ma tu sei morto prima che io
Ci riuscissi, tu greve marmo, sacco pieno di Dio,
Statua orrenda dal grigio alluce
Grosso come una foca di Frisco

E un capo nell’Atlantico estroso
Al largo di Nauset laggiù
Dove da verde diventa blu.
Un tempo io pregavo per riaverti.
Ach, du.

In tedesco, in un paese
Di Polonia al suolo spianato
Da guerre, guerre, guerre.
Ma il paese ha un nome molto usato.
Un mio amico polacco

Mi dice che ce n’è un sacco.
Cosi non ho mai saputo
Dov’eri passato o cresciuto.
Mai parlarti ho potuto.
Mi si incollava la lingua al palato.

Mi s’incollava a un filo spinato.
Ich, ich, ich, ich,
Non riuscivo a dir più di così.
Per me ogni tedesco era te.
E quell’idioma osceno

Era un treno, un treno che
Ciuff-ciuff come un ebreo portava via me.
A Dachau, Auschwitz, Belsen.
Da ebreo mi mettevo a parlare.
E lo sono proprio, magari.

Le nevi del Tirolo, la birra chiara di Vienna
Non sono molto pure o sincere.
Per la mia ava zingara e fortunosi sbocchi
E il mio mazzo di tarocchi e il mio mazzo di tarocchi
Qualcosa di ebreo potrei avere.

Ho avuto sempre terrore di Te,
Con la tua Luftwaffe, il tuo gregregrè.
E il tuo baffo ben curato
E l’occhio ariano d’un bel blu
Uomo-panzer, panzer O Tu –

Non un Dio ma svastica nera
Che nessun cielo ci trapela.
Ogni donna adora un fascista,
Lo stivale in faccia e il cuore
Brutale di un bruto a te uguale.

Tu stai alla lavagna, papà,
Nella foto che ho di te,
Biforcuto nel mento anziché
Nel piede, ma diavolo sempre,
Sempre uomo nero che

Con un morso il cuore mi fende.
Avevo dieci anni che seppellirono te.
A venti cercai di morire
E tornare, tornare a te.
Anche le ossa mi potevano servire.

Ma mi tirarono via dal sacco,
Mi rincollarono i pezzetti.
E il da farsi così io seppi.
Fabbricai un modello di te,
Uomo in nero dall’aria Meinkampf,

E con il gusto di torchiare
E io che dicevo sì, sì.
Papà, eccomi al finale.
Tagliati i fili del nero telefono
Le voci più non ci possono miagolare.

Se ho ucciso un uomo, due ne ho uccisi –
Il vampiro che diceva esser te
E un anno il mio sangue bevé,
Anzi sette, se tu
Vuoi saperlo. Papà, puoi star giù.

Nel tuo cuore c’è un palo conficcato.
Mai i paesani ti hanno amato.
Ballano e pestano su di te.
Che eri Tu l’hanno sempre saputo.
Papà, papà, bastardo, ho finito.

Stormy Six – Stalingrado

Stormy Six

Stalingrado

Fame e macerie sotto i mortai
Come l’acciaio resiste la città
Strade di Stalingrado di sangue siete lastricate
Ride una donna di granito su mille barricate
*
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D’ora in poi troverà Stalingrado in ogni città
*
L’orchestra fa ballare gli ufficiali nei caffè
l’inverno mette il gelo nelle ossa
ma dentro le prigioni l’aria brucia come se
cantasse il coro dell’armata rossa
*
La radio al buio e sette operai
sette bicchieri che brindano a Lenin
e Stalingrado arriva nella cascina e nel fienile
vola un berretto un uomo ride e prepara il suo fucile
*
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D’ora in poi troverà Stalingrado in ogni città

Paul Celan – Schibbolet

Paul Celan
Schibbolet

Assieme alle mie pietre,
nutrite con il pianto
dietro le sbarre,
mi strascinarono
al centro del mercato,
là dove
si dispiega la bandiera
cui io non prestai giuramento.
Flauto,
doppio flauto della notte:
pensa all’oscuro
gemello rosseggiare
a Vienna e Madrid.
Metti a mezz’asta la tua bandiera,
memoria.
A mezz’asta
per oggi e per sempre.
Cuore:
fatti conoscere anche qui,
qui, al centro del mercato.
Gridalo, lo Schibboleth,
nella patria estraniata:
Febbraio. No pasaran.
Einhorn:
tu ben conosci le pietre,
ben conosci le acque,
vieni,
io ti porto laggiù,
ti porto alle voci
di Estremadura.

Giovanni Pascoli – X Agosto

Giovanni Pascoli

X Agosto

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce,
che tende quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito,
addita le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Franco Fortini – Dopo una strage

Franco Fortini
Dopo una strage

da Lu Hsun
Le notti lunghe di primavera le passo ormai
con moglie e figlio. Fragili alle tempie i capelli.
Vedo in sogno imprecise lacrime di una madre.
Sulle mura hanno mutato le grandi bandiere imperiali.
Vite di amici diventano spettri, non resisto a vederle.
In ira contro siepi di spade cerco una piccola poesia.
Non lamentarsi. Chino il capo. Non si può scrivere più.
Come acqua la luna illumina la mia veste oscura.