La Repubblica Partigiana di Cogne – 1 –

Storia della Repubblica Partigiana di Cogne

Tra il 7 luglio e il 2 novembre 1944, a Cogne in Valle d’Aosta, si costituì una Repubblica Partigiana inspiegabilmente sottovalutata dalla storiografia ufficiale.

Per quanto non sia stupefacente che quella straordinaria stagione sia stata trascinata in una corrente di colpevole indifferenza, rimane il desiderio di tentare la risalita, nuotando contro, come fanno i salmoni. Quanto segue intende far parte di questo tentativo.

Dalle testimonianze raccolte, per cominciare, si desume che l’occupazione di Cogne del 7 luglio 1944 da parte delle forze partigiane , fu  organizzata scrupolosamente con l’indispensabile volontà e la personale abnegazione dell’ing. Franz Elter, allora direttore centrale della Soc. Naz. An. COGNE, (allora, la principale industria siderurgica integrale italiana),  la collaborazione delle maestranze della COGNE, e l’indispensabile sostegno di buona parte della popolazione, senza il quale nulla di ciò sarebbe stato possibile.

Vennero accumulate fin dal ’43, e messe da parte, scorte alimentari e altro materiale, come vestiario, esplosivi etc. etc, che avrebbero dovuto garantire l’auto sostentamento delle truppe partigiane per lungo tempo. Di questo discreto e massiccio lavoro da formiche ci sono testimonianze frammentarie e in qualche modo indirette, come di qualcosa che sta sullo sfondo…

Un testimone è Guglielmo Carrara classe 1932, allora dodicenne, che ricorda “un gregge di pecore proveniente da Champorcher,” ma è l’unico testimone in proposito. Suo fratello maggiore era partigiano. Entrambi vivevano a Cogne, dove il padre era stato minatore. E’ probabile che un gregge di pecore sia transitato tra il villaggio minerario di Colonna e Champorcher attraverso il Col Fenêtre, ma non sappiamo quante volte sia successo né esattamente in che direzione fosse diretto il gregge; Guglielmo lo ha messo in relazione, a distanza di settant’anni, con gli accadimenti successivi e, per esempio, del vettovagliamento in favore della banda partigiana di Pedro, operante a Champorcher, parla anche l’ing. Elter come segue: “Il 25 giugno 1944, unitamente al sig. Marchionni Luigi, capo servizio alla Miniera di Cogne, mi incontrai nell’alta valle di Champorcher con l’Avv. Artom, Commissario Civile della banda di Pedro, per concretare un servizio di informazioni e rifornimenti in favore di questa banda.”

Dei rifornimenti avrebbe potuto far parte un gregge di pecore? A questo proposito Piero Elter, uno dei figli di Franz,  tra i partigiani più giovani a Cogne – aveva solo sedici anni – esclude che del lavoro di approvvigionamento avesse fatto parte un gregge di pecore, doveva trattarsi – dice – di una macellazione per la mensa di Colonna: “Probabilmente si tratta di un gregge di pecore effettivamente comprate dalla COGNE (mi sembra nell’estate ’43 ma non ne sono sicuro) che venivano macellate per la mensa di Colonna. Non so se una parte di queste pecore sia finita davvero dai partigiani di Champorcher, ma mi sembra improbabile”.

Questa lunga premessa sulla testimonianza di Guglielmo è per sottolineare l’importanza delle testimonianze dirette per cercare di farsi un’idea dell’aria che altri hanno respirato. Franz Elter scrive di suo pugno in uno dei suoi brevi e concisi memoriali (cinque in tutto) di essersi preoccupato “fin dall’aprile del ’43” di accumulare esplosivi e altro materiale traendolo dai magazzini della COGNE. In parte per rifornire la banda Léxèrt che operava a Fenis, in parte per effettuare sabotaggi alle vie di comunicazione in vari punti della valle “ad alcuni dei quali partecipai io stesso”.

Ma buona parte del materiale era trasportato agli stabilimenti di Colonna (a 2500 mt di altitudine) con prudenza e a intervalli regolari. Sarebbe interessante ricostruire con esattezza questa parte della storia. Il 29 giugno, a pochi giorni dalla concretizzazione finale del piano, quando tutto ormai era pronto salì a Cogne un gruppo di militi tedeschi al comando del ten. Reitch allo scopo di presidiare la miniera timorosi di sabotaggi ai danni dell’industria bellica tedesca, a cui era ormai destinata la produzione della miniera di ferro Cogne.

Soltanto il giorno prima Elter e Marchionni si erano incontrati con “Mésard“ – il cap. degli alpini Cesare Ollietti – e altri membri della sua banda a Acque-fredde per definire l’immediata occupazione di Cogne tramite ferrovia, mediante il trenino del Drinc. Ciò che avvenne attiene al campo dell’imprevedibilità degli incontri e determinò quell’incredibile compromesso tra la dirigenza della COGNE (Elter) i tedeschi (ten. Reitch) e la Resistenza (Mésard), che si concretizzò nella Repubblica di Cogne.

Racconta Franz Elter nel suo memoriale: “…Senonché il 29 giugno, il Comando di piazza germanico di Aosta inviava a Cogne un presidio di gendarmeria a protezione della miniera. Feci allora presente al tenente Reitch, ufficiale germanico di sorveglianza presso la COGNE, che ritenevo questa misura nociva al buon andamento della miniera in quanto che gli operai e la popolazione vedevano in ciò l’intenzione di una deportazione degli uomini in Germania e sarebbero state da prevedersi delle diserzioni dal lavoro. L’ufficiale si persuase facilmente del mio punto di vista e a sua volta persuase il comando di piazza a ritirare il presidio, ciò che avvenne il 1° luglio 1944.”

Più di un documento descrive questo episodio. Lo stile è scarno, essenziale e privo di enfasi, ma pieno di implicazioni interessanti. Intanto la persuasione: come poteva un ufficiale tedesco persuadersi facilmente se non perché già personalmente in qualche misura persuaso? Reitch, pare, era un militare tedesco, ma non era un nazista, non era un uomo violento e certamente Elter consapevole della prossima occupazione dovette trovare il modo e gli argomenti giusti per convincerlo a ritirarsi, mettendocela tutta.

Purtroppo di questo non c’è altra testimonianza oltre i suoi concisi memoriali, ma appare lecito immaginare un comune sentimento pacifista e un forte senso di responsabilità che li portò facilmente a un accordo. Poi si parla di fondato timore per le deportazioni di manodopera e materiale. Questo era stato annunciato dal regime dopo gli scioperi di febbraio assieme alla pena di morte per gli agitatori politici e i partecipanti ad azioni politiche o di sabotaggio, minaccia che conferma la fondatezza del timore. Vennero dunque i partigiani il 7 luglio, prendendo il trenino ad Acquefredde e raggiungendo Epinel e Molina.

Sempre Elter annota: “… Nella notte dal 6 al 7 luglio la valle di Cogne fu occupata dai partigiani che predisposero subito un forte posto di blocco al ponte di Chevril. Il ponte di Chevril fu subito minato ad opera di una squadra di minatori … “. Lo stesso ponte verrà fatto saltare il giorno della battaglia di Cogne – il 2 novembre 1944 – da un soldato tedesco disertore, entrato nelle file partigiane, che si chiamava Herzberg, insieme al giovanissimo partigiano Sergio Mancini , come si vedrà in seguito. Questo è il ricordo di Orsetta Elter, figlia di Franz: “Papà quel giorno era ad Aosta, come il solito, e ha avuto la felice intuizione di non fare la strada abituale per venire a Cogne, ma di passare per Gressan (allora nessuno ci passava in macchina). A Sarre, al bivio per Cogne, si è poi saputo che l’aspettavano per arrestarlo. La COGNE l’ha licenziato in tronco. Più tardi abbiamo saputo di una predica del vescovo di Aosta aspra nei confronti di papà e della taglia di un milione posta sopra la sua testa.” (Orsetta Elter, Memorie, F.lli Pozzo Editore).

Il sig. Cristofori era capo servizio amministrativo delle miniere ad Aosta e mantenne attivo un servizio di telefonia con gli uffici di Cogne, che permetteva a Elter e perciò ai partigiani di essere costantemente informato. Telefonista a Cogne era Aurora Martinetto, che avrebbe poi sposato  Maina, impiegato alla COGNE e attivista comunista; racconta di aver pagato, dopo la guerra, assieme a suo marito, le posizioni prese allora. Sul suo ruolo al telefono ha sempre mantenuto  il riserbo imparato allora: “Dopo la battaglia di Cogne io avevo un fascista sempre vicino, a controllare il telefono. L’ufficio era sopra lo spaccio, vicino al laboratorio dei chimici per il controllo del minerale. Loro controllavano le telefonate e perciò il dottor Elter ha avuto dei problemi…” ( testimonianza di Aurora Martinetto). Cristofori fece sapere da Aosta che il tenente Reitch a seguito dell’occupazione intendeva attaccare militarmente con quindici uomini soltanto.

Elter allora, d’accordo con il Comando partigiano  invitò Reitch a salire a Cogne in “abiti civili” per rendersi conto di persona dei rischi di quell’intervento e garantì per la sua incolumità e per il suo ritorno ad Aosta. “Il tenente Reitch a mezzo dell’interprete sig. Ermanno Favre che era pure dei nostri e più tardi raggiunse il presidio di Cogne come partigiano, fu facilissimamente persuaso a non agire. Egli non domandava di meglio. Si presentò la sera stessa al nostro posto di blocco di Chevril in abito civile. Fu accompagnato a Cogne dove contemplò alquanto interdetto il perfetto apparato militare della piazza e l’abbondanza del vettovagliamento, manifestò apertamente la sua soddisfazione di non averci attaccato con le armi. Dopo essere stato abbondantemente rifocillato fu rimandato incolume ad Aosta…. Il mio scopo era di evitare un immediato conflitto armato in modo che il presidio partigiano di Cogne avesse tempo di organizzarsi e fortificarsi. L’esito di un tale conflitto sarebbe indubbiamente stato favorevole ai partigiani date le esigue forze di cui disponeva il Reitch e volevo evitare la probabile uccisione di questo ufficiale che si era sempre comportato da galantuomo. Era inoltre convenuto col comando dei partigiani, e più tardi fu pure convenuto col CLN regionale, che la miniera avrebbe continuato a funzionare con ritmo produttivo ridotto. Questa misura era infatti opportuna perché la miniera fosse regolarmente approvigionata di viveri e di esplosivi di cui avremmo potuto disporre sotto il mio controllo per l’alimentazione delle truppe partigiane e per uso bellico. Inoltre era necessario fornire minerale agli stabilimenti siderurgici di Aosta per scongiurare la probabile deportazione in massa di tutta la maestranza in caso di arresto della produzione.”

Segue

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 22 aprile 2015, in Racconti partigiani con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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